· Città del Vaticano ·

I Pontefici di san Francesco

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Il 16 luglio 1228 Gregorio IX proclamava santo il “poverello” di Assisi

15 luglio 2020

San Francesco e i Pontefici, legame antico e profondo: nella storia del santo di Assisi si sono affacciati volti, figure, biografie di non pochi Pontefici romani. Primo fra tutti, Innocenzo III, uno dei Papi più illustri della storia della Chiesa. Fu proprio lui, ad approvare la famosa Regola di vita che aveva redatto san Francesco: nel 1209, dopo aver raccolto con sé dodici suoi “seguaci”, il santo di Assisi si reca a Roma, la città di Pietro, per chiedere — umilmente — l’approvazione da parte della Santa Sede del suo Ordo fratrum minorum. Lo scrittore tedesco Hermann Hesse, rievocando il primo incontro tra Francesco d’Assisi e Innocenzo III, avvenuto — assai probabilmente — intorno al 1210, afferma che questo Papa era il «contrario di Francesco quasi in tutto», poiché «non era di indole amorevole e mite» e «non era un pastore tenero», bensì «un lottatore» e «un sovrano impetuoso». Due personalità differenti, due visioni quasi contrarie. Tuttavia, avvenne qualcosa di sorprendente: «Così accadde, quale miracolo del Signore, che allo stesso momento un Papa combattivo salvasse la Chiesa cattolica dall’impotenza secolare e la portasse a nuovo splendore», mentre, «quell’umbro buono e modesto le infondeva un nuovo spirito d’amore». Quell’“umbro” ottenne l’approvazione del Pontefice, dopo non poche esitazioni iniziali. A differenza degli altri ordini pauperistici, Francesco non contestava l’autorità della Chiesa, ma la considerava come “madre” e le offriva sincera obbedienza.

«Onorio, vescovo, servo dei servi di Dio, ai diletti figli, frate Francesco e agli altri frati dell’Ordine dei frati minori, salute e apostolica benedizione. La Sede Apostolica suole accondiscendere ai pii voti e accordare benevolo favore agli onesti desideri dei richiedenti. Pertanto, diletti figli nel Signore, noi, accogliendo le vostre pie suppliche, vi confermiamo con l’autorità apostolica, la Regola del vostro Ordine, approvata dal nostro predecessore Papa Innocenzo, di buona memoria e qui trascritta, e l’avvaloriamo con il patrocinio del presente scritto»: a Onorio III si deve — nel 1223 — la definitiva approvazione della Regola seconda, con la bolla Solet annuere. Questa regola fu redatta con l’aiuto dell’allora cardinale Ugolino d’Ostia, il futuro Papa Gregorio ix. L’opera “diplomatica”, ovviamente era iniziata tempo prima. Ne è testimonianza — e le principali fonti francescane ne parlano — la presenza di san Francesco nella città di Rieti, vicino Roma, per essere a stretto contatto con la Curia di Onorio III, che nella città sabina più volte soggiornò a partire dal 1219. In un momento cruciale per gli sviluppi del suo Ordine, san Francesco cercava a Rieti il consenso del Papa e della sua corte.

Un Pontefice cardine nella storia del “poverello” è stato Papa Gregorio ix che il 16 luglio 1228 canonizzò san Francesco, solo dopo due anni dalla morte. Nello stesso giorno il Pontefice posò la prima pietra della basilica inferiore destinata ad accogliere il “sacro corpo”. Sono passati 792 anni da quella data. Ci rimane una “fotografia” di quel momento a firma di Giotto, nel suo ciclo di affreschi della basilica superiore di Assisi. Purtroppo gravi danni all’affresco hanno cancellato la figura del Papa, che stava presumibilmente nel palco riccamente addobbato. Davanti a lui, un altare recintato da una balaustra con dei ceri: la cerimonia preludeva a una messa celebrata da Gregorio ix in persona. Il noto biografo di Francesco, san Bonaventura, ci narra che Papa Gregorio ix aveva affidato la valutazione della vita e dei miracoli di Francesco «a quelli tra i cardinali che sembravano meno favorevoli», per poter essere il più possibile obiettivo. Ma la santità era così evidente che il parere favorevole fu all’unanimità. L’altro biografo del santo di Assisi, descrive così la scena: «Vescovi, abati e prelati accorrono e si riuniscono, giungendo dalle regioni più lontane della terra; è presente anche un re e grande moltitudine di conti e magnati. (...) Domina al centro il sommo pontefice con la corona sul capo in segno di gloria e di santità. Adorno delle infule papali e dei paramenti sacri allacciati con fibbie d’oro scintillanti di pietre preziose, l’Unto del Signore appare nello splendore della sua gloria». La cerimonia è d’effetto, solenne e si svolge in un silenzio denso di commozione. Lo stesso Pontefice si commuove all’atto di proclamazione: Francesco d’Assisi è santo.

Sono passati 792 anni da quella data. Ma il seme di Francesco è ancora fecondo. Sette anni fa saliva al soglio pontificio un uomo chiamato “dalla fine del mondo”, e sceglieva proprio quel nome. La storia tra Francesco e i Papi non è finita.

di Antonio Tarallo