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Natura e storia dell’Archivio della Congregazione delle cause dei santi

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Raccoglie tutti i documenti del dicastero fin dalla sua istituzione

04 giugno 2020

L’Archivio della Congregazione delle cause dei santi raccoglie i documenti del dicastero fin dall’origine della sua istituzione. Con la costituzione apostolica Immensa Aeterni Dei, Sisto v, alla fine del ’500, dava un nuovo ordinamento alla Curia romana. Con lo scopo di coadiuvare l’attività di governo del Pontefice, fondava ben quindici Congregazioni. Tra queste, la quinta era la Congregazione «pro sacris ritibus et caeremoniis», alla quale veniva affidato il duplice compito di vigilare e regolare tutta la materia inerente al culto liturgico e di trattare con competenza universale le Cause di canonizzazione dei santi, al cui studio e alla cui preparazione avevano sino allora atteso, separatamente e quindi senza unità di criterio, gli Uditori della Sacra Rota.

I documenti archivistici, come è noto, rispecchiano l’attività dell’istituzione che li produce. Pertanto, per meglio comprenderne la natura, pare opportuno segnalare, brevemente, l’iter storico vissuto da questo dicastero, a cui erano state attribuite numerose competenze. Si sarebbe occupato, in particolare, di disciplinare l’esercizio del culto divino e le funzioni delle cappelle papali e cardinalizie; curare l’emendazione dei libri liturgici; provvedere alle nuove edizioni; definire qualsiasi questione relativa alla celebrazione delle feste dei santi; approvare calendari e propri diocesani o di ordini o congregazioni religiose; decidere circa il culto delle reliquie e delle immagini dei santi; confermare o eleggere i santi patroni locali, nazionali ecc; accordare privilegi circa l’uso di vesti sacre e insegne ecclesiastiche nelle celebrazioni liturgiche; risolvere le controversie relative alle precedenze ecclesiastiche; fissare il protocollo per il ricevimento di sovrani, principi, ambasciatori e altri illustri personaggi sia civili che ecclesiastici. Per quanto riguarda la competenza relativa alle cerimonie, essa le fu tolta ben presto (probabilmente dallo stesso Sisto v) e affidata al nuovo dicastero del Cerimoniale, a cui furono demandate le competenze relative alla cura del cerimoniale civile e dei riti della Cappella papale. Cosicché il nome della Congregazione fu mutato in Congregazione dei sacri riti.

Quest’ultima, dunque, aveva poteri sia nell’ambito del contenzioso che dell’amministrativo, ma aveva anche veri e propri poteri legislativi in senso lato, come ribadiva un decreto del 18466. Essa godeva della facoltà di emanare decreti generali aventi valore di legge, anche senza previa approvazione pontificia. Le sue attribuzioni e i suoi poteri rimasero pressoché inalterati fino alla riforma di Pio X del 1908, anche se con la fondazione della Congregazione di Propaganda Fide nel 1622 tutte le questioni liturgiche concernenti le Chiese orientali passarono al nuovo dicastero, così come le furono sottratte le competenze relative alla sacre reliquie, con la istituzione della Congregazione delle indulgenze e delle reliquie, creata da Clemente ix nel 1669, anche se quest’ultima competenza le sarebbe stata riattribuita solo per pochi anni nel 1904 da Pio X. Ma, come si accennava, fu nel 1908 con la costituzione apostolica Sapienti Consilio che si ridussero significativamente le prerogative attribuite ai Riti. La Congregazione perse, così, la facoltà di trattare alcune cause, tanto in via contenziosa che in via economico-amministrativa, le fu sottratta l’appena riavuta competenza in materia di indulgenze e, per finire, l’ambito della disciplina dei sacramenti rimase limitato alle prescrizioni relative al culto e ai riti. Nel 1914, il Papa avrebbe, poi, soppresso le tre commissioni prelatizie (liturgica, storico-liturgica e per la musica e il canto sacro) esistenti presso la Congregazione stessa. Il 15 agosto 1967, Paolo VI avrebbe ristrutturato completamente il dicastero, creando due sezioni. La prima, quella liturgica, si occupava di libri liturgici di qualsiasi genere della Chiesa latina, con il compito di rivederli, correggerli o approvarli; esaminare e approvare i nuovi offici divini e calendari diocesani e degli ordini o congregazioni religiose; giudicare e dirimere i dubbi che potevano sorgere in materia di riti; favorire le relazioni con le Conferenze episcopali nazionali e gli istituti liturgici ed infine era competente nell’ambito del culto non liturgico come le pratiche pie del popolo cristiano. Esisteva poi una seconda sezione detta giudiziaria che si occupava più precisamente della procedura per la canonizzazione. Essa prendeva visione delle suppliche e ne valutava l’opportunità per l’introduzione delle cause; si occupava della validità degli atti stessi; valutava gli scritti dei servi di Dio e l’eroicità delle virtù, il martirio e l’antichità dei culti ad essi tributati. Inoltre, questa sezione aveva competenza anche nel giudicare, dopo la relazione dei medici, gli eventuali miracoli avvenuti per intercessione dei servi di Dio. Nonostante la completa ristrutturazione a cui questo dicastero era stato sottoposto con la riforma curiale del 1967, parve opportuno allo stesso Paolo VI, a meno di due anni di distanza, di procedere, in forza della costituzione apostolica Sacra Rituum Congregatio dell’8 maggio 1969, ad abolire la Sacra Congregazione dei riti, così com’era, per elevare al rango di due dicasteri autonomi le due sezioni di cui abbiamo parlato. Si crearono così le attuali Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti e quella delle cause dei santi. Quest’ultima ha dunque competenza sulla trattazione delle cause dei santi con assoluta esclusività per tutta la Chiesa. Ma ancora, quattordici anni dopo, la Congregazione delle cause dei santi sarà oggetto di una nuova e radicale riforma a opera di Giovanni Paolo II, con la costituzione apostolica Divinus perfectionis Magister del 25 gennaio 1983. Ci è sembrato molto opportuno — chiariva il Papa — rivedere ancora la procedura nell’istruzione delle cause, e riordinare la stessa Congregazione per le cause dei santi, in modo da andare incontro alle esigenze degli studiosi e ai desideri dei nostri fratelli nell’episcopato, i quali più volte hanno sollecitato una maggiore agilità di procedura, conservata, però, la solidità delle ricerche in un affare di tanta importanza. Pensiamo inoltre, che alla luce della dottrina sulla collegialità proposta dal concilio Vaticano II, sia assai conveniente che gli stessi vescovi vengano maggiormente associati alla Sede apostolica nel trattare le cause dei santi.

