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Sperimentate nuove forme di prossimità

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Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale (Dssui) / Commissione vaticana covid-19

05 giugno 2020

Per i cappellani ospedalieri in Europa


Per quanto riguarda i cappellani ospedalieri la situazione delle Chiese locali è stata monitorata tramite contatti con i nunzi apostolici, le Conferenze episcopali, e vescovi, sacerdoti, religiosi e laici attivi nelle corsie dei nosocomi. Sono state organizzate video-conferenze con i rappresentanti del mondo della salute e della relativa pastorale dell’Europa, dell’America latina e dell’Australia, e con il Comitato internazionale cattolico delle infermiere e delle assistenti medico-sociali (Ciciams). Collegate da tre continenti, le infermiere hanno espresso gratitudine per le varie forme di assistenza spirituale e di preghiera offerte dai sacerdoti delle diverse Chiese locali. Oltre ai contatti diretti tramite telefono e internet, la situazione in questo ambito viene seguita anche attraverso la stampa internazionale.

In particolare, a livello europeo, il Dssui ha partecipato alle videoconferenze settimanali, organizzate dall’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Conferenza episcopale italiana (Cei), diretto don Massimo Angelelli. Ex-cappellano del Policlinico romano di Tor Vergata si è prodigato instancabilmente affinché i cappellani in Italia che si sono imbattuti in una emergenza senza precedenti possano avere le risorse necessarie e conoscere tutte le procedure relative all’accesso e all’assistenza spirituale ai malati di covid-19. A ogni appuntamento si collegavano un centinaio di agenti pastorali di tutte le regioni condividendo testimonianze, idee e «buone pratiche».

All’ultimo in ordine di tempo, il quattordicesimo appuntamento, il vescovo di Cassano all’Jonio, Francesco Savino, ha affermato che l’emergenza ha fatto capire meglio come «la pastorale sanitaria» sia «l’avamposto di ogni pastorale e nella pastorale d’insieme deve essere dunque quella privilegiata». Essa, infatti, mette al centro la persona con tutti i suoi bisogni, compreso quello spirituale che è fondamentale per lo sviluppo integrale dell’essere umano.

Padre José Luis Mendes, direttore dell’ufficio della pastorale della salute della Conferenza episcopale spagnola ha informato sulla drammatica situazione a Madrid e sulla coraggiosa risposta di cappellani e sacerdoti che svolgono un ruolo importante nel sostenere gli operatori sanitari e che aiutano a fare collegamenti tramite mezzi di comunicazione tra i malati e i parenti. Nella capitale della Spagna ci sono 110 cappellani che sono stati a disposizione 24 ore al giorno. L’ufficio ha sollecitato i parroci perché verifichino che nelle loro parrocchie nessun malato o anziano sia lasciato solo. Anche una telefona può essere rassicurante e confortante.

Il vescovo Paul Mason, responsabile per la pastorale della salute della Conferenza episcopale d’Inghilterra e Galles ha affermato che la presenza dei cappellani è stata molto apprezzata non solo da malati e loro familiari, ma anche dal personale sanitario. Ha sottolineato che i cappellani professionali, istruiti circa l’uso dei dispositivi di protezione sono stati autorizzati all’accesso nei reparti speciali dando un inestimabile supporto. I vescovi inglesi si sono compiaciuti con i loro cappellani che non hanno avuto alcun timore di stare al capezzale dei malati spesso in fin di vita pur esponendosi al rischio del contagio.

Dall’Irlanda il vescovo Michael Router ha inviato un rapporto minuzioso contenente toccanti testimonianze di 5 cappellani ospedalieri. La pandemia mondiale — ha spiegato — influenza il modo in cui le cure pastorali vengono erogate in ambito sanitario. La pastorale della salute non sarà mai più la stessa. «Il modo in cui forniamo i nostri servizi è cambiato — ha detto — e siamo stati sfidati a trovare nuovi percorsi per accompagnare i pazienti, entrare in contatto con le famiglie, supportare il personale e come celebrare i sacramenti, i riti e i rituali». Insomma nel contesto di questa pandemia i cappellani hanno scoperto nuovi modi di fornire assistenza pastorale che — ha concluso il presule — «possiamo usare in futuro per sviluppare un modello di assistenza in un evento grave comparabile. Adesso la sfida più grande è l’accompagnamento delle persone in lutto che hanno perso i familiari. Bisogna creare spazi dignitosi e appropriati per i morenti e coloro che piangono per loro. A questo riguardo la Chiesa deve iniziare a pianificare. Di fronte alla popolazione che sta invecchiando la cappellania cattolica nell’ambito sanitario deve essere meglio sostenuta».

Dalla Francia, il coordinatore dell’Aumônier national des etablissements de santé Costantino Fiore ha riportato che soprattutto il personale sanitario è stato oggetto di molta attenzione da parte dei cappellani, perché chiamato a gestire situazioni di forte stress, specie quando si trattava di assegnare delle priorità ai pazienti da curare. Molti giovani medici non erano preparati e hanno bisogno di un accompagnamento individuale o di gruppo per riprendersi dall’esperienza, anche dal punto di vista spirituale. Pure in Francia l’accompagnamento delle famiglie in lutto rimane un grosso capitolo. Senza la possibilità di preparare, o perfino di celebrare, i funerali, esse si sono rivolte agli aumôniers per momenti di preghiera in ospedale. L’arcivescovo di Parigi ha deplorato il fatto che in Francia i sacerdoti nelle strutture sanitarie sono considerati volontari e non cappellani. Questo ruolo, per mancanza dei ministri ordinati, viene svolto maggiormente dai laici che non possono amministrare i sacramenti ai moribondi.

Il direttore dell’ufficio della pastorale della salute dell’episcopato polacco don Arkadiusz Zawistowski ha riferito che il vescovo responsabile del settore Romuald Kamiński ha indirizzato una lettera a tutti coloro che sono impegnati nel servizio sanitario nazionale compresi i cappellani e i volontari. Alla lettera sono seguite, molto apprezzate, le visite del vescovo nei centri di cura. Ha avuto un’eco positiva la campagna di preghiera: «Adotta un medico» (o operatore sanitario) nel tempo della pandemia e quando l’emergenza è finita l’Ufficio ha organizzato il Pellegrinaggio nazionale del mondo della salute al santuario mariano di Jasna Góra. Sotto la guida del vescovo Kamiński si sono uniti i cappellani ospedalieri e gli operatori sanitari del paese per offrire alla Vergine i dolori e le gioie sperimentati in tempo di pandemia. Nella cappella dell’icona miracolosa era presente il presidente Andrzej Duda per esprimere gratitudine agli operatori sanitari e ai cappellani ospedalieri che con grande coraggio hanno curato i corpi e le anime dei malati da covid-19.

di Dariusz Giers
Responsabile del Dssui per i cappellani ospedalieri