· Città del Vaticano ·

Voci da una classe fantasma vittima delle mafie

Particolare dalla copertina

In «Assenti - Senza giustificazione» di Rosario Esposito La Rossa

05 giugno 2020

Sono pieni di sogni i temi dei bambini. C’è chi scrive di voler diventare calciatore, chi racconta il desiderio di viaggiare per mari e terre sconosciuti, chi, ancora, spiega perché vorrebbe costruire una casa, fare il giornalista, indossare l’abito bianco da sposa. Rosario Esposito La Rossa, scrittore, editore, ma, soprattutto, primo libraio di Scampia, queste aspirazioni e fantasticherie infantili, le passa in rassegna nel suo ultimo libro, Assenti - Senza giustificazione (Trieste, Einaudi Ragazzi, 2020, pagine 120, euro 11,90), in cui è proprio l’immaginazione, oltre che l’inchiostro della penna, a dare una seconda possibilità, e una voce, a quei giovani innocenti morti ammazzati dalle mafie.

Nel volume di recente pubblicazione sono, pertanto, raccolti questi scritti, i ventidue temi che appartengono (idealmente) agli alunni di una classe fantasma, tutti accomunati dalla sorte spietata e dalla “colpa” di essere cresciuti in contesti disagiati di diverse zone italiane, dove, il più delle volte, si viene «coltivati per la galera, programmati per i reati». Se non fossero stati uccisi, usati come scudo contro le pallottole, sciolti nell’acido, bruciati, sgozzati, immobilizzati dalle rivoltelle, privati della speranza e dell’amore, se non avessero deciso di togliersi la vita per scampare alla brutalità del male, se non si fossero trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato, cosa avrebbero fatto, adesso, Mariangela, Giuseppe, Salvatore, Rita, Annamaria, Cocò, Luigi, Gennaro, Stefano, Nicholas, Vittorio e tutti gli altri? Probabilmente sarebbero riusciti a realizzarli i propri sogni, e a prendere da tutto quel fango l’energia positiva per mettere le fondamenta a qualcosa di buono. Ma la realtà è un’altra. La cronaca non ha nulla a che vedere con la fantasia. E quei bambini dei temi scolastici ispirati alle reali vicende della criminalità sono morti per davvero, «come cardellini in mezzo ai corvi».

Questo libro «ci ricorda che dobbiamo indignarci» sempre, avverte l’autore nelle prime pagine della sua potente opera, perché, non solo, l’indignazione non può durare «il tempo di una foto, il tempo di una lacrima», ma pure perché la memoria non deve mai venire meno. Ha ragione. I millennial hanno il diritto e il dovere di conoscere ciò che è accaduto nel loro Paese «affinché non accada più», e non possono nemmeno essere indifferenti ai fatti, pur se i fatti appaiono lontani nel tempo e nelle circostanze. Bisogna «trasformarsi in megafoni», scrive, ancora, Rosario Esposito La Rossa, che, con le sue di parole, con la sua di scrittura, con il suo di impegno, grazie alla libreria che ha aperto nel quartiere difficile di Napoli («La Scugnizzeria» accoglie ragazze e ragazzi, impegnandoli nelle arti, negli sport, nelle attività più disparate e gli insegna a sognare il sogno impossibile), riesce a rispondere alle pallottole di ieri e di oggi con l’arma più affilata e indelebile che esista, quella della cultura («Le parole, se usate bene, possono far più male delle pietre»). Con Assenti - Senza giustificazione, dunque, l’autore, 32enne, nato e cresciuto proprio a Scampia, imparentato col primo ragazzo con disabilità vittima innocente di camorra (si chiamava Antonio Landieri e aveva 25 anni) resiste e, ancora una volta, getta il seme perché resistano tutti quanti gli altri.

C’è un ulteriore motivo, oltre a quelli legati all’importanza di ricordare, fare giustizia e crepare il muro del silenzio, per cui questo libro va letto, e, anzi, dovrebbe a pieno titolo diventare un testo scolastico, proposto a tutti i ragazzi (almeno a quelli, come consiglia la casa editrice, dai 13 anni in su) e agli adulti, i veri, nella maggior parte dei casi, assenti ingiustificati.

La ragione è che queste 120 pagine insegnano, proprio ai grandi, a non giudicare, a cercare di non fallire di fronte all’innocenza dell’infanzia. Ai professori, ai maestri, agli educatori, a chi ricopre il ruolo di guida dei bambini nei bassi di Napoli, tra le montagne dell’Aspromonte, sulle coste salentine, nelle terre siciliane dei Ciclopi e negli altri luoghi d’Italia, l’autore — tramite uno dei suoi personaggi che sta dietro la cattedra di scuola — porge un invito: «Andateli a prendere casa per casa, dentro i bar, dentro le salumerie dove lavorano per ottanta euro al mese, mentre consegnano le pizze (…). Noi dobbiamo convincere questi bambini che un altro mondo è possibile».

Parole che fanno subito pensare a quanto di importante ed esplicito disse Papa Francesco nel 2014 a Cassano allo Ionio, quando, a seguito della morte per mano delle cosche di Cocò, il treenne che il libro di Esposito La Rossa lo apre col suo tema, scomunicò i mafiosi, esortando la comunità a combattere il male: «Mai più vittime (…) cose del genere non devono mai succedere nella società».

E perché non ne accadano più di questi drammatici eventi c’è bisogno, se non altro, di uomini e donne comuni, di docenti impegnati, coraggiosi, mai indifferenti, che si sporchino le mani, che diano opportunità, che vadano nei posti e non che ne parlino senza conoscerli. Guide che indichino il cammino, che non esistano solo nei libri o nei film (dalla più recente impavida prof. tratteggiata da Valeria Parrella in Almarina al celebre «O capitano! Mio capitano!» de L’attimo fuggente, i riferimenti esemplari sono tanti) e che, in definitiva, facciano capire che, pure in certi posti, la felicità non è sprecata e «i sogni non sono a pagamento».

di Enrica Riera