· Città del Vaticano ·

Usura pandemia sociale

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Riflessione del vescovo di Cassano all’Jonio

25 giugno 2020

Un’amara realtà quella dell’usura, «pratica antichissima e irragionevole» che al giorno d’oggi assume i connotati «del più becero prodotto della società», in aperto contrasto e negazione con la dottrina sociale della Chiesa: con queste parole Francesco Savino, vescovo di Cassano all’Jonio, in una lettera dal titolo Una pandemia sociale di nome usura punta il dito contro una piaga che ha causato, e continua a causare, sofferenze inaudite a persone in difficoltà economiche. Un male, osserva il presule, che rappresenta un grave peccato generante «angoscia, disperazione e morte»; ma anche un male «economico e morale che desertifica e distrugge sia il debitore che il creditore, nella pretesa assurda di ridurre tutti a devoti del denaro»; un male che trasforma inoltre «signorotti d’affare, in giacca e cravatta, in commercianti di utili senza scrupolo, senza alcun limite legale, a discapito di tanti onesti lavoratori e imprenditori che si affannano per sostenere le necessità della famiglia e permettere ai propri figli un riscatto che la propria terra, come la Calabria, non garantisce e talvolta nemmeno consente».

Si tratta di una vera e propria “pandemia sociale”, come l’ha definita Papa Francesco, che si aggiunge a quella di coronavirus ancora nociva per la società. Ma l’usura, prosegue monsignor Savino, è un virus ancora più subdolo, «serpeggiante, che si esprime in termini di virulenza molto aggressiva, tangibile e spaventosa», colpendo chi, in questi mesi di problemi occupazionali, «restando in casa dimezzava o azzerava gli introiti giornalieri e la possibilità di far fronte a necessità primarie senza alcuna speranza di soluzioni lavorative». Per loro è stata quotidianamente rivolta una preghiera da parte del vescovo della diocesi cosentina, il quale ricorda anche quanti «esercitano un lavoro irregolare senza alcuna garanzia, privi del diritto di riposo settimanale o di ferie, senza tutela della salute e di permessi per malattia». Proprio la preghiera, sottolinea Savino, «ci spalanca lo scenario anche su quanti non sono né usurai né vittime dell’usura. Sono davvero tanti coloro che, consapevolmente o inconsapevolmente — osserva — diventano “complici” quando sanno di qualcuno che finisce nelle maglie dell’usura e non denunciano», mancando di solidarietà con gli indigenti e distogliendo lo sguardo «dall’estorsione e dalla violenza per non offrire un’opportunità a chi si trova nella difficoltà».

Tale piaga deve essere contrastata da tutti, «dai più giovani, a cui bisognerebbe rivolgere lezioni di legalità, ai più anziani, affinché libertà, lavoro e dignità siano garantiti a ciascuno». Impegno che non deve mai venir meno da parte delle istituzioni, chiamate, come garanti dell’uguaglianza, a prevenire e contrastare ogni forma di criminalità. La miglior soluzione per annientare questa piaga, però, è che gli usurai si convertano, conclude il presule, invitandoli, «con la sollecitudine del fratello e la fermezza del padre», a compiere tale atto per diventare cristiani «che amano gratuitamente sapendo di essere amati gratuitamente da Dio Padre Nostro».