· Città del Vaticano ·

Un documento firmato da 114 vescovi di tutto il mondo

Contro gli abusi delle imprese

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07 luglio 2020

Una due diligence obbligatoria della catena di fornitura per fermare gli abusi da parte delle imprese e garantire la solidarietà globale: la chiedono — in una dichiarazione diffusa dal sito in rete della Cidse, rete cattolica di cooperazione internazionale per lo sviluppo e la solidarietà, con sede a Bruxelles — 114 vescovi di tutto il mondo. Con lo scoppio del covid-19, esordisce il documento, «l’umanità si trova ad affrontare una crisi globale senza precedenti. Oltre alla minaccia alla salute pubblica, lo sconvolgimento economico e sociale minaccia le condizioni di vita e il benessere» di tante persone nel lungo periodo. Particolarmente colpiti sono coloro che si trovano più in basso nella catena di fornitura globale, tra cui molte donne. I presuli denunciano che «milioni di lavoratori sono stati mandati a casa senza retribuzione, previdenza sociale o compensazioni».

Il testo è firmato, tra gli altri, dai cardinali Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Luxembourg e presidente della Commissione degli episcopati dell’Unione europea, Charles Maung Bo, arcivescovo di Yangon e presidente della Federazione delle conferenze episcopali asiatiche, e António Augusto dos Santos Marto, vescovo di Leiria-Fátima. Troppo spesso, vi si afferma, «prevale l’interesse privato delle multinazionali, che non riescono a fare dei passi in avanti in termini di solidarietà. Imprese irresponsabili sono state a lungo coinvolte in svariati abusi, evadendo le tasse che potrebbero servire a costruire e mantenere servizi pubblici come ospedali o scuole, inquinando i nostri terreni, l’acqua e l’aria o rendendosi complici di gravi violazioni dei diritti umani in tutto il mondo, come nel caso del lavoro forzato e del lavoro minorile». Questo sistema «basato sul profitto e sulla cultura del consumo e dello scarto» deve essere messo in discussione, «ora più che mai», ribadiscono i vescovi. Per intaccarlo occorre un cambiamento culturale, sociale ma anche legislativo: «Crediamo che le leggi possano riuscire a portare un cambiamento tangibile per le comunità se includono anche un migliore accesso ai rimedi giudiziari per le vittime, al fine di rispettare il dovere di protezione da parte delle imprese, contro fenomeni come l’accaparramento delle terre, le violazioni dei diritti umani, l’uccisione dei difensori dei diritti umani, il lavoro forzato e infantile, la violenza di genere, il degrado ambientale e la deforestazione». Di qui la richiesta concreta a tutti i governi di introdurre nella legislazione una due diligence (dovuta diligenza) per «migliorare le possibilità delle persone colpite di chiedere un risarcimento nei tribunali civili nazionali». La crisi del coronavirus, conclude la dichiarazione, «dovrebbe essere considerata come un’opportunità per costruire un nuovo sistema economico che abbia al centro le persone e il pianeta».