· Città del Vaticano ·

La passione di educare

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg

A cinquant’anni dalla nascita della Pontificia Facoltà Auxilium

23 giugno 2020

Il 27 giugno ricorrono cinquant’anni dalla nascita della Pontificia Facoltà di scienze dell’educazione Auxilium, affidata alle Figlie di Maria Ausiliatrice fondate da san Giovanni Bosco e da santa Maria Domenica Mazzarello. Nel 1954 avevano iniziato a Torino l’Istituto superiore internazionale di pedagogia e scienze religiose, con diplomi riconosciuti dalla Sacra Congregazione dei religiosi. Intanto il concilio Vaticano II, tra i segni dei tempi, indicava una presenza più qualificata delle donne nello sviluppo sociale e nella stessa Chiesa. Avendo guadagnato la stima sul campo, nel 1966 l’Istituto pedagogico (come era comunemente denominato) fu “incorporato” nell’Istituto superiore di pedagogia del Pontificio Ateneo Salesiano (Pas, poi Ups). Era una situazione inedita per le religiose e per la Santa Sede, che le riconosceva come docenti universitarie in una istituzione direttamente dipendente da essa, per formare insegnanti di pedagogia e filosofia nelle scuole superiori, psicologhe scolastiche e assistenti sociali, insegnanti di religione e formatrici religiose.

Subito dopo l’emanazione delle Normae quaedam nel 1968, le responsabili intrapresero l’iter per l’autonomia istituzionale, in modo da sviluppare un’identità specifica coerente con la fisionomia dell’Istituto, sia nell’offerta formativa che nella connotazione della ricerca. L’unica matrice salesiana si era difatti sviluppata dall’inizio a due voci, convergenti nella missione e nello stile educativo.

Per passare dalle parole ai fatti, anche nella Sacra Congregazione dei seminari e delle università degli studi, ovviamente, occorrevano passaggi inesplorati. Esistevano già, certo, religiose docenti universitarie, e c’erano pure istituzioni accademiche rette da donne, ma nessuna era una Facoltà Pontificia affidata a un Istituto femminile, con la possibilità di conferire tutti i gradi accademici a nome della Santa Sede. Le università ecclesiastiche, come si sa, si occupavano di filosofia, teologia, diritto e affini, ed erano destinate a un pubblico maschile.

Alcune autorità salesiane come pure alcune della Sacra Congregazione, soprattutto il cardinale Gabriel Marie Garrone e poi monsignor Francesco Marchisano, appoggiarono il cambio dell’Istituto pedagogico, sicché nel 1970 la neonata Facoltà di scienze dell’educazione, incoraggiata da Paolo VI, fu “consociata” al Pas, in modo che restava come legame istituzionale il Gran Cancelliere, cioè il Rettor Maggiore dei salesiani, mentre Statuti e struttura organizzativa erano vincolati solo alla Santa Sede. Nel corpo docente ci furono professori del Pas, Figlie di Maria Ausiliatrice e altri, prima a Torino e, dal 1978, nella sede di Roma.

La superiora generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice divenne, così, la prima e unica vice gran cancelliere. La denominazione di Scienze dell’educazione, invece di pedagogia e scienze religiose, fu scelta per l’impostazione epistemologica, giacché stava maturando la consapevolezza che il sapere pedagogico esigeva sempre più approcci interdisciplinari. Il contatto con altri ambienti culturali aprì a questa prospettiva scientifica, di cui furono pioniere le prime giovani docenti che si stavano formando in università europee come Lovanio, Monaco, Bruxelles, Friburgo, oltre che italiane e pontificie.

L’internazionalità originaria sia delle docenti che delle studentesse era pure specchio della diffusione dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice nei cinque continenti, ed ha segnato in modo peculiare lo sviluppo dell’esperienza accademica, con ripercussioni in molti Paesi, nel campo educativo, sociale, catechetico. Nel 1977 Paolo VI annoverava sia questa Facoltà che quella dell’Università Pontificia Salesiana tra le “facoltà sorelle” di quelle tradizionali, riconoscendo l’importanza dell’educazione nella missione evangelizzatrice della Chiesa.

Dall’iniziale idea di Facoltà pontificia destinata a religiose e laiche, tutta femminile, la composizione degli studenti si è modificata nel tempo. L’iscrizione di religiose di molti Istituti, giovani laiche e laici, sacerdoti e religiosi ha favorito l’apertura e il confronto critico con mentalità e abitudini differenti scoperti nella consuetudine della vita quotidiana; ha suggerito passi rispettosi e solidali verso un’intercultura radicata nei valori evangelici, nell’esperienza unica del vivere Roma, oltre che vivere a Roma.

Per quanto concerne le religiose e i religiosi, la variazione delle aree di provenienza ha costituito dall’inizio un singolare osservatorio sulla vita religiosa. Per tutti, la Facoltà è un cantiere sempre aperto, in cui si sviluppa la missione culturale.

Varie volte si sono cambiati i curricula dei corsi di laurea finalizzati a professioni educative, tenendo fede all’identità specifica della vision e della mission, confermate nella visita di Giovanni Paolo II nel 1992, in quanto Facoltà Universitaria Pontificia Salesiana. Di qui la spinta al dialogo continuo con le sfide di un mondo in rapido cambiamento e con le domande di formazione dei giovani e delle giovani.

Il Processo di Bologna, con le verifiche di Qualità, ha visto impegnata la Comunità accademica tra le due istituzioni pilota, mettendo in gioco competenze acquisite e flessibilità nel rinnovamento della didattica, dei campi di ricerca e della terza missione. Gli Istituti e i Centri Studi Donne ed educazione; Figlie di Maria Ausiliatrice, e il Centro di orientamento integrano la didattica con altre attività scientifiche, che si rispecchiano nella «Rivista di Scienze dell’Educazione» e nelle collane della Facoltà. Inoltre la collaborazione con molte istituzioni civili ed ecclesiali allarga la rete di esperienze culturali e professionali di docenti e studenti a livello nazionale e internazionale.

L’attenzione alle persone concrete che frequentano la Facoltà è il fondamento di una formazione accademica che si ispira all’umanesimo pedagogico salesiano, così che i profili professionali possano recare l’impronta di un’esperienza in cui essere, sapere e saper fare interagiscono per promuovere la cultura della vita, con particolare attenzione alle donne, al loro apporto responsabile e propositivo nella società e nella Chiesa. I dieci corsi di laurea, i corsi di diploma, due affiliazioni e diverse collaborazioni provano l’impegno di incidere nella missione evangelizzatrice della Chiesa tramite l’educazione, che anche oggi è un campo promettente ma problematico, una sfida per il reale sviluppo di società a misura della persona umana, nel rispetto della dignità e vocazione di ciascuno a servizio del bene comune.

Il motto della Facoltà, con Maria per una cultura della vita, indica l’impegno di coltivare il talento di educare, in sinergia con quanti hanno a cuore la totalità della persona. Il recente volume, Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium 1970-2020. Contributi per la storia (Villa Pavone, Teramo, Edizioni Palumbi, 2020, pagine 264, euro 25) mette in luce alcune pagine di questa istituzione inizialmente anomala, potenzialmente paradigmatica di una Chiesa post conciliare al passo delle esigenze sempre nuove dell’educazione dei giovani e delle giovani.

di Grazia Loparco