· Città del Vaticano ·

Ricoeur andata e ritorno

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg

«Attorno alla psicoanalisi», ovvero del ruolo che la filosofia gioca ancora oggi nel dialogo tra le scienze

05 giugno 2020

Il rapporto della filosofia con la psicoanalisi è complesso e ha attraversato l’intera storia del Novecento. Pietra di scandalo, la psicoanalisi mette in discussione la certezza cartesiana del soggetto autocosciente e padrone si sé per rivelare le potenze dell’inconscio e delle sue pulsioni. Il soggetto non appartiene più a sé stesso; decentrato, non è più il punto di irradiazione del senso. Sotto lo sguardo di Freud, l’ego cogito diventa una tela piena di buchi, la fragile superficie di un oceano in tempesta: un “falso cogito” effetto di un narcisismo tanto primitivo quanto invincibile.

Testimonianza privilegiata della rivoluzione filosofica freudiana è l’opera di Paul Ricoeur, fenomenologo francese tra i più importanti, che alla psicoanalisi ha dedicato alcune delle sue opere migliori, tra cui Della interpretazione. Saggio su Freud (1965) e Il conflitto delle interpretazioni (1969). Al confronto ricoeuriano con la lezione freudiana — uno dei più importanti e sistematici nella filosofia contemporanea — è consacrato il volume Attorno alla psicoanalisi, edito da Jaca Book (Milano, 2020, pagine 336, euro 28) a cura di Francesco Barale. Il libro si divide in due parti. Nella prima viene offerta al lettore italiano la traduzione della raccolta Ecrits et conférences 1. Autour de la Psychanalyse, frutto del lavoro critico di alcuni specialisti del filosofo e che raccoglie importanti scritti di Ricoeur sulla psicoanalisi poco conosciuti o difficilmente accessibili. Nella seconda parte invece si trovano altri scritti ricoeuriani di carattere più generale, ma nei quali il rapporto con la psicoanalisi è sempre centrale. Ad essi è aggiunta anche un’intervista a Ricoeur dello psicoanalista Giuseppe Martini.

Quel che c’è di veramente interessante nel rapporto tra l’ermeneutica ricoeuriana e la psicoanalisi è il fatto che si tratta di un rapporto bidirezionale, cioè che si muove in due direzioni inverse: da Ricoeur alla psicoanalisi e dalla psicoanalisi a Ricoeur.

L’ermeneutica ricoeuriana non poteva non incontrare Freud. Questo è evidente fin dalle prime opere di Ricoeur consacrate alla filosofia della volontà, della finitudine e del male. Freud suggella quello che per Ricoeur è evidente fin dall’inizio: una volta entrata in crisi la soggettività classica, c’è posto soltanto per un paziente lavoro di interpretazione che sappia scavare nei segni, nei simboli e nei testi. In altre parole, l’identità personale non è un dato, ma l’esito di un’interpretazione della cultura, e quindi un compito, qualcosa sempre in fieri, fragile, aperto a una costante ricomprensione. È il motivo centrale delle grandi opere della maturità come Tempo e racconto (1983-1985), Sé come un altro (1990) e La memoria, la storia, l’oblio (2000) nelle quali l’identità è essenzialmente un’identità narrativa. «Parlare di sé in psicoanalisi è dunque passare da un racconto inintelligibile a un racconto intelligibile». Il racconto, l’interpretazione, il confronto con l’altro, la traccia, l’ateismo e la religione, il linguaggio e l’immagine: sono tutte tematiche fondamentali anche per la psicoanalisi.

Che senso ha la pratica analitica? «Se l’analizzando va in analisi non è semplicemente perché soffre ma perché è turbato da sintomi, comportamenti, pensieri che non hanno senso per lui, che non può coordinare in un racconto accettabile e dotato di continuita» risponde Ricoeur. «Tutta l’analisi non sarà altro che una ricostruzione dei contesti entro i quali questi sintomi assumono un senso. Dando ad essi, tramite il lavoro della parola, un contesto di riferimento rispetto al quale divengono appropriati, i sintomi si integrano in una storia che può essere raccontata».

Ma come può la vita ridursi a un racconto se di essa non possiamo mai avere una visione globale, cogliendola come una totalità singolare? Della vita non conosciamo né l’inizio né la fine; è un racconto che resta irrimediabilmente indefinito, aperto. Dunque, che tipo di unità cerca la psicoanalisi? Per rispondere a questo interrogativo cruciale Ricoeur non guarda a Freud, ma a Jung. Il senso della pratica analitica non sta nell’analisi unilaterale dei disturbi sessuali, ma nella ricerca di un senso della vita che sia umano e individuale, e basato sull’accettazione della realtà.

La psicoanalisi è stata profondamente trasformata dall’incontro con Ricoeur. E questo sotto molteplici punti di vista. Ricoeur ha anzitutto contribuito a una profonda revisione critica del freudismo e del lacanismo. Per lui, Freud presenta l’uomo come un sistema chiuso in sé, troppo isolato e ossessionato dalla sua sessualità; «lo rappresenta in uno schema: conscio, preconscio, inconscio; o, nella seconda topica: Io, Es, Super-io, ma non c’è mai l’altro. L’altro non è mai tematizzato come un elemento della struttura, eppure l’esperienza analitica è il rapporto del desiderio con l’altro». Ricoeur ha inoltre gettato le basi per una seria riconsiderazione dello statuto epistemologico della psicoanalisi rappresentando una voce importante nel lungo Methodenstreit sulle scientificità della disciplina freudiana. Come scrive uno dei curatori del volume, Vinicio Busacchi, «ancora oggi, a oltre cinquant’anni dall’uscita del Saggio su Freud, il lavoro [di Ricoeur] risulta riferimento fondamentale per tutte quelle modellizzazioni e teorizzazioni che mirano, in un modo o nell’altro, a focalizzare l’elemento ermeneutico-interpretativo o ermeneutico-narrativo nel contesto della riflessione metapsicologica e/o della tecnica terapica e/o della clinica in generale». Il primo decennio del nuovo secolo ha visto in Canada, negli Stati Uniti e in America latina la pubblicazione di importanti lavori che ripensano l’apporto ricoeuriano alla psicoanalisi; «la filosofia ricoeuriana trova significativo impiego in nuove frontiere della ricerca d’ambito psicoanalitico e psichiatrico ove si assiste all’intreccio interdisciplinare di più paradigmi — l’approccio dinamico, l’approccio cognitivista, l’impostazione neurobiologica, la prospettiva narrativista, la prospettiva fenomenologica» scrive ancora Busacchi.

Il volume Attorno alla psicoanalisi esce quindi in un momento di grande fervore interdisciplinare, e testimonia il ruolo efficace che la filosofia può giocare ancora oggi nel dialogo tra le scienze e quindi nell’estensione della conoscenza.

di Luca M. Possati