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A cinque anni dalla «Laudato si’» una tavola rotonda online alla Pontificia università Gregoriana

19 giugno 2020

«La Laudato si’ interpreta non tanto un’istanza di moda, ma un vero e proprio segno dei tempi di questa nostra epoca». A cinque anni di distanza dalla pubblicazione dell’enciclica dedicata da Papa Francesco alla cura della casa comune, don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Conferenza episcopale italiana (Cei), descrive così l’impatto sociale del documento pontificio. Al quale è stata dedicata la tavola rotonda online svoltasi giovedì 18 giugno per iniziativa dell’Osservatorio Laudato si’ istituito presso la Facoltà di scienze sociali della Pontificia Università Gregoriana, con il supporto del Joint Diploma in Ecologia integrale.

Sollecitato dai moderatori — i gesuiti Gerard K. Whelan e René Micallef — a illustrare l’impatto dell’enciclica nella realtà ecclesiale italiana, don Bignami ha evidenziato il lavoro capillare che ha coinvolto la Chiesa in questi anni nel cercare di «smuovere il tessuto sociale per fare in modo non solo che emergesse una maggiore sensibilità ecologica» ma che la Laudato si’ diventasse sempre più «uno strumento profondo di scelte di vita». È significativo, del resto, il moltiplicarsi delle iniziative intraprese in questo quinquennio alla luce del pensiero del Papa: nelle varie diocesi si è organizzato un gran numero di conferenze, attività e incontri legati ai temi ambientali, ma soprattutto in diversi ambiti produttivi si è iniziato a prendere sul serio l’enciclica e a sentirsi concretamente coinvolti in un’economia più attenta a tenere insieme sostenibilità sociale e sostenibilità ambientale. Don Bignami ha ricordato, a titolo esemplificativo, l’impegno di alcune comunità di pescatori che hanno abbinato alla loro attività di pesca quella di recupero dal mare dei rifiuti di plastica. «Sono realtà, anche semplici — ha aggiunto — che la gente però percepisce come importanti. Incontriamo qui una valorizzazione del lavoro delle persone che diventa sempre più capace di intercettare le istanze sociali del nostro tempo».

E la Laudato si’, ha concluso il sacerdote lombardo, ha dato un forte impulso a questo modello. C’è, in questo senso, nella Chiesa «il tentativo di entrare dentro i tessuti di pensiero e di progettualità, anche imprenditoriale, di attività economica, di lavoro», con lo sforzo di vivere davvero la dimensione dell’essere “in uscita”. Si tratta, cioè, di riconoscere «il valore delle esperienze sociali, del lavoro, dell’imprenditoria, come esperienze di Chiesa, di evangelizzazione, laddove, appunto, il creato è valorizzato e diventa un tema fondamentale sul quale le vite si misurano».

Il legame tra i contenuti dell’enciclica e la concreta realtà delle dinamiche sociali, non ultime la crisi economica, le emergenze umanitarie, la sanità a livello globale, sono al centro proprio dell’attività di studio e di sensibilizzazione portata avanti dall’Osservatorio Laudato si’. Lo ha spiegato — durante lo scambio di esperienze che ha visto coinvolti anche altri due membri dell’Osservatorio, il gesuita Prem Xalxo e Paolo Conversi — padre Jacquineau Azetsop, decano della Facoltà di scienze sociali alla Gregoriana. Si tratta di un lavoro, ha detto, che ruota attorno al concetto, fondamentale nell’enciclica, che «tutto è connesso», nella consapevolezza che la chiave di lettura di una «ecologia integrale» può aiutare ad affrontare tutte le maggiori sfide a livello globale.

L’Osservatorio si propone così di sviluppare sia un continuo lavoro sistematico (filosofico, teologico e sociale) sulla Laudato si’, sia un approfondimento circa la sua attuazione dal punto di vista pastorale, educativo e operativo. Intende inoltre rispondere alla richiesta di Papa Francesco di “fare rete” e di aprire percorsi transdisciplinari, esercitati con sapienza e creatività nella luce della Rivelazione.