· Città del Vaticano ·

Maddalena la grande

Giotto, «La Maddalena approda a Marsiglia» (XIV secolo)

Equivoci, storie e rappresentazioni della donna che vide Gesù risorto prima degli apostoli

23 giugno 2020

Una ricerca che mira dritto al centro. Il piccolo volume di Adriana Valerio, Maria Maddalena. Equivoci, storie, rappresentazioni (Bologna, Il Mulino, 2020, pagine 136, euro 12), accompagna il lettore attraverso due millenni senza nascondere il proprio obiettivo: quello di non fare della «mera filologia archeologica, ma di avviare una rivoluzione ermeneutica (...) toccando il cuore stesso del cristianesimo». La posta in gioco è alta ma, a giudizio dell’autrice, proporzionata a colei che nel seguito di Gesù dovette essere riconosciuta come «la torre», dall’ebraico magdal/migdal da cui l’appellativo che da sempre segue al suo nome.

Non dunque «di Magdala» — espressione del tutto assente nel testo greco dei vangeli — ma «Magdalena», nella linea già di san Girolamo, secondo il quale «per il suo zelo e per l’ardore della sua fede ricevette il nome di turrita ed ebbe il privilegio di vedere Cristo risorto prima degli apostoli». Torre, fortezza, oppure — come proposto dalla biblista Maria Luisa Rigato — «la Resa-grande», quasi a riprendere Origene, che osservava: «Si chiama Magdalena, accordandosi bene con il significato del nome della sua patria. Infatti, quel luogo viene interpretato come grandezza, accrescimento. E questa Magdalena è stata resa grande per nessun’altra ragione se non perché aveva seguito Gesù e aveva assistito al mistero della sua passione».

Insomma, la rivoluzione in cui crede Adriana Valerio viene da lontano e ha a che fare con la “statura” di una discepola la cui autorità i vangeli non nascondono, sebbene sia di una qualità tanto nuova da risultare ancora in buona parte incompresa.

La vicenda di Maria, in effetti — come quella della madre di Gesù, del resto — rinvia a una grandezza che non si ottiene nella smania (maschile?) di conquistare il cielo come a Babele, dove «farsi un nome» divenne principio di confusione e dispersione, ma nell’incontro con una grazia che rende inconfondibili. Ciò che avviene attorno a Gesù, in effetti, ha carattere tanto escatologico da sbaragliare qualsiasi idea lineare di progresso: la ricerca sulle fonti e la storia degli effetti documentano l’impatto di modi d’essere novissimi, la cui onda d’urto non cessa di investire le forme culturali e le stratificazioni storiche della socialità umana.

Secondo l’autrice «per questi motivi occorre interrogarsi sulla comprensione della Bibbia e sulle sue errate interpretazioni, sul peso della Tradizione nell’elaborazione della visione antropologica, sul tabù sessuale legato alle dinamiche di genere, sull’esclusione delle donne dalla successione apostolica e dai ruoli di potere nella Chiesa, sull’identità della stessa comunità di fede alla luce del messaggio evangelico e delle recenti acquisizioni circa la dignità e l’uguaglianza della persona umana, maschio e femmina».

Evidentemente si tratta di un approccio radicale e per ciò stesso tanto delicato quanto meritevole di attenzione: una simile ricerca si muove sul vertiginoso crinale che separa l’autentico discernimento da un ingenuo (talvolta interessato) anacronismo, per cui è indispensabile che rigore scientifico e senso ecclesiale non vengano disgiunti. Il volume è in tal senso magistrale, sebbene non nasconda la simpatia per soluzioni di profonda discontinuità all’interno della prassi cattolica. Ciò che è opinione, infatti, viene proposto e motivato come tale, mentre la ricostruzione dei dati e l’interpretazione della storia rivelano una pacata lucidità. Certo, l’autrice sostiene che «come per l’esegesi biblica si deve parlare di una gamma di possibili soluzioni interpretative piuttosto che di uno schema univoco, così la Tradizione, soggetta anch’essa alle dinamiche della storia, conosce una varietà di filoni che contraddicono la trasmissione dottrinale presentata come l’unica possibile».

 

In tal senso «la Maddalena è la cartina tornasole di questa polivalenza di testi che sottolineano la centralità della sua persona nella costituzione della comunità di fede», una complessità che può spaventare, perché difficilmente addomesticabile, e che pure è propria del tipo di verità che l’universo biblico mette in campo, alternativa e sempre più grande di qualsiasi sistema logicamente concluso. Una Verità vivente, debordante e generativa, che agisce strutturalmente con un vigore che spaventa e insieme attrae. Le donne del vangelo incarnano la delicatezza di tale forza, un’energia gentile che non giustifica tuttavia alcuna strumentalizzazione.

Maria di Magdala, «la figura femminile più amata e raffigurata» dopo la Vergine Maria, del rapporto cristiano con la verità manifesta i tratti imprescindibili, vincolanti per la Chiesa di ogni tempo: in principio sta l’essere «resa grande» da una grazia che restituisce dignità e rifonda la coscienza del proprio incommensurabile valore; ne scaturisce lo spazio di «un discepolato attivo e autorevole» in cui la «nuova condizione di affrancata» induce «a mettersi al seguito di Gesù attraverso nuove modalità relazionali» che comportano inedite forme di condivisione e di partecipazione alla vita del gruppo; sino ai piedi della croce, dove il mondo intero è rifondato e le sole donne divengono «garanti di quella triplice testimonianza che è a fondamento della fede delle comunità primitive: “Cristo morì… fu sepolto… è risorto” (At 2, 23-24; 1 Cor 15, 3-4)». È in questo quadro che Adriana Valerio legge il prefazio che con Decreto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti del 10 giugno 2016 colloca Maria di Magdala tra gli apostoli: «Poiché lo aveva amato nella vita, l’aveva visto morire sulla croce, lo aveva cercato giacente nel sepolcro e fu la prima ad adorarlo risuscitato dai morti; e lo onora davanti agli apostoli (coram apostolis) con l’ufficio dell’apostolato, affinché la buona novella della nuova vita raggiunga i confini del mondo». Se è così, la fedeltà alla verità evangelica non implicherà certo, specie da parte femminile, un ritorno alla Babele in cui darsi un nome attraverso rivendicazioni e progetti ideologici. Tuttavia, tale fedeltà richiede l’apertura a quello Spirito che cambiò la faccia di Gerusalemme e continua a voler far nuova tutta la terra, in virtù di una rivelazione che in Cristo si dona inesauribile. «Di qui la necessità — osserva l’autrice — di considerare la “Tradizione” come “l’insieme di tradizioni”, come la trasmissione differenziata e complessa che include molteplici e innumerevoli soggetti, gruppi e movimenti. Nel caso della Maddalena ci troviamo in presenza di donne e uomini che, nelle diverse epoche della storia, grazie al suo ricordo, hanno dato vita a esperienze di fede, ad atti di culto, a opere artistiche, a istituzioni, a elaborazioni dottrinali, a testi spirituali,a proposte ecclesiali e altro ancora, che non possono essere racchiusi acriticamente in una proposta univoca».

È questa, d’altra parte, la ricchezza della cattolicità, di ciò che riguarda l’intero: ciò che appare nuovo, particolare, rivoluzionario, se connesso al tutto apre il passato al futuro. Adriana Valerio ha dunque il merito di consegnare al presente alcuni interrogativi audaci su cui una Chiesa ben compaginata e guidata dallo Spirito può francamente confrontarsi, per rispondere oggi a Colui che, avendola amata e redenta, le parla ancora.

 

di Sergio Massironi