· Città del Vaticano ·

La madre della preghiera

William Congdon, «Natività» (1965, particolare)

Rileggendo John Henry Newman

10 luglio 2020

«Lei ha più di ogni altro, più degli angeli e dei santi, la grande, vittoriosa forza della preghiera. (…) Quando lei difende la Chiesa, né altezza o profondità, né uomini cattivi o spiriti del male, né grandi monarchi, né astuzia di uomo, né violenza di popolo possono fare del male. Veramente Maria è la Vergine potente». Poche righe (tratte dalle Meditazioni per il mese di maggio) che racchiudono con forza e precisione il pensiero, l’amore e la fede di John Henry Newman nei confronti di Maria. Dove tra i tanti appellativi che le rivolge spicca il radicale Vergine “potente”.

È enorme l’opera pubblicistica che il cardinale inglese canonizzato nel 2019 da Papa Francesco ci ha lasciato, opera che da decenni l’editore Jaca Book sta rieditando: comprese le trascrizioni dei famosi Sermoni, sia anglicani che cattolici. Gli ultimi titoli riproposti al pubblico italiano sono Maria. Lettere, Sermoni, Meditazioni (2020, pagine 220, euro 16) e Sulla preghiera (2020, pagine 160, euro 16), entrambi tradotti e curati da Giovanni Velocci. Libri ricchissimi di spunti, pieni di richiami e fili che vanno dall’uno all’altro testo, imponendo al lettore uno stimolante e continuo rimando tra i due. Anche grazie alle dense note e ai testi del curatore che accompagnano saldamente chi si accosta alla lettura.

Innanzitutto Maria, dunque, riferimento obbligato per uno dei maggiori pensatori cristiani che si è concentrato soprattutto sull’evento dell’Incarnazione. L’interesse per il mistero della Madre di Dio ne è infatti la naturale conseguenza, un mistero studiato con accentuazioni diverse — sempre all’interno di un approccio biblico, storico e patristico — nel periodo anglicano e in quello cattolico seguito alla conversione, avvenuta nel 1845. Se, come scrive Velocci, raccogliendo dall’opera letteraria di Newman i pensieri, i riferimenti, le disposizioni più dettagliate, si potrebbe costruire un vero trattato di mariologia, quel che risulta è comunque una sintesi personale che fa rivivere Maria nei momenti più importanti della sua esistenza. La Vergine è in tutta la storia della salvezza: nel pensiero di Dio, nell’esistenza di Gesù, nella missione della Chiesa e nell’esistenza degli uomini.

Meditazioni, riflessioni, analisi, commenti e domande. Soprattutto tante domande, capaci di suscitare interrogativi che chiamano il lettore a confrontarsi con la storia e il quotidiano personale e della comunità Chiesa. «Se è veramente la beata Vergine — scrive sempre Newman (questa volta nella Lettera a Pusey) — colei che la Sacra Scrittura rappresenta come vestita di sole, coronata da dodici stelle, e con la luna come sgabello dei suoi piedi, quale grandezza e quale gloria non le può essere attribuita? E cosa dobbiamo dire di coloro che, per ignoranza, rifiutano la voce della Bibbia, la testimonianza dei Padri, le tradizioni dell’Oriente e dell’Occidente, e parlano e agiscono con disprezzo verso colei che il Signore si è compiaciuto di onorare?».

L’ultimo volume appena riproposto da Jaca Book presenta invece gli scritti relativi a quella che fu l’occupazione preferita di John Henry Newman; quella che ne scandì le ore e i giorni, assumendo aspetti nuovi nelle fasi successive della sua vita, accompagnandolo e confortandolo. Anche qui, tra differenze e continuità.

In particolare dopo l’ingresso nella Chiesa cattolica la preghiera assume per Newman un’altra tonalità. «Diventò più semplice, più fiduciosa, si direbbe più popolare — scrive Velocci — esprimendosi nelle pratiche e negli esercizi devoti della pietà cattolica».

Gli scritti dissetano chi vi si accosta, a riprova della illuminante decisione di Newman di non tenere chiusa in sé un’esperienza così importante, ma di farne oggetto di riflessione, per comprenderla meglio, e di condivisione, per portarla alla conoscenza di altri. Un’elaborazione — nota sempre Velocci — attraverso la quale il cardinale non si limita a rivelare i suoi sentimenti personali, ma li arricchisce con lo studio di quelle che potremmo chiamare le fonti della sua preghiera: la Bibbia, la Tradizione, soprattutto quella dei Padri, i teologi anglicani del Seicento e il Prayer Book, il libro della preghiera anglicana per tutti i tempi dell’anno.

«Cristo — scrive Newman in un sermone — accoglie alla sua tavola “i poveri, gli zoppi, gli storpi e i ciechi”». Sono la vedova e l’orfano, il malato, il disperato, il devoto, uniti nella preghiera, che costituiscono la forza della Chiesa. Sono le loro preghiere, siano essi pochi o molti, sono le preghiere di Maria e di coloro che la imitano, che danno salvezza a quelli che, come Paolo e Barnaba, affrontano i combattimenti del Signore. «È lavoro perduto alzarsi presto, coricarsi tardi, mangiare il pane del dolore, se le preghiere vengono interrotte. È pura follia, pensare di resistere ai nemici che in questo momento sono alle porte, se le nostre chiese rimangono chiuse e noi diamo alla preghiera solo pochi minuti al giorno». Pura follia, che ha tanto da dire a questo nostro tempo.

di Silvia Gusmano