· Città del Vaticano ·

Orizzonte di pace

Il re saudita Salman riceve il cardinale patriarca Raï (14 novembre 2017)

In un libro le relazioni del Patriarcato Maronita con il Regno dell’Arabia Saudita

23 giugno 2020

Una relazione serena, fraterna e profonda, ma sconosciuta e quasi invisibile, portata alla luce da un importante ricercatore e promotore del dialogo interreligioso e della cultura della pace: l’abate Antoine Daou, dell’Ordine antoniano maronita del Libano. Mi riferisco al libro pubblicato in arabo qualche mese fa e che doveva avere una grande risonanza, non solo in Libano ma in tutto il mondo arabo perché parla delle relazioni intercorse tra i patriarchi della Chiesa maronita in Libano e i re dell’Arabia Saudita, a partire dall’istituzione del regno saudita nel 1932.

Il libro intitolato La relazione del Patriarcato Maronita con il Regno dell’Arabia Saudita è stato pubblicato a settembre 2019 e il mese dopo, cioè il 23 ottobre 2019, si doveva tenere un evento per festeggiare la sua pubblicazione e per presentarlo a Bkerké, sede del patriarcato maronita, alla presenza sia del patriarca, sua beatitudine il cardinale Béchara Boutros Raï, che dell’ambasciatore dell’Arabia Saudita in Libano, sua eccellenza il signor Walid Ben Abdulla Bukhary. Purtroppo, tre giorni prima, l’evento è stato annullato e rinviato a data da destinarsi, a causa delle forti proteste dovute alla crisi economica che sta attraversando il Libano.

Mi piacerebbe presentare questo importante testo, la cui idea è nata prendendo spunto dalla memorabile visita del patriarca Raï, cardinale di Santa Romana Chiesa al re dell’Arabia Saudita, il 13 e il 14 novembre 2017; questa visita, su invito delle autorità saudite, è un unicum nella storia dei rapporti con il Regno. L’abate Daou ha deciso così di fare una ricerca e di scrivere questo libro, pubblicando anche tutti i documenti che riguardano il rapporto tra il patriarcato maronita e l’Arabia Saudita lungo la storia. Un libro e una relazione che acquisiscono una notevole importanza, vista la peculiarità delle due parti in questione. L’una è il patriarcato maronita, somma autorità cristiana maronita in Libano, mentre l’altra parte è rappresentata dai regnanti dell’Arabia Saudita, paese islamico che ospita due dei luoghi più sacri del mondo sunnita.

Il libro è composto da dieci capitoli e un’introduzione. Il primo capitolo parla dell’ultima e più importante tappa di queste relazioni che è la suddetta visita del patriarca maronita in Arabia Saudita. Il secondo capitolo spiega e riporta i due memorandum del patriarca cardinale Raï consegnati al re Salman Ben Abd al Aziz Al Saud. Il primo memorandum è intitolato «Sulla questione libanese», il secondo ha come titolo «Dislocamento siriano in Libano: realtà, sfide e richieste». Il terzo capitolo invece racconta l’accoglienza che i maroniti hanno riservato ai re e agli emiri che si recavano in visita in Libano e a Bkerké. Segue il quarto capitolo in cui continua la storia affrontando le visite che i patriarchi maroniti e i loro delegati rendevano ai re, agli emiri e ai responsabili sauditi nelle loro sedi in Libano. Quindi il quinto capitolo prosegue esponendo e pubblicando lo scambio epistolare tra le due parti in questione.

Il sesto capitolo è dedicato ad alcune personalità maronite che avevano stretto relazioni di profonda amicizia con i re e gli emiri sauditi e che erano i pionieri del Rinascimento arabo e dello sviluppo. Successivamente nel settimo capitolo si parla dell’interazione civile e culturale tra i due interlocutori per poi arrivare a esporre la cronistoria dell’Accordo di Taif che è stato una tappa fondamentale nella storia del paese dei cedri. Nel nono capitolo si analizza la relazione tra i maroniti e l’Arabia Saudita parlando di una missione islamo-cristiana di aperture e di interazioni. Il libro si conclude con il decimo capitolo intitolato «Gli orizzonti delle relazioni islamo-cristiane». In quest’ultimo capitolo l’autore fa una sintesi molto interessante e ben precisa delle relazioni islamo-cristiane, dei loro effetti e dei loro orizzonti e lo fa in sedici punti che fanno molto riflettere.

Nel solco del pensiero, degli sforzi e del magistero della Chiesa cattolica e soprattutto di Papa Francesco — e qui non si può non ricordare la storica visita che il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, ha effettuato in Arabia Saudita alla fine di aprile 2018 — questo libro viene a rinforzare l’impegno che la convivenza, la fratellanza e la pace non solo sono possibili ma sono anche doverosi, sia a livello morale che umano. Perché se cerchiamo il dialogo, il bene dell’altro e la pace, spianeremo la strada a una convivenza bella e luminosa, tale che il mondo assisterebbe a un sussulto di vera e autentica umanità e le relazioni umane risulterebbero imperlate da significativi e veri atteggiamenti di pacifica fraternità.

Questo libro, dice l’autore, narra di una pagina importante della storia delle relazioni islamo-cristiane ed è allo stesso tempo un testo di ricerca e di documentazione che sottolinea la profondità e l’importanza delle relazioni tra i maroniti e i sauditi. Inoltre, esso evidenzia il ruolo dell’attuale patriarca e dei suoi predecessori, ma anche di intellettuali e politici maroniti, che hanno lavorato con impegno per istituire queste relazioni, svilupparle e per farle progredire.

Lo scambio epistolare tra i patriarchi maroniti e i re di Al Saud e i loro emiri, e i responsabili del regno saudita, e le loro reciproche visite, rappresentano un soffio dello Spirito che infonde speranza e vita nelle relazioni tra l’islam e il cristianesimo. Questo è, in sintesi, il nucleo del libro. È vero che il volume tratta di una relazione tra maroniti e sauditi ma può essere guardato come un passo in avanti nelle relazioni islamo-cristiane in genere e un incentivo a promuovere sempre più tali relazioni di amicizia e di fratellanza.

Per dare un’adeguata rivalutazione e il giusto apprezzamento al ruolo che ognuno di noi ha nel diffondere la cultura della pace e dell’amore fraterno, mi sembra doveroso concludere proprio con le parole dell’autore: «È vero che l’essere umano è figlio della storia, ma è più giusto dire che egli è il signore della storia, è il fautore della storia con le sue buone opere e la sua buona volontà».

di Amal Hazeen