· Città del Vaticano ·

«Luce argiento» e madre Terra

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Dedicata alla Madonna e al Papa una canzone del gruppo dei bottari di Macerata Campania

27 giugno 2020

La quarantena imposta dal coronavirus alla maggior parte delle nazioni del mondo ha avuto delle conseguenze dirette anche sulla vita di fede. Un fenomeno molto evidente soprattutto in Italia, dove a lungo sono state vietate le manifestazioni religiose. Tuttora nel paese sono contingentate le celebrazioni eucaristiche e gli stessi funerali, a cui possono partecipare solo un numero ridotto di persone. La resilienza della comunità cattolica si è dimostrata però straordinaria in alcuni casi, come quello di Macerata Campania, dove esiste una specialissima tradizione musicale ispirata dalla fede: quella della musica di Sant’Antuono (sant’Antonio abate), probabilmente il ritmo musicale più antico d’Europa. Una musica che affonda le sue radici nel mondo contadino ed è eseguita suonando botti, tini e falci, tipici strumenti agricoli: per la vendemmia i primi due e per la mietitura del grano il terzo.

Mentre la quarantena ha praticamente zittito il mondo artistico e culturale, che ancora non ha trovato un modo per reagire all’annullamento delle relazioni sociali imposto dal covid-19, a Macerata Campania (Caserta) i bottari sono riusciti invece a scovare nella fede la forza e la pietra di leva capace di fargli affrontare l’alienazione prodotta dal virus. Infatti hanno scritto e musicato una canzone, Luce argiento, dedicata alla Madonna e alla Laudato si’ di Papa Francesco, nata dalla visione della benedizione Urbi et Orbi del Pontefice contro il virus a Roma. «Assistere alla benedizione di Francesco contro il coronavirus nel vuoto di piazza San Pietro — spiega Mario Roggiero, autore di testo e musica — ha spezzato il blocco imposto dalla quarantena non solo fisicamente, ma anche spiritualmente e mentalmente a noi artisti. Nel gesto del Papa ho scoperto la forza per far rinascere il mio impegno di fede ed è nata questa canzone dedicata alla Madonna e alla Laudato si’».

Il canto devozionale dei «Pastellesse Sound Group - I Bottari di Macerata Campania» è praticamente un inno alla Madonna, a cui viene chiesto di proteggere la natura. Ma anche un invito alla barca dei discepoli del Cristo a ripartire. «Into a na varca e marenari — si legge nel testo in vernacolo napoletano — sta penzanno ca rezza mmano, non durmì, scetate marenaro, votta sta rezza, torna a piscà. In una barca di marinai, cioè i discepoli», spiega l’autore, «che non riescono più a pescare, come la Chiesa durante il coronavirus. Non dormire, svegliati marinaio, cioè san Pietro, cala la rete, torna a pescare».

Nello stesso tempo, la canzone, che sta spopolando in rete, suggerisce un accostamento tra la madre Terra, cioè la natura, ovvero il creato, con la Madonna, madre di Dio, chiedendogli di liberarci dal male e salvarci. In sostanza, per i musicisti campani, legatissimi alla tradizione religiosa agricola e musicale, il creato che si è ribellato dando vita al coronavirus è anche l’unica risposta possibile per la salvezza. Solo affidandoci alla Madonna, madre di Dio, che nel testo è chiamata Luce argiento, e a madre Terra potremmo vincere il covid-19, perché solo la Madonna ci libererà dal male. Nello stesso tempo, rispettando il creato, assolveremo al mandato del creatore Dio, che ce lo ha affidato come nostra casa.

«La comunità di Macerata Campania — spiega Vincenzo Capuano, segretario della ong presso l’Unesco che tutela la tradizione della musica di Sant’Antuono — si è dimostrata molto resiliente in questa drammatica occasione, come spesso accade nei momenti difficili. È stata la forte radice con la fede in sant’Antonio che ha spinto il gruppo di bottari a scrivere e musicare Luce argiento, anche se la paura del virus pareva aver spento ogni attività di fede e artistica. Nella nostra comunità nasciamo in fasce già tutti musicisti, tutti suonatori di botti, tini e falci; e devoti di sant’Antuono. In un tempo che ha dimenticato l’intimo legame con il creato, noi lo ricordiamo di continuo attraverso la fede e la musica».

di Luigi Ferraiuolo