L’Archivio della Congregazione delle cause dei santi (già Congregazione dei riti) sorge e si sviluppa in questo ampio contesto storico. Pertanto la sua storia si muove entro la dinamica degli avvenimenti che nel corso dei secoli hanno coinvolto la Congregazione stessa, dalla sua fondazione fino ai giorni nostri. Di qui, come si diceva, è sorta l’esigenza di sintetizzare l’evoluzione storica del Dicastero in questo cappello introduttivo, per meglio capire il tipo di documenti che si possono rintracciare fra i fondi dell’Archivio. Dunque, esso raccoglie più propriamente tutto l’archivio storico della Congregazione dei riti, l’archivio di deposito e corrente, versato dai vari uffici del dicastero ogni anno.

Si è appena descritto l’Archivio in senso lato o “generale”, su cui concentreremo la nostra attenzione. Esistono, poi, due altri archivi particolari: quello così detto della “ex Cancelleria”, che raccoglie, prevalentemente, gli originali degli scritti dei servi di Dio, lasciati nel corso dei secoli in Congregazione dalle postulazioni, che dovrebbero, una volta terminato lo studio su di essi, ritirarli; e i Transunti, copie originali degli atti dell’inchiesta diocesana (Archetipo) depositati in Congregazione per compiere su di essi gli opportuni studi, che aprono la fase romana della beatificazione e canonizzazione. Questi vengono periodicamente versati nell’Archivio apostolico vaticano, mano a mano che le cause sono trattate e concluse. Esiste poi un archivio della “Sezione storica”, che fa capo attualmente all’Ufficio del relatore generale. Esso raccoglie tutti gli incartamenti relativi alle cause storiche e alla redazione delle Positiones, dossier preparati dal postulatore sotto la supervisione di un relatore, che riguardano la vita, la fama di santità, le virtù e il martirio dei vari servi di Dio fin dal 1930, quando fu creata la Sezione storica, poi sviluppatasi nel corso degli anni in Collegio dei relatori. Le Positiones così redatte, si conservano nell’Archivio “generale”, che da questo momento in poi chiameremo semplicemente Archivio e ne rappresentano oggi il fondo più cospicuo.

Parte di questo fondo (le Positiones prodotte tra il 1662 e il 1809) è conservato presso la Biblioteca nazionale di Parigi, a seguito del trasferimento degli Archivi della Santa Sede in Francia, durante l’epoca napoleonica.

