· Città del Vaticano ·

Contagiare il mondo di rinnovata speranza cristiana

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A colloquio con padre Awi Mello

24 luglio 2020

Cinquant’anni non ancora compiuti, padre Alexandre Awi Mello è dal 2017 segretario del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita. Come direttore nazionale del Movimento di Schoenstatt nel suo Paese poté seguire da vicino Papa Francesco nel primo viaggio internazionale del pontificato in occasione della Giornata mondiale della gioventù di Rio de Janeiro. In questa intervista il sacerdote brasiliano racconta a «L’Osservatore Romano» la propria esperienza di quei giorni e parla delle prospettive della pastorale giovanile in questo tempo segnato dalla pandemia.

Dal 22 al 29 luglio 2013, esattamente sette anni fa, la gente del Brasile — la nazione con il maggior numero di cattolici al mondo — poté vedere con i propri occhi il nuovo Pontefice, giunto per celebrarvi quella che fu definita “una Gmg al ritmo di samba”. Lei che è nativo della metropoli carioca, quali ricordi personali conserva con maggior affetto?

Ricordo soprattutto la calorosa accoglienza che il popolo brasiliano e i giovani di tutto il mondo riservarono al Papa. Lui stesso disse di esserne rimasto impressionato. Conservo nella memoria innumerevoli gesti d’affetto tra il Santo Padre e le persone, come ad esempio nell’incontro privato con otto giovani detenuti. In quell’occasione, la sua capacità di ascolto — un ascolto attento, paziente ed empatico — mi colpì profondamente. Significativo per me è stato anche il giorno in cui ho accompagnato il Santo Padre al Santuario mariano di Aparecida. Lì, infatti, ci eravamo incontrati nel 2007 per lavorare insieme durante l’indimenticabile esperienza della quinta Conferenza generale dell’Episcopato latino-americano e dei Caraibi, le cui linee programmatiche segnano ancora oggi il suo pontificato.

Nella prima Gmg di Papa Bergoglio molti rimasero colpiti dall’invito rivolto ai giovani argentini a “fare chiasso”, a “fare confusione”. Secondo lei quella consegna è stata raccolta? Si può parlare di una nuova generazioni di cattolici non più rinchiusi nelle sagrestie ma capaci di uscire verso il mondo come continua a chiedere il Pontefice?

Quell’incontro con i giovani argentini non era previsto e il discorso fu del tutto spontaneo; si vedeva che sgorgava dal suo cuore entusiasta di pastore. In quel periodo lavoravo in Brasile con i giovani e posso assicurarvi che l’invito del Papa fu accolto molto bene. È stato il primo segnale dell’importanza che i giovani avrebbero acquisito nel corso del pontificato. Con la Gmg di Rio e il forte impulso missionario dato ai giovani, il Papa iniziava un cammino, culminato nel Sinodo del 2018 su «i giovani, la fede e il discernimento vocazionale» e nella pubblicazione della successiva esortazione Christus vivit; un cammino che continua a pieno ritmo attraverso tante iniziative nel nostro Dicastero e in tutto il mondo.

Lei che ebbe un ruolo significativo alla Gmg di Rio, avrebbe mai immaginato di essere chiamato poi a organizzarne un’altra nel continente americano: quella a Panamá del 2019?

Fare l’interprete per il Papa in Brasile è stata un’esperienza a dir poco insolita! In realtà non ho avuto molto lavoro da fare, perché il Pontefice comunicava molto bene con i brasiliani e tutti capivano la forza dei suoi gesti e la tenerezza delle sue parole! Non avrei mai immaginato, allora, che avrei collaborato così direttamente nell’organizzazione di un’altra Gmg in America latina, tanto meno che lo avrei fatto dall’interno della Santa Sede. Ma devo dire che, su un piano strettamente personale, l’esperienza panamense ha superato quella di Rio. Lavorare alla Gmg del 2019 è stata una forte esperienza di comunione ecclesiale: la professionalità e la gioia del Comitato organizzatore locale, insieme a una grande apertura e flessibilità, mi hanno segnato in maniera profonda.

Tra i membri del Movimento di Schoenstatt, al quale lei appartiene, è profondamente radicata la devozione alla Madonna. In tale ottica pensa che Francesco sia un Papa mariano?

Non ho dubbi su questo. Più che una semplice devozione, è una vera spiritualità mariana, radicata nel santo popolo di Dio, che segna la visione e il progetto ecclesiale del suo pontificato. Ho avuto la grazia di intervistarlo due volte, di scrivere un libro e una tesi di dottorato su questo argomento.

L’amore del Papa per la Madonna ha a che fare con la visione di una Chiesa in uscita, con la rivoluzione della misericordia e della tenerezza, e con la figura di una Chiesa dal volto femminile e materno, che egli sta promuovendo sempre di più.

Infine una domanda sulla prossima edizione della Giornata mondiale della gioventù che si terrà a Lisbona, in Portogallo, nell’agosto 2023. Inizialmente prevista per il 2022, è stata posticipata di un anno a causa dell’emergenza coronavirus. Ritiene che le limitazioni e l’isolamento imposti per fronteggiare il covid-19 possano allontanare i giovani dalla pratica religiosa?

Credo sinceramente che la pandemia possa essere un’ottima opportunità per far arrivare la proposta cristiana ai giovani in modalità differenti. L’importanza dei legami famigliari e personali, la comunicazione, la cura intergenerazionale, la solidarietà e tanti altri valori evangelici si stanno diffondendo in vario modo in questo particolare periodo.

La Chiesa stessa sta anche imparando a parlare altri linguaggi. Spero che, quando la pandemia sarà superata, la Gmg di Lisbona possa essere una grande occasione per raccogliere le lezioni apprese oggi, offrendo ai giovani di tutto il mondo, la possibilità di incontrarsi di nuovo personalmente per nutrire la loro fede come discepoli e per sentirsi inviati come missionari, in un futuro forse difficile e incerto, dando «spazio alla creatività che solo lo Spirito è capace di suscitare», come dice il Santo Padre. Immagino giovani che, al ritorno nei loro paesi, si sentano chiamati a impegnarsi in nuove forme di ospitalità, fraternità e solidarietà, e che possano “contagiare” le loro comunità di rinnovata speranza cristiana.

di Gianluca Biccini