· Città del Vaticano ·

Messico quarto al mondo per numero di morti

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I positivi al covid-19 sono arrivati alla soglia dei trecentomila

13 luglio 2020

Il Messico è diventato il quarto Paese al mondo con il maggior numero di morti per cause riconducibili al covid-19, superando ieri l’Italia in questa drammatica graduatoria. Il numero complessivo dei decessi nel Paese ha superato quota 35.000 e quello dei contagiati è praticamente vicinissimo alla soglia delle trecentomila unità, esattamente 299.750 casi confermati. Stando a quanto riferito dalle autorità sanitarie messicane nelle ultime 24 ore sono stati registrati 4.482 nuovi casi e 276 vittime.

Città del Messico continua a registrare la maggior parte dei casi nel Paese. Con 57.674 casi ha praticamente un quinto dei contagi del Paese. Lo Stato del Messico, quello di Tabasco e le città di Puebla e Veracruz sono le altre aree più colpite dal covid-19.

Inoltre, al momento, il Messico ha 2.287 decessi sospetti che sono in attesa di un riscontro sulla causa di morte, e quasi 75.000 casi sospetti di persone che devono essere testate.

Ma il presidente Andrés Manuel López Obrador ieri, in un videomessaggio, ha dichiarato che «la pandemia sta diminuendo, sta perdendo intensità» e che la sua nazione riuscirà a superare questo brutto momento causato dall’emergenza sanitaria. Nonostante la scorsa settimana per tre volte nel Paese ci siano stati record di contagi giornalieri, López Obrador ha riferito che solo in nove dei 32 stati del Paese «c’è un aumento delle infezioni», dicendosi poi soddisfatto per la strategia del suo governo nel cercare di evitare una saturazione degli ospedali.

Nel messaggio, il presidente ha nuovamente invitato la popolazione ad adeguarsi alla nuova realtà, rispettando il distanziamento e le misure di prevenzione e igiene dettate dalle autorità, ed evitando gli assembramenti. Ha poi ricordato che il governo da lui diretto ha l’obbligo di mantenere l’equilibrio, tra la cura della salute dei messicani e il recupero dell’economia. Il paese, a partire dal 1° giugno, ha avviato un sistema per permettere riaperture modulate sulla portata del contagio.

Poi ha insistito su quella che ha definito «l’altra pandemia», quella dell’allarmismo che persiste e che è alimentata da alcuni organi di stampa. Secondo il presidente infatti nel Paese è partita una campagna denigratoria contro il sottosegretario alla prevenzione e promozione della salute, Hugo López-Gatell, designato dal ministero come responsabile della task force per l’emergenza sanitaria nel Paese. «Lo attaccano in modo permanente, sono molto disperati perché ciò che si aspettavano non è accaduto», ha detto il presidente riferendosi a López-Gatell. Da alcuni sondaggi sembrerebbe che il 62 per cento dei messicani non sia soddisfatto del suo operato nel fronteggiare la diffusione del virus.

L’ex ministro della sanità Salomon Chertorivski, che ha ricoperto l’incarico dal 2011 al 2012, ha dichiarato nei giorni scorsi che il governo ha riaperto troppo presto l’attività economica prima di soddisfare i criteri stabiliti a livello globale per attuare la ripresa delle attività produttive. Ha aggiunto che il Messico potrebbe dover imporre nuove misure di quarantena.