· Città del Vaticano ·

Al-Bashir a processo
Il Sudan volta pagina

Omar al-Bashir arriva a Khartoum per il processo (Afp)

L’ex presidente accusato per il colpo di Stato che lo portò al comando del Paese nel 1989

22 luglio 2020

Ha preso il via, ieri, a Khartoum, il primo giorno di processo nei confronti dell’ex presidente del Sudan, Omar al-Bashir, accusato per il colpo di Stato che lo portò al comando del Paese nel 1989. Estromesso dal potere lo scorso anno dopo mesi di rivolta popolare, al-Bashir, oggi settantaseienne, rischia la pena di morte se condannato per il rovesciamento del governo democraticamente eletto dell’allora primo ministro Sadek al-Mahdi. Si tratta della prima volta nella storia moderna del mondo arabo che il protagonista di un golpe va a processo, che si svolge in un periodo di riforme promosse dal governo di transizione.

L’ex presidente — agli arresti a Khartoum — è comparso davanti al tribunale speciale della capitale del Sudan per rispondere alle accuse insieme con altri 27 uomini, mentre la polizia presidiava l’edificio con fucili d’assalto, manganelli e lacrimogeni. In tribunale, tra gli imputati c’erano anche i suoi ex vicepresidenti Ali Osman Taha e Bakri Hassan Saleh, i quali si sono rifiutati di collaborare durante le indagini preliminari che hanno poi condotto al processo. Presenti anche altri ministri e governatori del suo regime. Per tutti l’accusa è di aver pianificato il colpo di Stato del 30 giugno 1989 con il quale l’esercito arrestò i leader politici sudanesi, sospese il Parlamento e gli altri organi statali, chiuse l’aeroporto e annunciò il golpe alla radio. «Questa corte ascolterà ognuno di loro e darà a tutti i 28 accusati l’opportunità di difendersi», ha detto il suo presidente Issam al-Din Mohammad Ibrahim.

L’ex-presidente è stato anche incriminato dalla Corte penale internazionale (Cpi) — che ha emesso mandati di arresto contro di lui nel 2009 e 2010 — per crimini di guerra, contro l’umanità e genocidio commessi nella regione del Darfur. Le stragi compiute durante il conflitto armato, cominciato nel 2003, hanno causato oltre 300 vittime e 2,5 milioni sfollati. Il Sudan si è impegnato a consegnare al-Bashir al Tribunale dell’Aja per le accuse relative al conflitto del Darfur.

Una volta al potere, al-Bashir mise al bando ogni partito politico, censurò la stampa, assunse il ruolo di presidente del Consiglio del comando rivoluzionario per la salvezza nazionale — un organo appena creato con poteri sia legislativi sia esecutivi — e si autonominò capo di Stato, primo ministro, capo di Stato maggiore e ministro della Difesa. In seguito, elevato al rango di generale, rimase al potere per 30 anni prima di essere rovesciato l’11 aprile scorso dopo diversi mesi di proteste di piazza. L’ex leader impose gradualmente uno Stato fondamentalista islamico nel nord del Paese, promulgò un nuovo codice penale e mise in vigore la Sharia nel nord nel 1991. Il potere di al-Bashir aumentò ulteriormente quando il 16 ottobre 1993, dissolto il Consiglio del comando rivoluzionario per la salvezza nazionale, si proclamò presidente arrogandosi tutte le prerogative prima riservate a quell’organo. Ma quello per il golpe non è l’unico processo che vede imputato al-Bashir. Nel dicembre scorso è stato, infatti, condannato da un tribunale di Khartum a due anni di arresti domiciliari per corruzione.