· Città del Vaticano ·

La ricostruzione della casa comune

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Laboratorio - Dopo la pandemia

17 luglio 2020

«L’umanità possiede ancora la capacità di collaborare per costruire la nostra casa comune» (Esortazione apostolica post-sinodale Laudato si’, n. 13)

Il valore delle parole non si può misurare in modo atemporale, o perso nello spazio concettuale, e neppure svuotato di profondità spirituale. Se questo avviene, si corre il rischio che persino le parole più belle restino rinchiuse nel carcere delle idee, senza poter creare il bene, e soprattutto renderlo reale. Ciò è particolarmente necessario nell’ermeneutica della Parola di Dio e imprescindibile in momenti di crisi.

In questo tempo di pandemia, e iniziando a visualizzare come sarà il mondo dopo il covid-19, le parole “nuova normalità” vengono solitamente usate senza le specificità semantiche sopracitate. Di conseguenza si corrono almeno due rischi importanti d’interpretazione e di azione. Da un lato questa frase alla moda si può intendere come un ritorno alla vita di prima della pandemia, assimilabile a un “non è successo nulla”. Dall’altro, cosa ancor peggiore, può essere banalizzata come un mero “gattopardismo” dove cambia solo l’apparenza perché nulla di profondo cambi veramente. In entrambi i casi, aggiungeremo alla crisi del coronavirus la pandemia dell’insensatezza delle opportunità perdute.

Questa crisi sanitaria mondiale ha anche mostrato una serie di malattie sociali, culturali, economiche, climatiche, umane e persino religiose. Essendo malattie sistemiche, dovranno decostruirsi, data la loro provata fragilità, per ricostruirsi in un mondo più sano e con un’altra normalità di vita, giustizia, equità e pace.

Non a caso nell’ordine del discorso della montagna, san Matteo pone la parabola dei due costruttori alla fine (cfr. Mt 7, 24-27). In quel racconto le due case costruite sono a prima vista identiche, ma in termini di profondità spaziale e spirituale sono drammaticamente diverse. Solo il vento, la pioggia e i fiumi che straripano ne mettono tragicamente in evidenza le differenze. La chiave dell’ingegnoso racconto di Gesù sta nel lavoro e nella parresia di uno dei costruttori che cerca un luogo solido su cui realizzare la sua opera, contrariamente all’altro che privilegia l’“apparire” rispetto all’“essere”. In termini relazionali, con il primo discorso del Vangelo la chiave ermeneutica si esprime nell’uguaglianza, poiché entrambi ascoltano la Parola di Cristo, ma anche nell’abisso delle conseguenze, poiché solo uno è disposto a metterla in pratica.

Nei tempi del post-pandemia i venti dell’uomo abbatteranno la tavola dei vulnerabili di tutto il mondo, i fiumi della disoccupazione e della sottoccupazione scalzeranno le fondamenta dell’economia personale e le piogge della crisi macroeconomica inonderanno soprattutto la casa dei paesi che già avevano perdite finanziarie. Occorre lavorare a un cambiamento del sistema per la ricostruzione, bisogna ripensare le variabili socioeconomiche di un mondo malato, sono necessari coraggio e impegno per operare in profondità al fine di evitare nuove catastrofi.

La citazione della Laudato si’ di Papa Francesco che introduce questo articolo ci dice che il nostro pianeta si può ricostruire con altri sistemi capaci di approfondire i valori trascendenti e incarnare un’umanità sanamente equilibrata. Di fatto noi possediamo ancora la capacità di collaborare per costruire, e in questo caso per ricostruire, la nostra casa comune!

Il Signore della Parola che si è fatta carne ci darà la forza, l’unione e la convinzione per realizzare questo compito. Così come ci dice Papa Francesco nella sua Esortazione apostolica post-sinodale Querida Amazonia, nel paragrafo in cui ci esorta a trovare la passione per costruite per e con il regno del Signore : «Come cristiani, ci unisce tutti la fede in Dio, il Padre che ci dà la vita e ci ama tanto. Ci unisce la fede in Gesù Cristo, l’unico Redentore, che ci ha liberato con il suo sangue benedetto e la sua risurrezione gloriosa. Ci unisce il desiderio della sua Parola che guida i nostri passi. Ci unisce il fuoco dello Spirito che ci spinge alla missione. Ci unisce il comandamento nuovo che Gesù ci ha lasciato, la ricerca di una civiltà dell’amore, la passione per il Regno che il Signore ci chiama a costruire con Lui. Ci unisce la lotta per la pace e la giustizia. Ci unisce la convinzione che non si esaurisce tutto in questa vita, ma che siamo chiamati alla festa celeste dove Dio asciugherà ogni lacrima e raccoglierà quanto abbiamo fatto per coloro che soffrono» (n. 109).

di Marcelo Figueroa