· Città del Vaticano ·

I giovani di Bruxelles costretti a rinunciare al viaggio a Lourdes si metteranno al servizio dei disabili

«Let’s move together» pellegrinaggio alternativo

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04 luglio 2020

«Let’s move together», mettersi in cammino tutti insieme al servizio dei più deboli: è il nome del pellegrinaggio alternativo organizzato dalla pastorale giovanile dell’arcidiocesi di Malines-Bruxelles, in Belgio, dal 18 al 23 agosto, periodo in cui di solito  i ragazzi si recano al santuario mariano di Lourdes, in Francia. Quest’anno, a causa della pandemia di coronavirus, l’evento non si potrà tenere nelle forme consuete. Ecco, allora, l’idea alternativa: porsi al servizio dei disabili e delle persone più fragili all’interno del territorio diocesano. Si tratterà di un pellegrinaggio “da fermi” il cui obiettivo, però, resterà lo stesso: portare aiuto, conforto e vicinanza spirituale a chi è in difficoltà.

«La pandemia globale che viviamo ha costretto tutte le diocesi belghe a cancellare i pellegrinaggi a Lourdes quest’estate — spiega a “L’Osservatore Romano” don Emmanuel de Ruyver, responsabile del servizio della pastorale dei giovani del Brabante Vallone — ma la nostra creatività non rimane confinata. Abbiamo raccolto tutti gli ingredienti che avevano costituito la proposta iniziale e abbiamo messo in atto una nuova proposta che ci porterà da Bruxelles al santuario mariano di Beauraing». In particolare, prosegue il sacerdote, «i giovani tra i 12 e i 30 anni avranno l’opportunità di prendersi cura dei disabili per i quali andare a Lourdes era la loro unica vacanza. Abbiamo individuato vari modi per esprimere la nostra solidarietà: visite e attività a casa e nelle istituzioni in cui risiedono, telefonate, invio di cartoline e altre intenzioni, tempi di discussione e preghiera, eccetera».

Prima di tutto bisogna prendere contatto con chi potrebbe essere interessato da questo progetto. Olivier Dekoster, impegnato nella pastorale giovanile dell’arcidiocesi di Malines-Bruxelles, racconta: «Stiamo chiamando tutte le persone invalide che negli ultimi anni hanno partecipato ai pellegrinaggi a Lourdes per vedere se sono d’accordo nell’accoglierci tramite un contatto telefonico e altri canali da trovare. L’idea è di essere al loro servizio. Lourdes è più che un viaggio, è un motivo di rigenerazione; ci impegniamo affinché i diversamente abili abbiano il primo posto. Noi siamo in secondo piano». Naturalmente i giovani vivranno anche momenti di condivisione, insegnamento, divertimento, preghiera e celebrazione. Oltre al progetto di pellegrinaggio questa estate, aggiunge don Emmanuel de Ruyver, «sono emerse molte nuove iniziative di solidarietà: mobilitazione dei membri dei movimenti giovanili per scrivere messaggi alle persone nelle case di riposo con le Piccole Sorelle dei Poveri, aiuto logistico ai capi scout per montare le tende fuori dagli ospedali, cori e seminaristi delle parrocchie che si recano nelle case di cura per animare i canti pomeridiani per i residenti».

Da ricordare che il pellegrinaggio «Let’s move together» non è la prima attività messa in campo dalla Chiesa cattolica belga per accompagnare i giovani in tempo di pandemia: già a marzo, ad esempio, la pastorale della gioventù del Brabante Vallone aveva lanciato un’inedita iniziativa virtuale per accompagnare i ragazzi, costretti alla quarantena nel loro cammino di fede. È nato così il progetto Challenges, ovvero due appuntamenti settimanali di riflessione: con il primo i partecipanti sono stati invitati a vedere e a commentare uno dei centocinquantuno film messi a disposizione sul sito internet www.outilspjbw.be; con il secondo hanno potuto condividere le loro riflessioni su determinate tematiche, come per esempio la salvaguardia del creato. Il progetto si è svolto sui social-network, sempre a causa dell’emergenza sanitaria.

Sugli insegnamenti di questa esperienza di vita segnata da una crisi sanitaria di estrema virulenza, don Emmanuel invita a riflettere e a chiedersi quale sia la specificità cristiana in questo post covid-19: «La cura del corpo è stata essenziale — commenta — ma questa preoccupazione unilaterale per la salute fisica potrebbe aver messo in disparte la salute spirituale dei nostri contemporanei. Ora, penso che la cura dell’anima, la cura della dimensione spirituale che è anche costitutiva dell’essere umano, sia la specificità dei cristiani e della Chiesa. Qui è dove il mondo ci aspetta!».

Dal canto suo il pellegrinaggio a Lourdes in particolare «esprime la pienezza di questa cura integrale per donne e uomini, cura del corpo e dell’anima, per gli adulti e i giovani, per i più avvezzi come per i meno capaci».

Il sacerdote belga, che accompagna anche le coppie e le famiglie del Brabante Vallone, ha notato inoltre che «la distanza fisica ci ha reso più consapevoli che il mondo digitale è uno strumento prezioso che ci permette di raggiungere persone che si sono allontanate dalla fede, di toccare le periferie esistenziali del nostro mondo». Nella parrocchia San Giovanni Battista di Wavre, città di 30.000 abitanti della provincia di Brabante Vallone in cui Emmanuel si trova, «abbiamo implementato gli strumenti digitali (canale dedicato su YouTube, Facebook, Newsletter) che continueremo a utilizzare in un modo o nell’altro perché ci hanno permesso di comunicare più ampiamente, di avvicinarci e testimoniare la vicinanza di Dio a tutti gli uomini».

Tracciando per il nostro giornale il volto della gioventù in Belgio,  don Emmanuel osserva che «in generale i ragazzi sono impegnati e senza complessi, generosi e preoccupati per il bene comune; a loro piace essere attori nel panorama della Chiesa belga e trovare il loro posto lì, anche se non è sempre facile. Come prete — prosegue — vedo quanto sia importante offrire loro delle cose, ma soprattutto attingere dalla personale genialità per accompagnarli nella realizzazione di progetti pastorali. Perché saranno loro i futuri leader degli altri giovani sulla via della fede». A livello più globale, i giovani belgi di oggi «non hanno molte conoscenze sulla fede e per questo motivo non hanno necessariamente dei pregiudizi sulla Chiesa. I ragazzi si pongono molti interrogativi, sul senso della vita, sulla ricerca della felicità;  sono essi molto spesso a porre la questione di Dio al centro della discussione quando li incontro. Hanno bisogno di sentire la nostra vicinanza, come testimoni, per ascoltarli, stimolarli e aiutarli  a crescere nella “questione di Dio”», conclude il responsabile della pastorale giovanile per il Brabante Vallone.

di Charles de Pechpeyrou