· Città del Vaticano ·

Sapienza della lentezza

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg

18 giugno 2020

Milan Kundera, nel suo breve romanzo La lentezza, utilizzando una serie di simboli, analizza la società odierna e constata che, mentre il passato può essere visto come la lentezza, il presente è, invece, il mondo della velocità dell’imitazione e della non memoria. Egli si chiede perché è scomparso il piacere della lentezza e dove mai siano finiti perdigiorno di un tempo? Dove sono quegli eroi sfaccendati delle canzoni popolari, i vagabondi che vanno a zonzo da un mulino all’altro e dormono alle stelle? (cfr. La lentezza, Milano 1995, passim).

La lentezza serve sempre, ad esempio alla bellezza. Purtroppo, la lentezza-pazienza è parola ombrata dal pregiudizio perché indica un valore che il nostro tempo, che è frenetico e senza la pace dell’anima, non riesce più a comprendere. Eppure, scegliere la lentezza significa rispettare i ritmi della propria anima e significa, altresì, disporsi a un ascolto attento nei confronti degli altri e delle cose, che ci permette di cogliere la bellezza ovunque diffusa quale trama filigranata d’ogni ora dell’uomo. Chi vive con ritmi giusti ha più possibilità di capire il mondo e di scorgere i segreti di bellezza che vi si cela. Senza lentezza non può esserci bellezza e, dunque, non ci si salva.

Purtroppo, il nostro tempo ha scelto la velocità a oltranza, che, da certi punti di vista, è buona e ormai inevitabile; tuttavia, si richiede la sapienza d’essere veloci senza perdere la lentezza (cfr. C. Baker, Ozio lentezza e nostalgia, Torino 2001).

Così pure: non c’è amore senza lentezza. La celerità dello zelo serve all’amore, ma ci sono condizioni di vita, attività (come l’opera educativa) che hanno necessità di procedere con lentezza. Anche nel piccolo della vita quotidiana, aspettare chi non può camminare, adattare il ritmo dei propri passi al ritmo lento di chi accompagniamo è uno squisito atto di amore. È la carità del ritardo, la carità della lentezza.

In tutto e sempre dovremmo riuscire ad essere velocemente lenti e lentamente veloci. È un ossimoro che promette un’esistenza sapiente e vantaggiosa per tutti.

di Michele Giulio Masciarelli