Il materiale archivistico della Congregazione delle cause dei santi, veramente corposo, si può dividere in due grandi categorie: a) materiale di carattere più o meno strettamente liturgico e b) materiale di carattere processuale agiografico. Nell’una e nell’altra categoria, accanto a una grande quantità di carte di interesse secondario, vi sono pezzi di grande importanza storica. I documenti di queste due categorie fino alla soppressione della Congregazione dei riti sono tra di loro strettamente legati da un forte vincolo archivistico, che ci obbliga a tenerli uniti. Essi oltre a darci informazione sul contenuto dei documenti stessi ci permettono di osservare trasversalmente anche le diverse fasi storiche attraversate dall’istituzione, che a loro volta si rispecchiano nella storia più generale.

Per semplificare l’esposizione distingueremo tre grandi tappe o tre periodi per descrivere la storia di questo prezioso Archivio: un periodo iniziale di appena tre lustri, un secondo periodo di circa due secoli, più precisamente dai primi del ’600 all’epoca napoleonica, e un terzo dalla caduta di Napoleone ai giorni nostri.

La prima tappa, che convenzionalmente individueremo tra il 1588 al 1602, vede un materiale piuttosto scarso, un po’ confuso e probabilmente incompleto. A comprenderne il motivo può aiutarci uno sguardo sul funzionamento della Congregazione nei suoi primissimi anni di attività.

Il primo prefetto della Congregazione dei riti fu il cardinale Alfonso Gesualdo. Il prefetto era coadiuvato da un segretario, Giovanbattista Stella, ma si serviva anche per il disbrigo delle pratiche, di un suo uditore, Rutilio Gallacino. Il segretario Stella si assentò ben presto da Roma e fu sostituito da un pro-segretario, Alessandro Graziani.

Inoltre, in questi primi anni, la Congregazione non aveva una sede sua propria e le riunioni si tenevano generalmente nella casa del cardinale prefetto. Questi, dopo appena otto anni dalla fondazione del dicastero e cioè nel 1596, fu eletto arcivescovo di Napoli, sua patria, e vi si trasferì portando con sé, poco dopo, come suo vicario generale il pro-segretario Graziani. La prefettura della Congregazione passò allora al cardinale Ínigo di Ávalos, detto il cardinale d’Aragona, il quale, rimanente ancora assente il segretario ufficiale Stella, scelse in sua funzione Ottavio Martirani, che morì solo quattro anni dopo, nel 1600. Morto anche il cardinale d’Aragona, gli successe come nuovo prefetto dei riti il cardinale Tolomeo Gallio. Di fronte a tutte queste vicissitudini, l’ex prefetto Gesualdo gli suggerì di assumere come segretario il sacerdote Giovanni Paolo Mucante, già cerimoniere pontificio. Clemente VIII accettò la proposta e affidò l’incarico a Mucante, che sostituì definitivamente Stella, assumendo l’ufficio di segretario della Congregazione dei riti il 10 giugno 1602. In questo ruolo egli si occupò anche dell’organizzazione delle carte prodotte in quegli anni, dando vita alla prima sistemazione archivistica dei documenti. È lo stesso Mucante a parlarcene: «È giusto, Beatissimo Padre, che io relazioni anzitutto circa i lavori e gli impegni di quell’ufficio del cui titolo sono insignito». Il suo principale lavoro di organizzazione dell’Archivio è consistito principalmente nel raccogliere «tutti quei decreti che, da [lui] redatti ed evasi, furono sottoscritti dal Cardinal Prefetto della stessa Congregazione dei riti, dal 10 giugno fino al tutto il 1610 e che [si è] preoccupato di [riunire] in questa forma di libro». Il libro, a cui si riferisce, altro non è che il primo volume coevo della serie dei Decreta, che raccoglie tutti gli atti formali, decreti e rescritti, emanati dalla Congregazione nel corso dei secoli.

