· Città del Vaticano ·

Un’alleanza per Roma

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Papa Francesco istituisce il fondo Gesù Divino lavoratore per richiamare la dignità del lavoro dopo la pandemia

09 giugno 2020

Lo stanziamento iniziale di un milione di euro destinato alla Caritas diocesana


Papa Francesco ha istituito a Roma il fondo Gesù Divino lavoratore per «richiamare la dignità del lavoro» e sostenere in questo modo le persone colpite dalla crisi nel tempo della pandemia da covid-19. In una lettera indirizzata al cardinale vicario Angelo De Donatis — datata 8 giugno e pubblicata il giorno dopo sul sito del Vicariato — il Pontefice annuncia la sua decisione e comunica di aver disposto uno stanziamento iniziale di un milione di euro a favore della Caritas diocesana. «Mi piace pensare — scrive tra l’altro — che possa diventare l’occasione di una vera e propria alleanza per Roma in cui ognuno, per la sua parte, si senta protagonista della rinascita della nostra comunità dopo la crisi».

Nella lettera Francesco lancia l’allarme per le conseguenze prodotte dal coronavirus, che «oltre a seminare dolore e preoccupazione sta seriamente minando il tessuto sociale della nostra città». Non mancano, peraltro, — osserva — «i segni di vitalità» offerti dalla Chiesa e da tutte le realtà civili dell’Urbe di fronte al perdurare dell’emergenza. Si tratta di manifestazioni di solidarietà e di comunione che non sono «solo frutto solo di emozione»: in realtà, assicura il Papa, «i cittadini romani hanno desiderio di comunità e di partecipazione e ci chiedono di operare insieme, uniti, per il bene comune».

Per questo Francesco si dice convinto che «le istituzioni e tutti coloro che rappresentano la società civile e il mondo del lavoro» abbiano il dovere di «dare ascolto a questa richiesta» e di «trasformarla in politiche e azioni concrete per il bene della città». Un’opera che deve trovare tutti «uniti anzitutto nell’affrontare le sofferenze di coloro che sono più ai margini». La Chiesa di Roma, da parte sua, «è presente e accompagna con la sua carità i deboli, ed è pronta a collaborare con le istituzioni cittadine e con tutte le realtà sociali ed economiche».

Al Papa sta a cuore, in particolare, «la dignità delle persone che più duramente sono state colpite dagli effetti di questa pandemia, soprattutto coloro che rischiano di rimanere esclusi dalle tutele istituzionali e che hanno bisogno di un sostegno che li accompagni, finché potranno camminare di nuovo autonomamente». Il suo pensiero va «alla grande schiera dei lavoratori giornalieri e occasionali, a quelli con contratti a termine non rinnovati, a quelli pagati a ore, agli stagisti, ai lavoratori domestici, ai piccoli imprenditori, ai lavoratori autonomi, specialmente quelli dei settori più colpiti e del loro indotto». Molti di loro, fa notare, «sono padri e madri di famiglia che faticosamente lottano per poter apparecchiare la tavola per i figli e garantire a essi il minimo necessario».

In questo senso, il fondo istituito dal vescovo di Roma vuole essere «un segno capace di sollecitare tutte le persone di buona volontà a offrire un gesto concreto di inclusione soprattutto verso coloro che cercano conforto, speranza e riconoscimento dei propri diritti». Da qui l’appello alle istituzioni, ai sacerdoti e ai «nostri concittadini», con l’invito a far fiorire «la solidarietà “della porta accanto”» per «condividere in modo generoso ciò che hanno a disposizione in questo tempo così straordinario e carico di bisogni».