· Città del Vaticano ·

Lo strumento geniale

Una scena del film «The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore» (2012)

«Come ordinare una biblioteca» di Roberto Calasso

10 luglio 2020

Fra i generi letterari sapienziali, quali la profezia e il saggio critico, si trova la riflessione sui libri, divisa a sua volta in un filone contenutistico ed uno strutturalista. Al primo vanno ascritti testi quali Una biblioteca della letteratura universale di Hermann Hesse o I 100 libri che rendono più ricca la nostra vita di Piero Dorfles, al secondo tutto quello che riguarda il possesso e la conservazione dei libri, come Del furore d’aver libri di Gaetano Volpe o La biblioteca scomparsa di Luciano Canfora, fino a La custode di libri di Sophie Divry, sul confine incerto tra saggistica e narrativa. Siamo nel territorio della passione per l’oggetto, che rifiuta di rinunciare alla concretezza, alla fisicità, alla materialità dello strumento. L’appassionato di musica apprezza le qualità possedute dagli strumenti attraverso i quali essa viene suonata, riconosce i timbri, le vibrazioni legnose e quelle metalliche, così chi ama i libri vuole leggere testi interessanti, belle storie, approfondimenti brillanti, e nello stesso tempo ascoltare il fruscio della carta, percepire il suo profumo, annotare i margini a matita e invadere i risguardi di commenti. A questo filone appartiene Come ordinare una biblioteca di Roberto Calasso (Milano, Adelphi, 2020, pagine 127, euro 14), che raccoglie quattro saggi dell’autore, il principale e più lungo dei quali è destinato al tema che fa da titolo al volume.

L’argomento è in realtà sfuggente, dato che dall’ambito strutturalista tende per sua natura a invadere quello contenutistico. In che modo ordinare dei libri se non per soggetto, per materia, oppure rinunciando del tutto ad essi per accettare l’anonimato tematico costituito dall’ordine alfabetico per autore, baluardo incrollabile, dietro al quale rischiano di nascondersi le opere tecniche, le ricerche pur metodiche condotte da personaggi non di primo piano che sono state acquistate, lette con piacere e per questo conservate, nelle quali il riferimento prevalente è all’oggetto dello studio. Magari un grande letterato dalle cui opere sarebbe ingiusto separare un contributo al loro approfondimento. Calasso è perentorio «inevitabile in alcune zone, l’ordine alfabetico diventerebbe letale se applicato a tutte». Perché non ci sono dubbi che ogni biblioteca ha una propria geografia, unica e irripetibile, sempre in movimento, nota solo dal suo proprietario, che ne pantografa interessi, curiosità e aspirazioni. Pontiggia diceva che non possedeva i libri che aveva letto, ma tutti quelli che gli sarebbe piaciuto riuscire a leggere nel corso di una vita ideale di lettore. Ovviamente interminabile.

E che dire delle collane, nella creazione delle quali gli editori italiani sono maestri. Calasso afferma, a ragione, che la presenza dei loro volumi ordinati in falange sugli scaffali di una biblioteca racconta del padrone di casa molto più di ogni altro genere di segnali autobiografici sparsi in giro. Il breve saggio conclusivo, una dozzina di pagine, è dedicato alla controparte della biblioteca, ossia la libreria, il luogo dove si va in cerca delle prede che arricchiranno gli scaffali. In esso Calasso dichiara la propria fede nella sopravvivenza del libro, lo strumento di lettura geniale, inventato attorno al quarto secolo, in sostituzione degli scomodi rotoli, mai superato nelle prestazioni, e si abbandona poi a una sorta di sogno, relativo a una modalità di offerta dei volumi da parte di illuminati commercianti. Auspica l’introduzione di una zona nella quale ogni vero libraio presenterebbe una selezione personale di opere caratterizzate dalla qualità letteraria, indifferente alla indicazione di genere come comunemente intesa. In parallelo sarebbe saggio abolire tutto lo spazio concesso ad altri prodotti, ambito nel quale l’e-commerce risulta imbattibile, e dotarsi invece di comode poltrone e divani, dove sfogliare i libri con comodo prima di acquistarli. «L’importante — conclude Calasso — è che il lettore possa trovare facilmente i libri che cercava e scoprire quelli che non sapeva di cercare».

di Sergio Valzania