· Città del Vaticano ·

Crisi di governo in Somalia

Il luogo di un recente attentato a Mogadiscio (Reuters)

Sfiducia del Parlamento per la decisione di rinviare le elezioni

27 luglio 2020

Crisi di governo in Somalia. Il parlamento del Paese del Corno d’Africa ha sfiduciato ieri con 170 voti su 178 il primo ministro, Hassan Ali Khaire. Una decisione avallata dal presidente della Repubblica, Mohamed Abdullahi Farmajo.

Khaire, 52 anni, nominato nel 2017 da Farmajo tenendo conto di un equilibrio fra le principali etnie del Paese, è stato rimosso con una mozione decisa a sorpresa, dopo che i parlamentari hanno appreso che non erano state organizzate le previste elezioni a suffragio diretto universale per il prossimo anno, le prime democratiche dal 1969. «Quando ha appreso che il governo aveva mancato la promessa di tracciare un percorso chiaro verso elezioni nel 2021 in cui il voto di ogni persona valga uno — ha detto ai giornalisti il presidente del parlamento, Mohamad Mursal — l’Assemblea nazionale ha scelto la strada del voto di sfiducia contro il governo e il suo primo ministro». Il posto di Khaire è stato preso ad interim dal vice, Mahdi Mohamed Guled, mentre Farmajo sceglierà un nuovo primo ministro.

Il sistema elettorale attuale prevede la nomina di deputati di fiducia da parte di delegati; e i deputati successivamente eleggono il presidente. Il governo federale e il suo presidente Farmajo, sostenuti dalla comunità internazionale, controllano a malapena la capitale Mogadiscio e meno della metà del territorio nazionale, dove dal 2008 imperversa la guerriglia dei terroristi islamici di Al Shabaab, collegati ad Al Qaida.

Va detto che in questo momento la Somalia affronta una gravissima emergenza umanitaria dovuta alle inondazioni che hanno colpito gli stati meridionali: oltre 150.000 bambini, sostengono le ong, sono stati costretti a fuggire insieme alle loro famiglie.