Ho creduto opportuno raccontare l’alternarsi delle cariche nei primi anni della Congregazione, per spiegare il motivo per cui la documentazione prodotta tra il 1588 e il 1602 è frammentaria, disordinata e probabilmente non completa. Con la nomina di Mucante comincia la vera organizzazione dell’istituzione e con essa la creazione del suo Archivio. Egli avviò subito una specie di protocollo, un registro, cioè, ove annotava volta per volta le questioni discusse e le risoluzioni prese, che, poi riprodotte in extenso, diedero vita alla serie dei Decreta, già descritta. Non si preoccupò di raccogliere i decreti già emanati. Con il tempo, però, si sarebbe avvertita sempre più l’utilità dei registri iniziati da Mucante e il disagio per quegli anni iniziali non compresi nei registri stessi. Fu così che solo nel 1751, per interessamento del segretario Mario Marefoschi furono recuperate le carte degli anni 1588-1599, da cui vennero estratti i decreti, raccolti in un volume che va a completare la serie Decreta, più volte citata. Si tratta dunque di una raccolta sorta da quelle carte originali che Mucante stesso aveva messo insieme e che nel frattempo erano state collocate nell’Archivio vaticano insieme a tutto il fondo più antico della Congregazione. Fu durante il pontificato di Urbano VIII e per volontà dello stesso Pontefice, che l’Archivio della Sacra Congregazione dei riti si vide assegnare un luogo nel Palazzo vaticano. In questo archivio — così come decritto nel De Servorum Dei di Benedetto XIV — si conservavano «i processi antichi delle Cause di beatificazione e canonizzazione, e le traduzioni autografe di quelli che sono redatti in lingua estera; poiché nella Congregazione dei Sacri riti si trattano anche altre questioni, ad esempio delle precedenze e simili, i processi di beatificazione e canonizzazione vengono conservati in luogo separato dalle altre scritture, né possono essere rimossi se non per mandato o del cardinale relatore della causa, o del promotore della fede, a motivo di leggerli, qualora sia necessario, con l’obbligo quindi della restituzione», così come aveva stabilito Innocenzo xi, già nel 1678. Infine l’Archivio, (tale Archivio) chiuso a chiave, era custodito dal protonotario. Ed è di questo fondo archivistico che parla il Marefoschi, nell’introduzione al volume dei decreti del 1751.

A base del decreto, ovviamente, esisteva un incartamento, che raccoglieva i documenti utili al disbrigo della pratica: suppliche con i relativi allegati e i voti dei consultori sulla questione trattata. Essi furono conservati e raccolti seguendo l’ordine cronologico, basato sulla data delle sedute delle Congregazioni. Insomma tutte le questioni trattate durante una riunione, una Congregazione, andarono a formare un unico plico, accompagnato da un “foglio indice” che descriveva in modo sintetico le pratiche ivi contenute per esteso e le risoluzioni prese. Ancora oggi, per studiare un incartamento dei primi secoli, può essere utile risalire alla data della seduta dei cardinali. Sostanzialmente, questo sistema rimase immutato per diverso tempo e al presente, con delle differenze, si usa seguire più o meno la stessa logica. Si verificò un solo cambiamento significativo che coinvolse l’ordine dei decreti. La serie unica, che conteneva indistintamente tutti i decreti del dicastero, quelli cioè che si riferivano alla trattazione delle cause dei santi e quelli liturgici, nel 1692, per ragioni pratiche, fu divisa in due. Nacque così la serie Decreta Servorum Dei su cui, per i primi anni, vennero trascritti dalla serie originale le decisioni in merito alla beatificazione e canonizzazione, serie ancora oggi aperta. Accanto si mantenne la serie dei Decreta Liturgica, chiusa nel 1969 con la soppressione della Sacra Congregazione dei riti.

Fin dai primi secoli di vita della Congregazione, dunque, la cura dell’Archivio ha avuto un ruolo rilevante. Pertanto, fin da subito si rese necessaria la figura dell’archivista, concepita e considerata strettamente come legata alla figura del notaio della Congregazione. Questi aveva come sua competenza specifica la registrazione degli atti giudiziari che in un primo momento avveniva solo per le cause di beatificazione e canonizzazione, per poi coinvolgere tutte le altre cause discusse nella Congregazione dei riti. Aveva anche il ruolo, così come definito da Benedetto XIV di Ispector ArchiVII, vulgo Archivista così che, per dirla con le parole del Papa, «appena uno viene destinato come notaio, viene simultaneamente designato anche come ispettore dell’archivio».

Vale la pena ora soffermarsi sulle vicissitudini vissute dai fondi d’archivio a seguito dell’avvento di Napoleone. È noto infatti come quest’ultimo, dopo aver occupato nel 1809 lo Stato pontificio, diede ordine di trasferire a Parigi tutti gli archivi della Santa Sede, trasferimento che si effettuò negli anni 1810-1811.

Con la deportazione di Pio VII e la dispersione dei cardinali, ebbe luogo un vero e proprio arresto forzato dell’attività di tutta la Curia. Ovviamente anche la Sacra Congregazione dei riti ebbe lo stesso destino e con essa il suo Archivio. La serie dei decreti si interrompe, infatti, nel 1809. Anche se, l’ultima congregazione, definita De speciali Apostolica Auctoritate delegata, et sub delegata, si tenne il 10 gennaio 1810, celebrata probabilmente per risolvere le ultime questioni rimaste in attesa di risoluzione. Testimonianza ulteriore di una situazione di emergenza che si andava delineando. L’attività di governo si bloccò per più di quattro anni, fino a quando, nella primavera del 1814, a seguito della caduta di Napoleone, l’esule Pio VII potè finalmente rientrare a Roma. Per prima cosa egli diede l’ordine che le sacre Congregazioni e i Tribunali ecclesiastici riprendessero immediatamente la loro attività. Fu così che anche la Congregazione dei riti riprese il suo lavoro. Il 18 giugno 1814 è la data della prima decisione presa dal ricomposto Dicastero e trascritta come di consueto sul volume dei decreti per quell’anno, che questa volta presenta una introduzione speciale, qui tradotta dal latino, che vale la pena riproporre integralmente:

«Con l’aiuto di Dio, si riprendono i Regesti della SCR già a lungo interrotti.

