· Città del Vaticano ·

Abramo e il coltello

Caravaggio «Il sacrificio di Isacco» (1603, particolare)

«Il sacrificio di Isacco» dipinto da Caravaggio e da Rembrandt

04 luglio 2020

Basta un coltello per innescare una narrativa differente e, al contempo, complementare, riguardo a due capolavori della storia dell’arte: Il sacrificio di Isacco di Caravaggio (ne fece due versioni, nel 1598 e nel 1603), e Il sacrificio di Isacco di Rembrandt (1635).

Il genio italiano ritrae Abramo che tiene saldamente in mano quel coltello con cui si accinge a tagliare la gola — per dimostrare la sua incrollabile fede in Dio — dell’amato figlio. Il piombare dell’angelo, intervenuto a dissuaderlo dal procedere, è repentino e risolutore, ma il coltello rimane, sempre saldo, nelle mani di Abramo.

Diversamente, nel dipinto di Rembrandt — anch’egli attratto dal fascino dell’episodio biblico — quel coltello, in seguito all’irruzione dell’angelo, cade dalla mano destra di Abramo: sembra come congelato nella distanza che va dalla mano al suolo. Nel quadro del genio olandese, l’elemento chiave è rappresentato, in realtà, dalla mano sinistra di Abramo, che tiene per i capelli il figlio, con fare rude, per scoprirgli meglio la gola, dipinta con un colore chiarissimo, vicino al bianco.

Quella mano appare leggermente più grande del normale e sembra scolpita, più che dipinta, e subito attrae l’occhio di chi guarda: essa copre completamente il volto di Isacco, a mostrar meglio la gola. Invece in Caravaggio, il volto di Isacco è visibile, sebbene sia distorto da una smorfia di dolore e di paura, e sia in una posa da tre quarti. Domina, nei due dipinti di Caravaggio, quell’inconfondibile cifra stilistica data dal chiaroscuro: ed è grazie ad esso che, soprattutto nell’opera del 1603, s’impone la luce che sembra emanare dal corpo della vittima sacrificale.

Sia Caravaggio che Rembrandt inseriscono in una sorta di spazio geometrico le mani dell’angelo, dalle quali del resto dipende l’esito della sua missione. L’intreccio che ne deriva è al contempo complesso e disciplinato: la mano destra dell’angelo serve a bloccare Abramo, quella sinistra serve a indicare un orizzonte lontano da raggiungere dopo che il sacrificio è stato sventato. Spicca, nel dipinto di Caravaggio, il contrasto tra il volto severo di Abramo e il volto dell’angelo, umanissimo e dolce. Una dolcezza cui dà ulteriore risalto il gesto risoluto dell’angelo, diretto a fermare la mano “omicida”.

di Gabriele Nicolò