· Città del Vaticano ·

Rabbia, dolore e sete di giustizia

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Celebrati a Houston i funerali di George Floyd

10 giugno 2020

L’ultimo saluto a George Floyd, l’afroamericano ucciso il 25 maggio da un agente bianco della polizia a Minneapolis, in Minnesota, è andato in scena ieri nella sua Houston, in Texas. Poi la sepoltura nella vicina città di Pearland accanto alla madre Lacenia, morta nel 2018 e da Floyd più volte invocata poco prima che le forze lo abbandonassero definitivamente, in quegli 8 minuti abbondanti in cui è stato steso sulla strada con un ginocchio sul collo che gli ha tolto il respiro.

L’intero paese ha seguito la cerimonia funebre in diretta tv e sui social network. Al rito, tenutosi in forma privata, hanno partecipato esclusivamente su invito alcune centinaia di persone, tra cui celebrità, politici e familiari di neri morti in passato a seguito di interventi della polizia in diverse città statunitensi.

La vicenda di Floyd è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. In questo caso sull’annoso problema della violenza razziale negli Stati Uniti. Non solo Minneapolis — data letteralmente alle fiamme e considerata da sempre un contesto profondamente segnato da tensioni, precarietà, rabbia e dolore — ma svariate città Usa, tra cui Los Angeles, Dallas, Detroit, New York, Washington e Filadelfia sono state coinvolte nelle proteste di migliaia di persone che hanno deciso di gridare tutto il proprio dissenso con quanto avvenuto il 25 maggio in Minnesota.

In poche ore Floyd è divenuto un simbolo, ormai non più solo negli States, della lotta al razzismo. La brutalità delle immagini circolate, una bambina di sei anni rimasta orfana del suo “gigante buono” come lo chiamavano gli amici, insieme all’attuale situazione di difficoltà oggettiva legata alla pandemia in corso che ha accentuato le disuguaglianze sociali indistintamente in ogni parte del mondo, sono tra i fattori che hanno scatenato l’ondata di forti proteste. Negli Usa il virus ha colpito in modo sproporzionato e più forte gli afroamericani, con un tasso di mortalità di questi ultimi tre volte superiore a quello dei bianchi. In tutto il mondo migliaia di persone hanno dato vita a una marcia collettiva, alimentata dalla sete di giustizia, per chiedere il pieno riconoscimento dei diritti civili degli afroamericani.

Il sindaco di Houston, Sylvester Turner, ha annunciato che nella città il 9 giugno sarà la “Giornata per George Perry Floyd”. «Lo onoriamo non perché fosse perfetto, lo onoriamo oggi perché con quel suo ultimo respiro ha permesso di respirare a tutti noi», ha detto Turner durante le esequie, stando a quanto riferito dalla Cnn. Intanto il Senato Usa ha nominato ieri all’unanimità il generale Charles Brown Jr nuovo capo di stato maggiore dell’Air Force Usa, facendone il primo ufficiale afroamericano a guidare una branca delle forze armate americane.