· Città del Vaticano ·

La vita è racconto

Rembrandt, «Sacrificio di Isacco» (1635)

Lo straordinario mondo della Bibbia in «Zuppe, balene e pecore smarrite» di Marco Tibaldi

12 giugno 2020

Due pensionati alla riscossa; il truffatore innamorato; la vida es sueño; l’invenzione del carnevale: sono queste alcune delle tante storie che Marco Tibaldi racconta in Zuppe, balene e pecore smarrite (Milano, Edizioni Terra Santa 2019, pagine 208, euro 14). Un libro che — con tono lieve e ironico — racconta donne, uomini e cose alle prese con le gioie e le tragedie della vita.

La cosa interessante, però, è che i protagonisti delle storie di Marco Tibaldi sono Abramo e Sara, Giacobbe ed Esaù, Giuseppe e i suoi fratelli, Ester, e ancora Mosè, Giona... Insomma, è «lo straordinario mondo della Bibbia» (come recita il sottotitolo) declinato anche in termini moderni — come il re David che si prende una pausa fumando una sigaretta sulla terrazza del palazzo — al preciso scopo di «rompere la presunta inacessibilità del testo» sacro.

Perché se tutti nella nostra vita avvertiamo il bisogno di istruzioni per l’uso, ai modelli in voga tratti da televisione, sport, spettacoli, romanzi o riviste patinate, Marco Tibaldi propone, o meglio oppone, il Libro. Dimostrando al grande pubblico, in modo lieve, come la Bibbia si occupi delle questioni fondamentali dell’esistenza. Il risultato è un racconto sulla difficile ma possibile convivenza tra popoli e mondi diversi, su come poter cercare di ricomporre fratture profonde, sulla complessità infinita del rapporto fra uomo e donna, e sulle tante ingiustizie che continuano a perpetrarsi. Soprattutto, però, quello della Bibbia è il racconto della costante presenza di Dio che non si dimentica mai dei suoi figli; che li chiama, insiste, non molla dimostrando una tenacia degna del genitore più amorevole, e cocciuto.

E se la cocciutaggine dei figli è molto somigliante a quella del genitore, l’amore del Padre, però, non è sempre ricambiato. Perché donne, uomini e popoli del Libro sembrano fare di tutto per non ascoltare quel richiamo, per sfuggire a quell’abbraccio finché, inesorabilmente, si trovano davanti a qualcosa che segnerà le loro vite.

È questo, forse, il tratto caratteristico delle pagine di Marco Tibaldi (che dai racconti contenuti nel volume ha tratto spettacoli che la compagnia teatrale Gli amici di Guido porta in giro per la Penisola): il tentativo di dimostrare, anche grazie all’ironia, l’enorme capacità della Bibbia di dialogare da secoli con le donne e gli uomini. Di interagire con le loro vite, di offrire indicazioni di senso e di direzione.

Nessun libro potrà sostituirsi al Libro; ma pagine che possano in qualche modo incuriosire il lettore pigro e distratto, facendolo avvicinare alla Parola, sono preziose.

di Silvia Gusmano