· Città del Vaticano ·

Bruxelles guarda al futuro «Il debito comune non è più tabù»

Il presidente del Parlamento Ue David Sassoli (Epa)

Soddisfazione dei vertici Ue dopo l’accordo al Consiglio e ora si apre la partita della gestione dei fondi

22 luglio 2020

«Non bisogna avere mai paura di discutere anche a lungo, tre mesi fa parlare di bond, di risposta comune, di debito comune era impossibile, oggi non è più tabù. L’Europa è forte quando si occupa di tutti i paesi». Le parole del presidente del Parlamento Ue, David Sassoli, sono la migliore sintesi del clima che si respira oggi a Bruxelles dopo il lungo vertice sul Recovery fund, il sistema di rilancio dell’economia dopo l’emergenza del coronavirus. La partita, tuttavia, non è ancora finita. Come sottolinea Sassoli, occorre ancora «discutere», anche se «naturalmente c’è grande soddisfazione per il piano di ripresa; dovevano essere 750 miliardi e sono 750 miliardi».

Il vertice verrà ricordato come uno spartiacque nella storia dell’Europa. Per la prima volta, infatti, l’Unione ha accettato il principio della solidarietà finanziaria che mette in comune il debito garantendolo con un bilancio da 1.074 miliardi, per uno stimolo economico complessivo di 1.800 miliardi. Un vertice che verrà ricordato come il più lungo da 20 anni, da quando cioè a Nizza, nel 2000, fu rivisto l’assetto istituzionale europeo.

A celebrare il successo del vertice sono soprattutto i Paesi più colpiti dalla pandemia. «L’Italia è stata insieme alla Spagna il Paese più colpito ed è normale che ricevano il maggior volume di risorse, che andranno usate per rendere più forti e più competitive le nostre economie: non sono occasioni che si ripetono, capitano forse due volte al secolo» ha detto ieri sera il commissario europeo agli Affari economici Paolo Gentiloni. Ieri Gentiloni aveva definito il Recovery fund «la più importante decisione economica dall’introduzione dell’euro; una svolta straordinaria».

Il presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, dopo aver incontrato ieri sera il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, questa mattina si è recato al Senato per riferire dei risultati del summit. All’Italia l’intesa porta una dote di 209 miliardi, il 28 per cento del totale. «L’Ue ha saputo rispondere con coraggio e visione fino ad approvare un ambizioso programma di rilancio» ha detto Conte parlando al Senato. «Siamo chiamati ad un forte e profondo impegno per far sì che il percorso riformatore abbia concreta attuazione. Del piano di riforme abbiamo già posto le basi» ha aggiunto il presidente del Consiglio italiano. «Il piano della ripresa sarà un lavoro collettivo, ci confronteremo con il Parlamento. Dobbiamo impegnarci anche per aumentare la fiducia nelle istituzioni italiane e nell’Ue». Poi ha concluso: «La crisi del covid-19 ha reso evidente alcune storiche criticità, questo governo si assume la responsabilità di predisporre e realizzare un piano con determinazione e lungimiranza. La credibilità dell’Italia in Ue passa anche dal saper dimostrare di cogliere questa opportunità storica, non farlo sarebbe un errore epocale di cui non potremmo accusare Ue».

Ora — come sottolineano tutti gli esperti — la palla passa ai governi nazionali che hanno la responsabilità della ripresa e quindi di decidere come gestire i fondi. Sarà questa la partita più importante alla quale i leader sono chiamati in prima persona.