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Canzoni sul Cammino di san Giacomo

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Così l’Europa si ritrova idealmente unita nella fede comune

24 luglio 2020

Secondo una tradizione medievale dopo la discesa dello Spirito Santo l’apostolo Giacomo il Maggiore avrebbe evangelizzato l’Iberia per poi tornare a Gerusalemme e subirvi il martirio sotto il re Erode. Due discepoli, Teodoro e Atanasio, portarono il corpo in Spagna e lo seppellirono in una località deserta. Otto secoli dopo, nell’823, l’eremita Pelagio vide una stella indicare un luogo preciso. Il fenomeno si ripeté e l’eremita avvisò il vescovo Teodomiro. Insieme si recarono sul posto e trovarono un sarcofago con i resti dell’apostolo. Alcune guarigioni miracolose di infermi confermarono l’aspetto soprannaturale del fatto. Il luogo del ritrovamento fu chiamato campus stellae, da cui poi Compostella, mentre iniziava la costruzione di una chiesa, che nei secoli successivi fu ampliata, fino a raggiungere la grandiosità attuale.

La tomba dell’apostolo divenne presto meta di pellegrinaggi, dalla Spagna prima, dalla vicina Francia e dall’Europa Centrale poi. In tutto il Medioevo il “Camino de Santiago” fu una delle principali mete e i pellegrini vennero da tutta l’Europa.

Sabin Salaberri, noto musicista spagnolo vivente, scrisse “Il Cammino fu il germe di un grande interscambio di idee, linguaggi e costumi (…) ed i pellegrini, andando e cantando per le vie che conducevano a Santiago de Compostela, costruirono in effetti la prima forma di unità europea”. Rilevante fu il contributo dell’abbazia di Cluny in Francia; qui i pellegrini facevano tappa per trovare ristoro ed informazioni.

Molti furono i visitatori illustri, monarchi, vescovi, abati. Spiccano i nomi di Guglielmo il Conquistatore, re d’Inghilterra, e di santa Birgitta, regina di Svezia. Il papa Callisto II (in carica 1119 – 1124) venne a Santiago prima di essere eletto Sommo Pontefice (in seguito nel 1982 papa Giovanni Paolo II visiterà il sacro luogo). Secondo una tradizione non suffragata da documenti storici, anche san Francesco d’Assisi vi si sarebbe recato tra il 1212 ed il 1214.

Nei secoli il pellegrinaggio a Santiago ebbe vicende alterne; dopo una crisi nel XX secolo, conobbe una forte ripresa proprio negli ultimi vent’anni, superando nel 2019 per la prima volta i 300 mila arrivati al sepolcro di San Giacomo.

I canti

“Il canto aiuta nel cammino, se questo è lungo e difficile”. Repertori di canti per la via di Santiago si formarono presto; dapprima in latino, poi nelle varie lingue. Due richiami vi si diffusero: “Ultreia” e “Suseia”. Probabilmente derivati dal Basso Latino significano “Andiamo oltre, avanti” e “Su, in alto” (secondo un’altra ipotesi “Ultreia” verrebbe dalla città di Utrecht, nei Paesi Bassi).

Il Codex Callistinus, un manoscritto del XII secolo, erroneamente attribuito a papa Callisto II, ma in realtà opera del sacerdote Aimeric Picaud, contiene già messe ed ufficiature in onore di San Giacomo. L’inno dei vespri “Dum pater familias” fu il primo canto ad ampia diffusione.

Il testo consta di sei sestine, alternate da un ritornello. Il padre di famiglia citato è Gesù che assegna agli apostoli le nazioni in cui operare: a Giacomo va la Spagna ed egli la fa risplendere con il fulgore della sua santità. Il ritornello dice: “Primo tra gli apostoli Giacomo fu martire a Gerusalemme; sacro egli divenne con il suo nobile martirio”.

Le strofe successive costituiscono una lunga preghiera all’apostolo; vi è però un’ulteriore quartina, in un misto tra Tedesco e Latino: “Signore di Santiago, Dio di Santiago, e ultreia e suseia, o Dio aiutaci”. La melodia nel secondo modo gregoriano trasportato, è gradevole e facile.

Nel vasto repertorio francese spicca invece la “Grande chanson”, di origine trecentesca ma poi rielaborata in 5 versioni diverse. Quella originale consta di una lunga strofa di 13 versi, con una quartina-ritornello. “Noi siamo pellegrini della città detta Aurillac, presso Jordanne. Abbiamo lasciato genitori, spose ed amici per andare in grande schiera a vedere San Giacomo a Compostella”. Così inizia la strofa, che descrive il pellegrinaggio, mentre il ritornello e una preghiera: “Noi preghiamo Dio e la Vergine di portarci in paradiso e di liberarci dal peccato, per ben fare il santo viaggio”. La melodia in mi minore ha salti di quinta ascendente, che le danno un tono di entusiasmo.

Tra le canzoni tedesche la più nota risale al XIV secolo e inizia “Chi vuole andare in paesi lontani si alzi e sia mio compagno sulla via di San Giacomo”. Il testo consta di 26 strofe, ognuna di 5 versi. Vi si cita il sobrio corredo di cui il pellegrino dovrà munirsi: dalle scarpe al cappello e al mantello, con un sacco e un bastone. Sono poi descritti i paesi da attraversare: la Svizzera, l’Armagnac, la Savoia e la Provenza per arrivare a Roncisvalle ed entrare in Spagna per il Passo di Rabanal. Nella nazione iberica si troveranno gli ospizi fatti costruire dal re di Castiglia Alfonso VIII. Si cita un episodio trecentesco di violenza contro i pellegrini risolto con l’esemplare punizione dei colpevoli grazie al tempestivo intervento del re di Castiglia Alfonzo XI. La canzone si conclude con una preghiera: “Presso San Giacomo ogni colpa viene perdonata e Dio ricompenserà chi serve il Santo Apostolo”. La semplice melodia in fa maggiore con conclusione sul re minore scandisce bene i passi del lungo cammino.

L’attualità

Un nuovo repertorio si va formando negli ultimi anni. Una canzone francese, composta nel 1989 da Jean Claude Bènazet, ha subito avuto grande successo ed è stata tradotta anche in altre lingue. Nella versione originale essa consta di 3 quartine, intercalate dal ritornello: “Ultreia, ultreia ! Et sous eia. Deus adjuva nos”.

“Tutte le mattine riprendiamo il cammino, tutte le mattine andiamo più lontano. Giorno dopo giorno la via ci chiama: è la voce di Compostella” dice la prima strofa. Nella successiva si mette in rilievo: “Cammino di terra e cammino di fede: la via millenaria dell’Europa. La via Lattea di Carlo Magno è il cammino di tutti noi. (…) San Giacomo ci attende”. Sulla via di Santiago l’Europa si ritrova idealmente unita nella fede comune. La melodia, ben ritmata e scandita, richiama alla mente la grande tradizione della “chanson” francese.

di Benno Scharf