· Città del Vaticano ·

Un giusto salario per i caregivers

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L’arcivescovo di York a sostegno di una campagna nel Regno Unito

06 giugno 2020

I caregivers che ogni giorno rischiano la loro vita per il prossimo hanno bisogno di soldi, non solo di applausi: John Sentamu, arcivescovo di York, seconda carica della Church of England, in un recente articolo apparso sul quotidiano britannico «I» torna su un tema a lui caro, l’adeguamento dei salari e, più in generale, l’uguaglianza del reddito. Sentamu, presidente della Living Wage Foundation (che si occupa proprio di questo, spronando i datori di lavoro a corrispondere il giusto stipendio), nelle ultime settimane ha raccolto le testimonianze soprattutto degli operatori sanitari impegnati sul fronte coronavirus. «Mi sento come un gladiatore romano sul ring, applaudito da folle esultanti mentre rischio la morte»: parole di un coraggioso assistente che svolge il suo mestiere con un contratto a zero ore, pagato solo 8,72 sterline (nemmeno 10 euro) all’ora. «L’applauso del giovedì è un gesto gentile, ma non gli pagherà l’affitto», commenta Sentamu, riferendosi all’appuntamento del giovedì sera alle 8 quando, nel Regno Unito, i cittadini si affacciano alle finestre o alla porta di casa per tributare la standing ovation a caregivers e altri lavoratori-chiave.

Il presule anglicano non usa mezzi termini: «È moralmente sbagliato porre i nostri operatori sanitari davanti alle infezioni con dispositivi di protezione individuale limitati, e per una paga da fame. Quasi la metà di essi sta guadagnando al di sotto del salario di sussistenza. Per me questo è semplicemente inaccettabile», commenta, esortando a pregare affinché «iniziamo a mostrare vera compassione e a proteggere i nostri lavoratori-chiave. Stanno rischiando la vita per noi, giorno dopo giorno, e lo fanno per un salario» inadeguato. Sentamu cita Isaia: «Imparate a fare il bene, cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova» (1, 17), perché «Egli ama la giustizia e il diritto; dell’amore del Signore è piena la terra» (Salmi, 33, 5). Se l’epidemia deve insegnare qualcosa, osserva l’arcivescovo di York, «spero che ci riporti alla giustizia, alla compassione e all’amore».

L’esortazione è a sostenere Citizens UK — organizzazione che aiuta le comunità a far valere i propri diritti all’insegna della giustizia sociale e del bene comune — che nei giorni scorsi ha lanciato una campagna a fianco degli operatori sanitari di tutto il Regno Unito per chiedere al governo di dare priorità al giusto finanziamento dell’assistenza sociale, assicurando che le case di cura paghino un salario minimo di sussistenza al loro personale (attualmente 9,30 sterline all’ora nel Regno Unito, 10,75 a Londra). Fra le richieste anche quella che le persone provenienti dall’estero per prendersi cura come badanti di anziani e vulnerabili non soffrano di povertà, pagando commissioni molto alte all’Home Office (il dicastero che si occupa degli affari interni) a fronte di bassi salari. «Iscriviti alla loro campagna per mostrare il tuo supporto; non ci vorrà molto – probabilmente quanto serve per un battimani sulla porta di casa il giovedì – ma potrebbe significare che i nostri eroi iniziano a ottenere il credito che meritano davvero», conclude Sentamu, il quale, il 6 maggio, davanti alla Camera dei Lord (una delle due assemblee che costituiscono il parlamento britannico) ha sottolineato come l’emergenza nazionale provocata dalla pandemia di covid-19 abbia messo in luce «l’inadeguatezza della rete di sicurezza fornita dal nostro sistema sociale», auspicando più generosità e solidarietà.

«Una maggiore uguaglianza è la base per una comunità più forte, capace di restare unita», ed è di fondamentale importanza «ridurre le differenze di reddito» al lordo delle imposte. Per arrivare a questo, ha spiegato, «tutti i datori di lavoro dovrebbero almeno pagare il salario reale», corrispondente cioè al potere d’acquisto, in beni e servizi, del salario stesso. «Facciamo in modo che il pagamento del salario reale sia la cartina di tornasole di una giusta ripresa e aiutiamo il nostro paese a diventare un posto in cui le fonti di solidarietà, di una società nuova e indivisa, possano iniziare a nascere», ha concluso.

John Sentamu, 71 anni, è allo scadere del suo ministero come arcivescovo di York. Domenica 7 giugno, dopo quindici anni, lascerà l’incarico salutando i fedeli anglicani con un servizio nazionale online trasmesso sul sito della Chiesa d’Inghilterra. Al suo posto l’attuale vescovo di Chelmsford, Stephen Geoffrey Cottrell, che assumerà il mandato il 9 luglio durante una cerimonia in videoconferenza.

di Giovanni Zavatta