· Città del Vaticano ·

Cambiamento d'epoca

Il macroscopio

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11 luglio 2020

Da quando non solo abbiamo imparato a vedere la realtà come un insieme di dati ma abbiamo anche imparato a collezionarli, i big data, ci siamo dotati di un nuovo strumento di indagine. Tre secoli fa con le lenti concave abbiamo realizzato il telescopio e il microscopio, imparando a vedere il mondo in modo diverso. Microscopio e telescopio costituirono gli strumenti tecnologici con cui la rivoluzione scientifica del ’600 e del ’700 ha ottenuto le sue scoperte. Abbiamo reso visibile l’estremamente lontano — telescopio — e l’estremamente piccolo — microscopio —.

Oggi con i dati abbiamo realizzato un nuovo “strumento” il macroscopio. Con i big data noi riusciamo a vedere in maniera nuova e sorprendente l’estremamente complesso delle relazioni sociali, individuando relazioni e connessioni dove prima non vedevamo nulla. Le ai e il machine learning applicati a questi enormi set di dati sono il macroscopio con cui studiare meccanicisticamente l’estremamente complesso. Spetta a noi capire che tipo di conoscenza stiamo generando. Se questa forma di conoscenza sia scientifica e in che senso sia deterministica o predittiva è tutto da capire. Tuttavia la rivoluzione conoscitiva, come con il telescopio e il microscopio, è già in atto.

Come il telescopio e il microscopio, con la conseguente rivoluzione scientifica, hanno introdotto una nuova epoca nella storia umana, così il macroscopio, la macchina correlativa che trova schemi nei dati, è lo strumento che cambia le nostre credenze sulla realtà. È il macroscopio la fonte d’autorità di questa nuova epoca. La correlazione è la fonte di conoscenza e i dati l’unica fonte di verità per l’uomo di questa nuova cultura correlativa.

Il macroscopio, il computer che macinando dati ci mostra correlazioni e connessioni recondite in gigantesche collezioni di dati, sta cambiando le percezioni più profonde dei nostri contemporanei in una modalità che potremmo definire oracolare e pseudo-religiosa. La vera sfida, però, è far parlare questo nuovo oracolo digitale, capire cosa ci dice. Ci sembra una curiosa coincidenza che una delle maggiori società leader nella catalogazione dei dati e negli strumenti per studiare e gestire i database si chiami Oracle, cioè oracolo.

Se il macroscopio è lo strumento e la cifra di questa nuova epoca, i dati diventano come degli dei per i cultori di questa pseudoreligione del XXI secolo. Sono loro i vati e gli oracoli da interrogare per sapere i segreti che sono nascosti nel nostro futuro. E diviene quanto mai significativo il frammento in cui Eraclito avverte: «Il signore, il cui oracolo è a Delfi, non dice né nasconde, ma significa» (Sulla natura frammento 93). Oggi i dati offerti in modo sacrificale agli idoli delle ai significano, cioè indicano, senza spiegare.

di Paolo Benanti