· Città del Vaticano ·

Cultura dell’accoglienza

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I cristiani britannici contro ogni forma di discriminazione

10 luglio 2020

Serve l’impegno quotidiano dei cristiani per l’accoglienza e contro ogni forma di discriminazione: queste parole sono state ripetute più volte nel corso dell’incontro intitolato «The hostile environment: distrust, discrimination and deprivation», organizzato da Churches together in Britain and Ireland e da Baptist Union of Great Britain. L’evento, che si è svolto in modalità webinar il 7 luglio, fa parte di un percorso per una riflessione ecumenica sulle conseguenze che la pandemia sta avendo nel Regno Unito e in Irlanda riguardo l’accoglienza dei migranti, creando nuove forme di discriminazione, soprattutto nell’accesso all’assistenza sanitaria.

Si tratta di un percorso, in cinque tappe, pensato anche per una valutazione di quanto abbia pesato il clima di intolleranza nel favorire la decisione del Regno Unito di lasciare l’Unione europea; questo clima si è venuto rafforzando nel tempo della pandemia, anche per le difficoltà economiche, mentre si sono moltiplicare le critiche e le proteste di Chiese e organismi ecumenici che hanno denunciato i rischi che questa decisione ha per la costruzione di una cultura dell’accoglienza, priorità per il movimento ecumenico inglese (come è stato ricordato durante il primo incontro di questo percorso, il 23 giugno).

Nel confronto del 7 luglio è emerso quanto si sia sviluppato un «ambiente di ostilità» nei riguardi dei migranti nel corso degli anni; la pandemia, con le sofferenze e le preoccupazioni che hanno colpito la società britannica (tanto più per gli errori commessi nella gestione della pandemia da parte delle istituzioni), ha alimentato questo clima ostile.

Le numerose esperienze — che sono state proposte dal relatore, Robert Beckford, docente alla Queen’s Foundation per gli studi ecumenici di Birmingham — hanno mostrato come la pandemia e la sua gestione abbiano creato nuove discriminazioni, riducendo i diritti per coloro che sono giunti nel Regno Unito in fuga dalla propria patria in cerca di una speranza per il domani; ci sono state denunce di azioni contro i migranti che vanno condivise in nome della giustizia che non deve avere alcun condizionamento di tipo razziale. È tempo che i cristiani sappiano trovare il modo di far sentire la loro voce in difesa di coloro che subiscono, solo per il fatto di essere migranti, violenza ed emarginazione che niente hanno a che vedere con la Parola di Dio. Va riaffermato che questa politica di discriminazione non è altro che una forma di razzismo, la quale non può trovare alcuna giustificazione nel cristianesimo; la denuncia di queste forme di razzismo, che colpiscono i migranti, assume un valore del tutto particolare nel tempo della pandemia che per i cristiani — è stato sottolineato — deve essere inoltre un’occasione per ripensare radicalmente al rapporto tra uomini e donne e dell’umanità con il creato per contribuire all’edificazione di una società diversa da quella attuale.

Per Churches together in Britain and Ireland (che ha fatto, non solo negli ultimi mesi, della battaglia per il diritto di asilo per i migranti uno degli impegni centrali della propria attività, tanto da creare una rete di organizzazioni per il sostegno ai rifugiati), promuovere un percorso sulla costruzione della cultura dell’accoglienza non rappresenta semplicemente un ulteriore gesto concreto contro ogni forma di discriminazione e razzismo, ma costituisce un invito perentorio ai cristiani a testimoniare, insieme, ovunque, la misericordia di Cristo, la giustizia e la pace.

di Riccardo Burigana