Per un cattivo destino, quei documenti accuratamente custoditi negli Archivi dagli inizi dell’istituzione della stessa Sacra Congregazione dei Riti con tutti i Codici e le carte anche minute, dagli invasori francesi ammassati alla rinfusa e buttati caoticamente su carri, erano stati trasportati ben al di là delle Alpi. Niente ora sopravvive degli antichi atti che si conservavano nei nostri scaffali da più di due secoli.

Il Supremo Pastore della Chiesa, con immane scelleratezza, era stato empiamente allontanato dalla sua sede, sballottato qua e là e detenuto in una stretta quotidiana prigionia; i Cardinali di Sacra Congregazione dei Riti deportati, dispersi, gettati in catene; espulsi e maltrattati i Presuli di secondo ordine; tutti gli Ecclesiastici, anche se di umili condizioni, afflitti con durezza e severità o almeno esposti a scherni e ingiurie; la Città santa, perso il suo decoro, giacque squallida e per sei anni pianse oppressa e desolata sotto il ferreo giogo di un regime irreligioso.

Nel frattempo tacquero i Tribunali che, per saggio consiglio dei Sommi Pontefici, erano incaricati di trattare questioni religiose ed ecclesiali: tacque anche il nostro istituito per giudicare, comporre e definire le realtà sacre.

Nonostante ciò, finalmente risplendette il giorno desiderato, nel quale, rimosse le tenebre, apparve visibilmente la mirabile opera della destra dell’Eccelso. Sciolti i vincoli, donatagli la libertà, restituito al suo Popolo, il Sacratissimo Pontefice Pio VII è stato festosamente accolto come un trionfatore, ora riempie di gioia Roma con la sua presenza, senza indugi con solerzia si applica alla riforma della Chiesa e, da questi felici e fausti eventi del ritorno, prende gli auspici per iniziare il lavoro.

Perciò le Sacre Congregazioni vengono richiamate a riprendere l’attività interrotta, anche se con operazioni incomplete; così anche la nostra. E, affinché in questi inizi della ritrovata pace della Chiesa si consegnassero alla memoria nel modo migliore possibile quelle materie che competono alla Sacra Congregazione dei Riti, abbiamo ritenuto degno di tale opera disporre questo nuovo Regesto di esse».

Il ripristino dell’attività di governo vede, però, una Congregazione ancora privata del suo Archivio. Quest’ultimo, pressappoco integro, tornerà a Roma solo più tardi, nel 1817. Nel frattempo, fin dal 6 luglio 1816, il cardinale Ercole Consalvi, segretario di Stato, forniva le prime indicazioni per il recupero delle carte. «Volendo la Santità di nostro Signore — scriveva dal suo ufficio all’allora segretario dei riti Giulio Carpegna — che l’erario pontificio non sia enormemente ed inutilmente gravato per le spese del trasporto da Parigi a Roma di tutte le Carte appartenenti agli Archivi trasportati dal cessato Governo, ha ordinato, che lasciate tutte le carte inutili; siano trasportate quelle soltanto, che sono necessarie, ed utili ad aversi. È necessario pertanto, che Monsignor Segretario della Sacra Congregazione dei Riti si compiaccia di fare avere alla Segreteria di Stato nel più breve termine possibile l’indicazione di quelle Carte appartenenti all’Archivio dell’anzidetta Congregazione, che non è necessario ricuperare, e che possono farsi dare alle fiamme». Il segretario avrebbe prontamente risposto al cardinale Consalvi, inviando un promemoria delle carte da tenersi. Il promemoria sarebbe stato approntato dal sostituto-segretario dei riti, monsignor Giuseppe Antonio Sala che, assente il titolare, aveva presenziato «all’incasso delle Carte e Libri della Segreteria e Archivio della medesima Sacra Congregazione». Egli fu chiarissimo nel sostenere che «niente vi è di inutile, e che possa inutilmente gravare le spese del trasporto». «È facile persuadersi — continuava nel promemoria — quanto importi ricuperare le carte, e documenti che servirono di base alla Beatificazione e Canonizzazione dei Servi di Dio, e che formano il grosso dell’Archivio de Sacri Riti, né possono trascurarsi le altre [carte] perché contengono le decisioni di materie liturgiche, e la memoria delle grazie spedite, dalle quali spesso occorre di far ricerca o per norma della nuova concessione o per i duplicati che vengono richiesti. Vi può essere d’inutile qualche fascetto d’intimi stampati, che qualora non sia confuso con altra carta, si potrà escludere». E dunque alle fiamme non si dette proprio nulla. L’Archivio sarebbe ritornato quasi per intero. La serie dei volumi dei decreti tornò completa, così come il cospicuo fondo delle pratiche o incartamenti (Positiones decretorum et rescriptorum). Rientrato completo anche il fondo dei processi antichi e dei transunti. A Parigi sarebbe rimasto “solo” un fondo composto di posizioni stampate per le cause dei santi: descritto dapprima sommariamente, in un articolo dell’Analecta Bollandiana del 1886, e poi in modo piuttosto dettagliato nel volumetto di padre Schamoni del 1983.

