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Libia: le forze di al-Serraj pronte a lanciare l’offensiva su Si

Macerie prodotte dai combattimenti alla periferia di Tripoli (Afp)

Ultimo tassello della strategia per fermare Haftar

27 giugno 2020

«Abbiamo completato i preparativi per lanciare l’operazione per la liberazione di Sirte, aspettiamo solo le istruzioni del comandante in capo delle forze armate». È quanto riporta l’agenzia di stampa turca Anadolu citando un portavoce delle forze armate del governo di accordo nazionale guidato da al-Serraj e riconosciuto dalle Nazioni Unite. L’attacco e la riconquista di Sirte — nei piani di al-Serraj — sarà l’ultimo tassello decisivo del piano per fermare le forze del generale Haftar, l’uomo forte della Cirenaica che da mesi minaccia Tripoli e che nell’ultimo periodo ha subito — anche a causa dell’intervento turco a fianco di al-Serraj — pesanti sconfitte.

Intanto ieri il presidente francese Emmanuel Macron ha avuto un colloquio con il presidente russo Vladimir Putin. Nel corso della videoconferenza, Macron ha detto che «è necessario arginare l’ingranaggio pericoloso delle ingerenze straniere» in Libia ed è «importante consolidare molto rapidamente il lavoro avviato per un cessate il fuoco, per la ripresa del dialogo militare e per il rilancio del dialogo politico sotto l’egida delle Nazioni Unite». Nello scambio a distanza, aggiunge l’Eliseo, «è stato possibile fare il punto sul dialogo di fiducia e sicurezza avviato un anno fa in occasione della visita del presidente russo in Francia».

Nel frattempo, a quasi quattro mesi dalle dimissioni di Ghassan Salamé, alle Nazioni Unite è stallo sulla figura, o sulle figure, che dovrebbero sostituire il diplomatico libanese come rappresentante del segretario generale dell’Onu in Libia. «Gli statunitensi ritengono che l’Unsmil (la missione Onu in Libia, ndr) non abbia funzionato bene — dicono fonti del Palazzo di Vetro citate dalle agenzie — e propongono quindi uno sdoppiamento dei ruoli: un inviato con una funzione più politica, che dovrebbe occuparsi della shuttle diplomacy tra le varie capitali, ed un rappresentante che avrebbe base a Tripoli, con compiti più operativi».

Una proposta, questa, che deve essere accettata anzitutto dal segretario generale António Guterres e approvata dai membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu. «Non è solo una questione di nomi — spiegano le fonti — ma anche di trovare un equilibrio tra un inviato politico ed un rappresentante sul terreno». Per il primo incarico è circolato il nome dell’ex premier danese Helle Thorning-Schimdt, negli anni scorsi già candidata alla presidenza del Consiglio europeo, che però non ha una particolare conoscenza del dossier libico. Per il secondo incarico il nome che si fa è quello dell’ex ministro degli Esteri del Ghana ed attuale inviata dell’Onu presso l’Unione africana, Hanna Tetteh. Nei giorni scorsi, l’assistente del segretario di Stato Usa per il Vicino oriente, David Schenker, aveva così motivato la proposta degli Stati Uniti: la guida di Unsmil e l’impegno per una soluzione della crisi libica «sono un compito enorme per un’unica persona, così stiamo parlando con i nostri colleghi di qual è il modo migliore di procedere».