· Città del Vaticano ·

Ottant’anni e non sentirli

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La Pontificia Università Salesiana

25 giugno 2020

Nel mondo degli atenei compiere appena 80 anni significa essere giovani. E la Pontificia Università Salesiana giovane lo è nei fatti prima ancora che anagraficamente. D’altronde non poteva darsi differentemente nell’ambiente ispirato a don Bosco, il “santo dei giovani”. E la positività, l’ottimismo giovanili sono la prima nota che risulta visitando l’ateneo: la comunità accademica salesiana è stata severamente colpita nei mesi scorsi dalla pandemia, eppure preoccupazioni e tristezza sono state rapidamente archiviate in questi giorni con i festeggiamenti in corso per gli ottant’anni di vita. Esattamente due giorni dopo l’ingresso in guerra dell’Italia infatti, il 12 giugno 1940, la Santa Sede, su proposta del cardinale Ruffini, approvò gli statuti dell’erigendo ateneo salesiano, che iniziò il suo primo anno accademico a Torino il successivo 16 ottobre con, accanto alla filosofia e alla teologia, la novità di un istituto di pedagogia.

Entriamo nel moderno campus accompagnati da Veronica Petrocchi e don Donato Lacedonio che ne curano le relazioni esterne. «Fin da subito — ci spiega, accogliendoci, don Mauro Mantovani, rettore magnifico dell’ateneo — abbiamo voluto caratterizzare i nostri percorsi accademici nel segno della formazione integrale dei giovani, cioè nel solco della missio affidataci dal nostro fondatore. E questa peculiarità non è confinata all’ambito specifico degli studi pedagogici, ma cerchiamo di declinarla lungo tutta quanta la nostra offerta formativa». «Sì — gli fa eco don Antonio Escudero Cabello, decano della Facoltà di teologia — anche l’insegnamento della teologia segue la medesima impronta. Non solo per l’Istituto di teologia pastorale che è particolarmente rivolto alla pastorale giovanile, ma anche negli altri due istituti di teologia spirituale e di dogmatica i programmi sono particolarmente orientati al tema della formazione cristiana, tanto nella storia che nel presente».

Da quel giugno di ottant’anni fa molta acqua è passata sotto i ponti del mondo, dell’Italia e della Chiesa. Oggi, l’Università Pontificia Salesiana è una grande realtà accademica con più di ottocento studenti, di cui oltre la metà laici, alla cui formazione concorrono circa duecentottanta religiosi salesiani. Il punto di svolta è avvenuto nel 1965 quando, per meglio rispondere alla crescente utenza internazionale, venne deciso di spostare la sede centrale dell’ateneo a Roma, nel moderno e ampio campus costruito sulla collinetta del quartiere Nuovo Salario. Che è solo il centro di una fitta rete di istituti universitari collegati in tutto il mondo: dieci istituti aggregati, diciotto affiliati, quattro associati e tre sponsorizzati, dall’Africa all’India, dal Vietnam all’Argentina, fino alla prestigiosa sede di Gerusalemme intitolata ad Alphonse Marie Ratisbonne. L’ateneo è oggi strutturato in cinque facoltà: oltre a teologia, quelle di filosofia, di scienze dell’educazione, di lettere cristiane e classiche, e di scienze della comunicazione sociale.

«Oltre che nel rango di ateneo pontificio alle dipendenze della Santa Sede, l’Università Salesiana in queste materie “laiche” rilascia lauree e titoli accademici riconosciuti dallo Stato italiano», spiega il vice rettore, don Paolo Carlotti. Inutile a dirsi che la facoltà di scienze dell’educazione, per la stretta contiguità con il carisma salesiano, costituisca un po’ il baricentro dell’intero ateneo. Il professore don Cristiano Ciferri spiega come è strutturato l’ateneo: «Siamo organizzati in ben sette istituti di facoltà: pedagogia, metodologia pedagogica, didattica, sociologia, catechetica, pedagogia vocazionale, psicologia». Quest’ultima è considerata all’esterno il fiore all’occhiello della facoltà e dell’università. Ogni anno centinaia di studenti affrontano fiduciosi i test di ammissione al corso di laurea in psicologia che si caratterizza per il suo curriculum molto impegnativo e qualificante. Pochi sanno che, a dispetto dei luoghi comuni sulla presunta diffidenza ecclesiale nei confronti della psicologia, i salesiani sono stati i primi a introdurre in Italia un corso di laurea in psicologia, assai prima delle università statali. «Un luogo — racconta Beatrice Visco, studentessa del primo anno di specialistica in psicologia — dove oltre alla trasmissione di competenze c’è una grande attenzione alla formazione umana integrale. Vi si respira una vera aria da campus, con tante e stimolanti iniziative extracurriculari, ricreative e sportive. All’inizio — aggiunge — ero un po’ sorpresa da questo strano mix tra studenti laici e studenti religiosi, ma col tempo mi sono trovata a fare delle belle amicizie con giovani suore e seminaristi che mi danno molta soddisfazione».

Parere confermato da un recente ex studente, don Andrea Lupi, oggi vice parroco a Latina: «La mia esperienza prima che istruzione è stato cammino; entrando in ateneo si respirava quella temperatura relazionale giusta a motivare e stimolare le domande e a cercare insieme le risposte. Ragione, religione, amorevolezza, come insegnava don Bosco».

Don Fabio Pasqualetti, che è il decano della Facoltà di scienze della comunicazione sociale, spiega: «La nostra è una finestra aperta sul mondo dei nuovi media e delle tecnologie: insegniamo a produrli e a utilizzarli con senso critico, con uno sguardo particolare ovviamente al loro uso pastorale. Tema che è risultato di grande attualità in questi ultimi mesi con la pandemia che ha costretto le realtà della Chiesa a dispiegarne l’uso ovunque».

Specialità unica dell’ateneo è infine la Facoltà di lettere cristiane e classiche. «Il nostro compito — sottolinea il preside-decano, don Miran Sajovic — consiste fondamentalmente nel preparare i futuri professori di latino e greco, che andranno poi a insegnare negli atenei di tutto il mondo. Fu san Paolo VI a volere nel 1964 il Pontificium Institutum Altioris Latinitatis che poi dal 1971, pur conservando un legame speciale con la Santa Sede, è divenuto parte integrante della nostra università. Il lavoro di ricerca è soprattutto indirizzato a studiare le connessioni tra il mondo della classicità pagana e il cristianesimo delle origini».

Conclude don Mauro Mantovani: «Non voglio sembrare presuntuoso, ma debbo dire che siamo veramente orgogliosi non solo del servizio che svolgiamo per la Chiesa universale, ma anche per essere ormai riconosciuti come un presidio culturale di eccellenza per la città di Roma». Ottanta candeline ben meritate, e soprattutto ben portate.

di Roberto Cetera