Il materiale archivistico che tornò a Roma dovette ammontare a un totale di circa 95 casse di documenti, come si evince dallo studio della corrispondenza che il segretario della Congregazione ebbe con la Segreteria di Stato e il Palazzo apostolico in quel periodo. Il 7 novembre 1817, con una missiva Marino Marini, che per ordine del Consalvi si sarebbe occupato del recupero degli Archivi della Curia, indirizzata al già citato sostituto-segretario dei riti, informava che «le casse, in cui furono trasportati a Roma gli Archivi di detta Congregazione si debbano rimettere al Prefetto degli Archivi Segreti della Santa Sede». Prontamente il Sala avrebbe risposto l’8 dicembre successivo dicendo che le casse non erano «nel potere né del Segretario scrivente né di alcuno dei Ministri della Segreteria, alla riserva di sole quattro, delle quale vi è bisogno, per non essersi potuto sin qui avere il comodo di collocare le carte in esse contenute. Tutte le altre, in numero di 90, rimasero in potere (...) di Pietro Bichi, che fu premuroso di ritirarle unitamente alla involtura di canavaccio».

Fin da subito si sentì l’esigenza di pensare a un ordinamento da dare alle carte raccolte nelle casse, che ovviamente a causa delle vicissitudini subite, avevano perso il loro ordine iniziale. Luigi Gardellini, già sotto-promotore della fede e assessore della Congregazione, nonché autore di Decreta authentica Congregationis Sacrorum Rituum, ne sostenne fin da subito l’opportunità, «sì per trovare quello che è necessario, sì per vedere quello che manca e che forse è confuso colle carte delle altre Congregazioni».

Il lavoro di riordino dovette essere piuttosto lungo e impegnativo, anche perché molte delle carte riconosciute come appartenenti ai riti erano in realtà di proprietà di altre Congregazioni, come il caso documentato di Propaganda Fide. Pertanto si dovette prima procedere alla verifica delle carte appartenenti ai riti, isolare quelle di proprietà di altre istituzioni, restituirle ai legittimi proprietari e poi procedere all’ordinamento.

Nel 1820, infatti, mentre si attendeva al riordino, le carte rimanevano ancora custodite nei locali del Palazzo apostolico. Il signor Federico Mannucci, sotto-forziere dei Palazzi apostolici, in una lettera inviata ai riti, ne avrebbe parlato in modo preciso. I documenti furono divisi in due grandi fondi: l’Archivio della Segreteria dei riti e quello della Cancelleria. Essi erano conservati rispettivamente in tre locali. Il primo, quello della Segreteria, per una parte, trovava posto nel locale detto del “Belvedere”, per l’altra, in quello del “Buon Governo”; il secondo fondo, quello della Cancelleria si trovava nel locale “delle Carrozze”. Lì dovettero rimanere a lungo, se ancora nel 1904 il cardinale Rafael Merry del Val, prefetto dei Sacri Palazzi apostolici, sentì l’esigenza di sollecitare lo sgombero dei locali suddetti a seguito di un ordine del Pontefice stesso. In quella circostanza si suggerì «di separare la parte antica prevalentemente di interesse storico e minacciato dalla corruzione (...), dalla parte moderna, posteriore al 1819, prevalentemente di interesse amministrativo e in buono stato di conservazione. La parte prima storica sarebbe da consegnarsi o alla Biblioteca Apostolica o all’Archivio Segreto in modo però che la proprietà e l’uso libero rimanga alla Congregazione e che l’istituto al quale viene consegnato si obblighi alla diligente conservazione e ai restauri necessari, stendendo per questo (...) una convenzione o contratto da formularsi».

