· Città del Vaticano ·

La curiosità, un passaporto per il mondo

Giuliano Giustarini, «Chiesa» (foto tratta dal sito globhum.net)

Punti di resistenza

18 luglio 2020

Un nuovo corso di laurea triennale in inglese all’università La Sapienza di Roma


«Scopri perché le discipline umanistiche contano, come puoi contribuire a fare la differenza (...). Scegli un obiettivo più grande del semplice conseguimento di una laurea! Contribuisci a cambiare il mondo» si legge sul sito; una scritta che campeggia su uno sfondo coloratissimo, un murale in cui i rami di un immenso albero si intrecciano in un intrico di tralci a spirale, arabescato di fiori, innesti di piante diverse, radici aeree, punti rossi che “bucano” lo schermo attirando l’attenzione del passante del web.

Passante, semplice curioso o aspirante studente che a fondo pagina trova una selezione di bellissime foto prese a prestito dal portfolio di Giuliano Giustarini e di Marianna Ferrara. Siamo nel sito che presenta GlobHum, un network di sostegno al progetto curato dalle studentesse Valeria Giampietri, Valeria Infantino, Ludovica Tozzi e Randa Khalin.

Ma, prima di tutto, che cosa è GlobHum? «È un corso di laurea atipico di Global Humanities dell’università romana La Sapienza — si legge in un forum di discussione, in un post che non lesina superlativi — è un corso che si svolge esclusivamente in inglese e mira a fornire conoscenze e competenze nei campi degli studi umanistici e delle scienze sociali in una prospettiva transculturale».

GlobHum «è aperto a tutti gli studenti (e non solo) italiani e internazionali interessati a comprendere e approfondire i processi di trasformazione delle società contemporanee, e intende formare figure professionali capaci di svolgere attività culturali in istituzioni pubbliche e private, in enti e associazioni attive nel settore della mediazione culturale, della giurisprudenza, della salute pubblica».

Un’idea «semplice e geniale — continua l’autore del commento — perché potrebbe anche aprire corridoi umanitari per giovani che vogliono studiare materie umanistiche in Italia». Mente, ma anche braccio dell’iniziativa (vedremo poi perché, e in che misura) Mara Matta, che insegna Letterature del subcontinente indiano alla Sapienza. Un volto (e una voce) nota agli appassionati di poesia, da quando, due anni fa, ha accompagnato nella sua tournée italiana la poetessa pakistana Kishwar Naheed, presentando un volume di liriche scelte tradotte dall’urdu.

Ghazaal e invettive, canti duri e dolcissimi al tempo stesso, in cui l’autrice brandisce le parole come un’arma di difesa. Tesori letterari celebri in Pakistan ma poco conosciuti in Italia, come i dialoghi e i commoventi paesaggi urbani di Saadat Hasan Manto «l’indiscusso maestro del racconto moderno proveniente dal subcontinente indiano» (parola di Salman Rushdie) e il cantore delle ferite della Partizione su cui Mara Matta ha tenuto qualche giorno fa un reading.

Ma torniamo a GlobHum e alla vastissimo ventaglio dei suoi possibili utenti. «Iscriviti a un corso di laurea con un’anima — si legge nel network che illustra il percorso formativo — Se sei uno studente curioso, ambizioso e aperto, questo corso di laurea triennale ti offre la possibilità di espandere le tue conoscenze in una prospettiva transdisciplinare che va al di là delle tradizionali discipline accademiche. Vieni a scoprire quali sono le sfide etiche, le domande esistenziali e le questioni globali del nostro mondo, per riflettere insieme su cosa significa  essere umani  in un pianeta interconnesso».

L’inglese non è una scelta “facile”, ma è il minimo comun denominatore necessario, perché «se aspettiamo che sappiano bene l’italiano rischiamo di perdere i nostri studenti per strada» spiega Matta forte della sua esperienza sul campo. Mente del corso e braccio in senso letterale «un po’ dolorante in questi giorni di open day “in remoto” praticamente non stop». Tra gli effetti collaterali della Dad, la didattica a distanza c’è anche questo, la mano destra indolenzita dall’uso continuo del mouse. Per chi volesse ulteriori informazioni la stanza virtuale è sempre aperta, sia sul sito supporter globhum.net che nel sito dell’ateneo romano.

di Silvia Guidi