· Città del Vaticano ·

Una risposta sinodale al grido della Terra

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Nata la Conferenza ecclesiale dell’Amazzonia

30 giugno 2020

È nata online (come tante cose realizzate in questo tempo di pandemia), nella solennità dei santi Pietro e Paolo, come «atto di speranza unito al magistero di Papa Francesco, che ha accompagnato da vicino tutto il processo». La costituzione della Conferenza ecclesiale dell’Amazzonia è frutto di quattro giorni di lavoro, dal 26 al 29 giugno, di un’assemblea che ha riunito sul web, da luoghi diversi del pianeta, i presidenti del Consiglio episcopale latinoamericano (Celam), arcivescovo Héctor Miguel Cabrejos Vidarte, e della Rete ecclesiale panamazzonica (Repam), cardinale Cláudio Hummes, i vescovi dei territori amazzonici, rappresentanti della Caritas e dei popoli originari. «In questi tempi difficili ed eccezionali per l’umanità, mentre la pandemia colpisce con forza la regione panamazzonica e le realtà di violenza, esclusione e morte contro il bioma e i popoli che lo abitano reclamano un’urgente quanto imminente conversione integrale, la Conferenza ecclesiale dell’Amazzonia — recita la dichiarazione ufficiale — vuole essere una buona notizia e una risposta opportuna al grido dei poveri e della sorella madre Terra, così come uno strumento efficace per assumere, a partire dal territorio, molte delle proposte nate nell’Assemblea speciale del Sinodo dei vescovi per la regione panamazzonica, celebrata nell’ottobre 2019, e un ponte che animi altre reti e iniziative ecclesiali e socio-ambientali a livello continentale e internazionale».

Ha trovato dunque risposta la proposta dei padri sinodali di creare un organismo episcopale che promuova la sinodalità tra la Chiesa della regione panamazzonica, «aiuti a delineare il volto amazzonico della Chiesa» e «continui nell’impegno di trovare nuovi cammini per la missione evangelizzatrice» (Documento finale del Sinodo per l’Amazzonia, 115). Come ha trovato risposta la richiesta di Papa Francesco, unito ai suoi quattro sogni per questo territorio e per la Chiesa tutta, espressi nell’esortazione apostolica postsinodale Querida Amazonia «che i pastori, i consacrati, le consacrate e i fedeli laici dell’Amazzonia si impegnino nella sua applicazione» (4).

Questa assemblea realizzata grazie ai canali digitali è stata «una novità dello Spirito e si inserisce in questo kairós di speranza che continua il percorso sinodale per aprire nuovi cammini per la Chiesa e per un’ecologia integrale nella regione panamazzonica». E non è un caso che la nascita della Conferenza ecclesiale dell’Amazzonia avvenga nel giorno dedicato ai santi Pietro e Paolo: si tratta di un segno speciale, di un gesto «della loro vocazione a porsi al servizio della Chiesa, della loro opzione profetica e della loro azione missionaria in uscita che sorge come una chiamata ineludibile del tempo presente». Ma è inoltre «un gesto di azione di grazie per il servizio del Santo Padre», un atto di speranza.

La composizione dell’assemblea riflette «l’unità nella diversità» della Chiesa e la sua chiamata a una sempre maggiore sinodalità. Unità espressa anche «dalla preziosa presenza e dall’accompagnamento permanente da parte di importanti esponenti della Santa Sede che sperimentano una relazione diretta e una forte vicinanza con il Sinodo sull’Amazzonia e con la missione della Chiesa in questo territorio. Atteggiamento che senza dubbio continueranno ad avere, accompagnando, dai loro rispettivi incarichi, questi nuovi cammini». La votazione sul nome (Conferenza ecclesiale dell’Amazzonia) e su identità, composizione e regole generali di funzionamento (statuto) è stata raggiunta in modo unanime. A capo del nuovo organismo è stato eletto il cardinale Hummes, mentre monsignor David Martínez de Aguirre Guinea, vicario apostolico di Puerto Maldonado, è stato nominato vicepresidente. Per il comitato esecutivo sono stati scelti monsignor Eugenio Coter, vicario apostolico di Pando, come vescovo rappresentante delle conferenze episcopali del territorio amazzonico, insieme alle presidenze delle istanze ecclesiali regionali che accompagneranno questo processo in modo organico (Celam, Repam, Clari, Caritas ALyC) e ai tre rappresentanti dei popoli originari designati ovvero Patricia Gualinga per il popolo Kichwa-Sarayakú (Ecuador), suor Laura Vicuña Pereira per il popolo Kariri (Brasile) e Delio Siticontzi per il popolo Asháninka (Perú).