Dunque, solo i registri dei decreti, insieme alle carte più recenti, ebbero sistemazione nei locali della stessa Congregazione, allora locata nel Palazzo della Cancelleria. Le cose rimasero così fino al 1936. Nel maggio di quell’anno fu inaugurato un nuovo grandioso palazzo delle Congregazioni, eretto per volontà di Pio XI, a San Callisto in Trastevere.

Anche la Congregazione dei riti e il suo Archivio finalmente ebbero la loro nuova sede.

Qui fu dato inizio alla moderna catalogazione di tutto il materiale archivistico, a cominciare dalla schedatura delle Posizioni, dei decreti e dei rescritti originari (1588-1620) e dalla compilazione di un inventario delle carte concernenti i processi più antichi. Furono quindi schedate quasi 7.000 pratiche e inventariati circa 400 incartamenti dei processi dei servi di Dio. Alle prime si riferiscono 60.000 schede e ai processi un catalogo manoscritto di 336 pagine, munito di indici di nomi e di luoghi.

Nel 1960 la sede della Congregazione avrebbe subito un altro trasferimento: dal Palazzo di San Callisto in Trastevere al Palazzo dei Propilei in Piazza Pio XII — ove ancora oggi si trova — destinato ad accogliere le varie congregazioni vaticane. Nell’organizzare l’archivio si tenne presente che esso doveva servire innanzitutto al dicastero, per il disbrigo dei compiti quotidiani e solo eccezionalmente, in casi del tutto particolari, per la consultazione da parte di ricercatori e studiosi. Tale criterio è tuttora valido. Per ottemperare a tale esigenza furono progressivamente sistemati i diversi suoi fondi, che grosso modo hanno mantenuto fino a oggi la stessa distribuzione.

Come si diceva, bisogna tener distinta la sezione liturgica, ormai chiusa, con la soppressione della Sacra Congregazione dei riti, da quella agiografica, che invece va crescendo di anno in anno. Detto questo, l’intero patrimonio archivistico si può così suddividere: anzitutto 213 volumi dei Decreta liturgica, datati 1588-1969, che riproducono per esteso tutti i decreti di materia liturgica, accanto ai quali, fino al 1692, figurano anche quelli riguardanti le canonizzazioni. Vi sono inoltre allegati originali concernenti l’attività della Congregazione, come le nomine dei membri e del personale. In ciascun volume vi è un indice alfabetico per diocesi e per famiglie religiose. Nei primi volumi, alla fine di ogni tomo vi è anche un indice per materie trattate nel volume stesso. Essi sono corredati da ulteriori sette volumi di repertori, organizzati sempre per ordine alfabetico delle materie trattate tra il 1610 e il 1693 circa. In duemila scatole sono contenuti gli atti delle Positiones di materia liturgica (1588-1969). Oltre alle suppliche, figurano anche memoriali per ottenere le grazie o risposte a vari dubbi con allegati i relativi documenti. Vi è conservata, inoltre, una cospicua documentazione riguardante feste, calendari liturgici, messe, uffici divini e paramenti sacri, che si riferiscono ai “propri” delle diocesi o delle famiglie religiose, di numerosi santuari, chiese o basiliche di tutto il mondo.

Segue una serie di scatole che raccolgono i calendari liturgici, approvati nel 1914, con successive variazioni.

Consistente è pure il fondo delle Controversie liturgiche, che riguarda questioni di cerimonie religiose, preminenze e precedenze, paramenti sacri, controversie tra religiosi, capitoli diocesani. Il materiale, che abbraccia gli anni compresi tra il 1603 al 1936, è ordinato cronologicamente e alfabeticamente per diocesi.

Alfabeticamente per diocesi è ordinato anche il fondo dei Distintivi e privilegi per vesti e insegne liturgiche, titoli e privilegi personali e locali e concessioni varie, che si riferisce ai secoli XVIII-XX e consta di nove buste.

Il fondo Varia liturgica, per i secoli XVII-XX, ordinato sempre alfabeticamente, conserva un vasto materiale sulle benedizioni, benefici, calendari, dubbi liturgici, litanie, martirologi, messe, novene e reliquie.

Vi è poi una collezione di cinquemila volumi di Libri liturgici stampati (secoli XVII-XX) che riguardano Antifonari, Breviari, Calendari liturgici, Cerimoniali, Graduali, Lezionari, Martirologi, Messali, Offici Propri, Pontificali, Salteri e Varia. Di ciascun volume esiste la relativa scheda.

