· Città del Vaticano ·

Lettere dal direttore

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10 giugno 2020

Nel paginone centrale del giornale di oggi troverete uno “speciale” dedicato alla figura di Michael Paul Gallagher padre gesuita, professore di teologia fondamentale presso l’Università Gregoriana dove ha lavorato fino al giorno della morte avvenuta cinque anni fa. Gallagher nasce come letterato avendo conseguito una laurea a Dublino proprio in letteratura, solo dopo c’è la svolta verso la scelta religiosa, entrando nella Compagnia di Gesù, e verso la teologia. Nella svolta nulla fu perso ma anzi tutto fiorì: mi riferisco a quel bagaglio, vasto e raffinato, frutto degli studi letterari che fu trasferito e penetrò nella riflessione teologica di padre Gallagher che tanto ha seminato negli studi teologici contemporanei. Tutto questo è raccontato con precisione e profondità negli articoli che abbiamo raccolto nelle pagine dello “speciale”. Qui posso e voglio raccontare solo un episodio dei tanti che mi legano a questa figura di vero professore, sacerdote, uomo. Mi presentai da lui per chiedergli di seguire il mio lavoro di tesi che volevo dedicare alla figura dello scrittore J.R.R. Tolkien. Gallagher era decano di teologia ed io uno studente di scienze religiose, un’altra facoltà, la mia richiesta era quindi irrituale ma lui mi accolse con cordialità, direi quasi con entusiasmo quando gli dissi l’argomento della tesi. Era stato infatti, giovane studente di letteratura a Dublino, allievo di Tolkien e aveva anche superato un esame con il famoso romanziere-filologo. E senza perdersi in chiacchiere mi fece subito un’imitazione di Tolkien che lo interrogava. Mi disse che era un professore molto meticoloso ma, in fondo, molto buono. E anche Gallagher lo era. Mi sono sentito investito di una grande responsabilità perché in quel momento, molto divertente, ho percepito di far parte di una storia grande, che partiva da molto lontano e che passando per Tolkien e per Gallagher arrivava ora fino a me. Il passaggio del testimone, ecco un compito del vero maestro. Ricordo quei mesi a lavorare con Gallagher su Tolkien come un momento magico della mia vita di studente: era solerte e preciso nelle correzioni ai miei testi, ma soprattutto si prendeva il tempo per dialogare con me. È stata una lunga conversazione dove lui non parlava tanto ma per lo più ascoltava. E mi chiedeva, a volte con fermezza, di tirar fuori la mia voce. A quella teneva in particolare, cercava la mia voce, sembrava un pescatore intento ad ascoltare il mare per cogliere il momento giusto per prendere quel preciso pesce in particolare. Aveva fiuto e capacità di visione, questo l’ho capito meglio dopo, quando il lavoro di tesi era ormai ultimato, ma quello che sin dall’inizio avevo sentito erano state l’accoglienza, la mitezza del cuore, la cordialità anzi il gusto per la convivialità e il buon umore, e infine la sua pulizia e libertà d’animo che mi spingono a chiamarlo con il nome di “testimone”. Ho capito grazie al suo esempio che non si può essere maestri senza essere testimoni. Sono grato per le ore di lieto lavoro trascorse con il volto sorridente e incoraggiante di padre Michael Paul Gallagher.

A.M.