· Città del Vaticano ·

Accogliere i limiti di ciascuno

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg

La pastorale della salute della Cei sui servizi alle persone con disturbo dello spettro autistico

11 luglio 2020

Sono oltre 28.000, di cui la metà di età bambini fino a 11 anni, le persone con disturbi dello spettro autistico prese in carico nel 2019 nelle 52 sedi operative di 14 enti del Terzo settore d’ispirazione cristiana. È quanto emerge dalla rilevazione su «I servizi per la diagnosi e il trattamento, la cura pastorale e il sostegno alle famiglie per le persone con disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa), offerti dalle strutture cattoliche e di ispirazione cristiana», un documento elaborato e presentato dal Tavolo autismo che dipende dall’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Conferenza episcopale italiana (Cei). Gli enti offrono principalmente un servizio di tipo ambulatoriale, ma anche di day hospital, di ricovero e semiresidenziale. Sono strutture, ha spiegato Massimo Molteni, neuropsichiatra infantile, «che lavorano per favorire le conoscenze delle famiglie e per migliorarne le competenze, effettuano interventi di natura riabilitativa, usano strumenti per l’intervento clinico-diagnostico e terapeutico previsti dalle linee guida nazionali e internazionali, mantengono aggiornato il personale con attività di formazione continua, promuovono l’inclusione sul territorio delle persone con disturbo dello spettro autistico». Non solo bambini e ragazzi: «Oltre il 20 per cento degli enti svolgono infatti un lavoro molto complesso con gli adulti, che sono spesso dimenticati», ha ricordato Molteni.

Durante la presentazione online dell’azione intrapresa dall’Ufficio nazionale per la pastorale della salute in questi ultimi mesi, si è anche sottolineato quanto, nell’ambito dell’emergenza sanitaria, i centri afferenti al Tavolo autismo si siano da subito attivati per poter rispondere ai bisogni delle persone assistite e delle loro famiglie, nonché degli operatori sanitari. In primo luogo «è stata posta grande attenzione all’applicazione tempestiva delle normative, nazionali e regionali, che progressivamente venivano emanate, ponendosi come obiettivo prioritario la salute e la sicurezza degli operatori e degli utenti», spiega un rapporto pubblicato dal Tavolo autismo. Sono stati avviati percorsi formativi per il personale in servizio e per gli ospiti, mirati a fare adottare comportamenti utili a prevenire il contagio. È stata necessaria una riorganizzazione degli ambienti per favorire il distanziamento sociale ed evitare la diffusione del contagio, in alcuni casi anche con l’individuazione di reparti covid-19.

Principalmente sono state avviate prestazioni in modalità da remoto, attraverso diverse piattaforme online, «per cercare di non fare sentire soli i pazienti e i loro famigliari e per garantire continuità in un lavoro e in una relazione che necessitano di costanza e stabilità». La modalità da remoto, «pur presentando alcuni limiti intrinseci», ha consentito un coinvolgimento attivo delle famiglie, vissute come risorsa preziosa da valorizzare, e di realizzare l’intervento nel contesto di vita famigliare in sinergia con le istituzioni scolastiche o sociali, dove possibile. Inoltre si è sostenuto lo sviluppo delle risorse educative dei genitori, fornendo loro strumenti per stimolare comportamenti funzionali e mitigare quelli disfunzionali. Ogni struttura ha messo in campo la propria creatività per dare forma a varie modalità di presa in carico da remoto, come ad esempio creazione di piattaforme appositamente dedicate o di blog, definizione di protocolli specifici, personalizzazione del percorso per ogni utente, attività di supporto psicologico.

Il tutto senza perdere di vista la centralità della persona umana, nelle sue più diverse componenti, e la sua accoglienza globale nel rispetto delle potenzialità e dei limiti di ciascuno. «La pandemia ha messo in luce diverse difficoltà e ad essa si è fatto fronte con una risposta ospedalocentrica e di tipo soprattutto sanitario», ha rilevato don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute, ricordando che in questo periodo «sono state totalmente marginalizzate le filiere socio-sanitarie e assistenziali». È dunque ancora più necessario continuare «ad accompagnare le persone con fragilità e le loro famiglie in percorsi di senso e di cura, facendosi prossimi», ha sottolineato il sacerdote, che ha messo in risalto il ruolo del Tavolo sull’autismo «per supportare l’azione pastorale, individuare percorsi comuni e creare reti».