· Città del Vaticano ·

Servono audaci cambiamenti contro il razzismo

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Iniziativa della Church of England

26 giugno 2020

Una nuova commissione per promuovere «audaci cambiamenti» al fine di garantire l’uguaglianza etnica in seno alla comunità ecclesiale: è quanto ha deciso la Church of England, che ha contestualmente annunciato l’istituzione di una task force, subito operativa, che avrà il compito di preparare il lavoro. L’iniziativa fa seguito ad una serie di raccomandazioni raccolte nel corso degli ultimi mesi.

La House of Bishops ha votato a sostegno del nuovo organismo che sarà operativo a partire dall’inizio del prossimo anno. I presuli anglicani hanno infatti ritenuto opportuno e indispensabile una nuova commissione, al fine di «attuare cambiamenti culturali e strutturali significativi» all’interno della Chiesa d’Inghilterra e controllare inoltre i progressi compiuti nell’attuazione del cambiamento.

I lavori preparatori prima dell’avvio effettivo della commissione — si legge sul sito della Church of England — saranno svolti da un’apposita task force, nell’ambito di un approccio di «tolleranza zero» per combattere il razzismo e ogni forma di discriminazione.

Già lo scorso febbraio, durante il Sinodo generale della Church of England, i vescovi avevano presentato una mozione per chiedere scusa per il razzismo subito, all’interno della comunità anglicana, dai neri e dalle minoranze etniche giunte nel Regno Unito dopo la fine della seconda guerra mondiale. In particolare, il riferimento è al gruppo conosciuto con l’abbreviazione Bame (Black and minority ethnic) e facente parte della Windrush Generation dal nome dalla nave «Empire Windrush» approdata il 22 giugno 1948 a Tilbury con 492 passeggeri provenienti dalla Giamaica. Fu la prima grande ondata migratoria verso l’Inghilterra dopo il conflitto e produsse fenomeni di razzismo e ingiustizia sociale. In occasione del Sinodo generale, anche l’arcivescovo di Canterbury e primate della Comunione anglicana, Justin Welby, aveva affermato che «senza alcun dubbio» la Chiesa d'Inghilterra fosse ancora «profondamente razzista dal punto di vista istituzionale».

Nonostante le scuse per gli episodi di razzismo all’interno della Church of England, i vescovi hanno sottolineato che «i progressi compiuti verso la giustizia, l’uguaglianza e l’inclusione razziale sono ancora insufficienti. Affinché la Chiesa sia una voce credibile nella richiesta di un cambiamento in tutto il mondo — scrive l’episcopato anglicano — adesso deve garantire che le scuse e il lamento siano accompagnati da azioni rapide e decise che portino a un vero e proprio cambiamento».

A margine dell’incontro nel corso del quale è stata decisa l’istituzione della Commissione, i vescovi della Church of England hanno espresso la loro posizione, in linea con quanto espresso in diverse occasioni dall’arcivescovo Welby, ribadendo le loro scuse per il comportamento della Chiesa d'Inghilterra durante il periodo dello schiavismo.

Al riguardo, nei giorni scorsi, in occasione del settantaduesimo anniversario del “Windrush Day”, padre Andrew Moughtin-Mumby, rettore della chiesa di Saint Peter a Walworth, nel sud-est di Londra, nel suo sermone aveva sottolineato quanto il razzismo sia considerato una pandemia, alla stregua del covid-19 e dell’emergenza climatica. «Il razzismo vissuto dalle persone della generazione Windrush nelle chiese parrocchiali negli anni successivi al loro primo arrivo in Gran Bretagna — ha ricordato il reverendo — è una “macchia sull’anima” della Church of England. Oggi c’è ancora razzismo nella Chiesa ed è una malattia molto grave, un peccato. Credo che ognuno di noi sia chiamato a lavorare sodo e rapidamente per guarire da esso».

Intanto, la Chiesa cattolica e la Church of England hanno espresso soddisfazione per la decisione del governo di dare il via libera alla celebrazione della messa nelle chiese del paese dal prossimo 4 luglio. «Abbiamo aspettato questo omento con pazienza e desiderio — ha detto l’arcivescovo di Westminster e presidente della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles, cardinale Vincent Gerard Nichols — abbiamo ben compreso l’importanza di proteggere la salute delle persone nella nostra società. Non vediamo l’ora di prendere l’Eucaristia, che sta al centro della nostra fede».