La serie dei Decreta Servorum Dei, attualmente aperta, conta 220 volumi, è ordinata cronologicamente dal 1592 ad oggi. Riguarda decisioni sugli scritti dei servi di Dio, l’introduzione delle cause, il non culto, il martirio, le virtù, i miracoli, le conferme di culto, la validità dei processi. Accanto a questi sono raccolti altri atti ufficiali della Congregazione, con particolare riferimento alle nomine dei membri, ponenti della causa, officiali, consultori. Ciascun volume è provvisto di un indice alfabetico dei servi di Dio e dell’elenco dei relativi documenti.

In 50 volumi sono raccolti i Folia Congregationum o Secreta, cioè i verbali delle Congregazioni peculiari o plenarie. I volumi sono dotati di indici cronologici e alfabetici dei servi di Dio.

La serie dei Processi Antichi, secoli XVII-XVIII, ha per oggetto introduzioni di cause, voti dei periti, memoriali e relazioni di promotori della Fede e di uditori di Rota, miracoli e validità giuridica dei processi. Il tutto è corredato da un inventario analitico manoscritto, con indici per nome dei santi, beati e servi di Dio e per diocesi di appartenenza.

Il fondo dei Transunti formato da volumi è aperto, ed è conservato presso la sezione d’archivio dell’ex cancelleria, ove ogni processo è registrato secondo l’ordine alfabetico dei nomi dei servi di Dio tenendo conto della natura del processo stesso, la diocesi e la segnatura archivistica. I Transunti dei processi delle cause già trattate, vengono versati periodicamente, accompagnati da un elenco descrittivo, nell’Archivio apostolico vaticano, e conservati nel Fondo Riti.

Vanno segnalati inoltre le Lettere Postulatorie dei secoli XVII-XX e il materiale relativo al culto del Signore, della Madonna e dei santi, fondi ordinati alfabeticamente.

Si conserva, poi, il materiale degli Acta Canonizationis, che custodisce, fin dal 1658, gli incartamenti riguardanti le canonizzazioni, come gli atti dei Concistori, i voti originali dei vescovi, i rendiconto degli introiti e delle spese sostenute per la cerimonia della canonizzazione. Il tutto ordinato cronologicamente.

Il fondo Varia Agiografica, che raccoglie le relazioni manoscritte, è costituito da materiale che si riferisce alle Congregazioni plenarie con i rispettivi voti originali dei cardinali membri e ai congressi ordinari e peculiari anch’essi con i voti originali dei consultori. Vi si trovano inoltre le obiezioni del promotore della Fede e le relative risposte, le petizioni per l’introduzione delle cause, le relazioni sugli scritti, gli interrogatori, alcune notizie biografiche dei servi di Dio, i pareri sui miracoli e varie. Il materiale è disposto per ordine alfabetico.

Anche il fondo delle Positiones super casu excepto e le Concessioni di messe ed offici sono provviste di un indice e un ordinamento per nomi dei beati.

Quello più vasto rimane il fondo delle Posizioni che riguarda oltre 3.500 cause registrate e trattate dal 1814 ad oggi, di cui circa 507 sono arrivate alla canonizzazione e pertanto chiuse. Ogni Posizione è composta da più dossier a seconda della evoluzione della causa e della procedura adottata durante le varie fasi ed epoche del processo che termina con la canonizzazione o con l’attribuzione del titolo di dottore della Chiesa.

Si possono trovare dall’iniziale positio super introductione causae, fino alla Positio super validitate processuum, super cultu, super virtutibus, super miraculis e nel caso di un martire super martyrio, e ancora super tuto, super reassumptione causae, super scriptis. Si aggiungono i dossier delle Relationes et Vota Congressus Peculiaris super virtutibus et super miraculis e da ultimi Compendia vitae, virtutum et miraculorum Servorum Dei. Le Posizioni si conservano in triplice copia. Il fondo ha come mezzi di corredo un inventario dettagliato e una rubrica, ordinati per nome dei servi di Dio.

In conclusione, questo lavoro, di certo sommario e non esaustivo, ci permette di intuire quale apporto documentario l’Archivio della Congregazione delle cause dei santi può dare alla ricerca storica e agiografica, sia nell’ambito della diffusione dei vari culti dei santi che nell’analisi dello studio delle procedure di beatificazione e canonizzazione. Non limitandosi ad aree geografiche particolari e a periodi di temporali ristretti, apre uno squarcio trasversale che ci consente di osservare il mondo religioso, e non solo, nell’arco temporale di quasi cinque secoli.

di Simona Durante
Archivista della Congregazione delle cause dei santi

 

(L’articolo integrale, corredato dalle note, è disponibile sul sito della Congregazione www.causesanti.va)