· Città del Vaticano ·

Tripoli respinge la tregua proposta dal Cairo

Abdel Fattah al-Sisi, Khalifa Haftar e Aguila Saleh in conferenza stampa al Cairo (Afp)

Le milizie del Gna sono pronte a riprendere Sirte

08 giugno 2020

Il tanto sperato cessate il fuoco in Libia e la ripresa del dialogo per il momento dovranno attendere: sul campo non si arrestano le ostilità. Il Governo di accordo nazionale libico (Lna) di Fayez al-Serraj ha respinto la proposta di tregua del Cairo lanciata sabato scorso dal presidente egiziano, Abdel Fattah Al Sisi, che prevedeva un cessate il fuoco a partire da oggi, 8 giugno. La proposta era già stata accettata dal leader dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna), Khalifa Haftar.

Le forze di al-Serraj, a seguito di una serie di vittorie militari degli ultimi giorni nell’ovest, hanno puntato su Sirte — città petrolifera strategica controllata da Haftar, nonché ultimo grande insediamento prima della Cirenaica — e sulla base aerea di al Jufra, a sud. Gli uomini del generale avrebbero subito lanciato una controffensiva.

«L’esercito andrà avanti per espellere le bande criminali e mercenarie venuti in Libia da tutte le parti del mondo», ha dichiarato al-Serraj durante una telefonata con il capo della sala operativa di al Jufra, Ibrahim Bait el Mal, riportata sulla pagina facebook dell’operazione “Vulcano di rabbia”. «Non abbiamo iniziato questa guerra, ma ne vedremo la data e il luogo della fine» ha affermato il portavoce militare, Mohammed Gununu.

La dichiarazione del Cairo stabilisce, oltre a un cessate il fuoco, lo smantellamento delle milizie, la consegna delle loro armi all’Lna e l’espulsione dei mercenari stranieri, sulla base di quanto stabilito dal vertice di Berlino di gennaio e dal Comitato militare congiunto 5+5 sotto l’egida dell’Onu. Pare che proprio il punto della consegna delle armi alle forze di Haftar sia risultato particolarmente controverso.

Intanto la Compagnia petrolifera libica (Noc), che ha annunciato la ripresa della produzione nel giacimento di Sharara, nel Fezzan, nel sud. L’ente nazionale ha affermato che sono state necessarie «lunghe trattative per riaprire la valvola di Hamada, che era stata illegalmente chiusa lo scorso gennaio», quando «una milizia armata impedì un intervento delle squadre di manutenzione della compagnia».

Nel frattempo, sulla crisi in Libia si è espressa la Tunisia, ribadendo la sua posizione a sostegno del popolo libico. Lo ha affermato il ministro degli Esteri di Tunisi, Noureddine Erray, in seguito ai colloqui telefonici con i suoi omologhi di Libia, Algeria, Marocco ed Egitto sullo sviluppo della situazione nella regione, in particolare in relazione alla crisi libica.