· Città del Vaticano ·

Un invito a scrollarsi di dosso l’indifferenza

Il logo della Giornata

13 giugno 2020

Nei prossimi mesi, quando si avvertiranno maggiormente le conseguenze economiche e sociali della pandemia, aumenteranno di pari passo le richieste di aiuto di uomini e donne colpiti nelle loro sicurezze e nella loro dignità. Allora sarà compito della Chiesa «non far mancare ai sempre più numerosi poveri che incontriamo» la “mano tesa” dell’attenzione, del sostegno e della solidarietà. Nel presentare sabato 13 giugno, nella Sala stampa della Santa Sede, il messaggio del Papa per la quarta Giornata mondiale dei poveri, l’arcivescovo Rino Fisichella ha sottolineato come questo si innesti direttamente «nel drammatico momento che il mondo intero ha vissuto a causa del covid-19, e che molti Paesi stanno ancora combattendo nella fatica di portare soccorso a quanti sono vittime innocenti».

Per questo, ha detto il presidente del Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, occorre alimentare «i segni quotidiani che accompagnano la nostra azione pastorale, e quelli straordinari che la Giornata mondiale dei poveri prevede e da diversi anni ormai realizza».

L’immagine del «tendere la mano», richiamata da Francesco si concretizza — ha spiegato il presule ripercorrendo i temi fondamentali del documento — in quella delle tante mani tese che in questi mesi si sono viste operare tra le sofferenze portate dal coronavirus: quelle dei medici, degli infermieri, dei farmacisti, dei sacerdoti, dei volontari. Una «litania di opere di bene» che è anche un invito a ogni cristiano «ad assumersi la responsabilità di dare il proprio contributo, che si evidenzia in gesti di vita quotidiana per alleviare la sorte di quanti vivono nel disagio e mancano della dignità di figli di Dio».

Un’immagine, ha detto ancora l’arcivescovo, che si contrappone a quella di altre mani, quelle avide di coloro che agiscono solo per accumulare denaro e potere e, senza un briciolo di responsabilità sociale, finiscono con il far accrescere a dismisura nel mondo «estreme sacche di povertà».

Anche le domande dei giornalisti, intervenuti in diretta streaming via Skype, hanno insistito sul tema della crisi innescata dal coronavirus. A tale riguardo il presidente del Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione ha ribadito come il messaggio del Papa coinvolga in maniera particolare quanti stanno soffrendo di questa situazione in cui nel mondo intero c’è un continuo aumentare di «nuovi poveri». Basta uscire per le strade, ha osservato monsignor Fisichella, per vedere saracinesche abbassate e negozi chiusi. Per questo l’impegno della Chiesa, attraverso le sue istituzioni, le parrocchie, le associazioni, in questi mesi è stato e continua a essere costante. Ed è un’attenzione che non viene mai meno, come è avvenuto ad esempio nei giorni scorsi — ha ricordato il presule — con l’istituzione da parte di Papa Francesco del Fondo Gesù Divino lavoratore in favore di quanti, nella diocesi di Roma, vedono minata, insieme alla sicurezza dell’occupazione, anche la propria dignità. In tale contesto, ha aggiunto, occorre avere un’idea di corresponsabilità, di condivisione e di giustizia. Un «principio etico che guardi al bene comune» e che deve essere assunto anche dalla scienza nel fronteggiare la crisi. Così, ad esempio, nella ricerca di un vaccino che contrasti il coronavirus, non si possono favorire interessi personali, né dovranno esserci zone geografiche privilegiate perché più ricche. L’impegno, ha auspicato, dev’essere quello di tutelare l’immagine di Dio che è «impressa in ogni uomo indipendentemente dal colore della pelle e dal suo conto in banca».

La massiccia presenza di tanti volti di poveri, ha concluso il presidente del Pontificio consiglio, richiede che «i cristiani siano sempre in prima linea, e sentano l’esigenza di sapere che manca loro qualcosa di essenziale nel momento in cui un povero si presenta dinanzi», e il messaggio del Papa «è un invito a scrollarsi di dosso l’indifferenza, e spesso il senso di fastidio verso i poveri, per recuperare la solidarietà e l’amore che vivono di generosità dando senso alla vita».