· Città del Vaticano ·

La cura della biodiversità obiettivo cruciale

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Il messaggio del segretario generale dell’Onu Guterres

06 giugno 2020

«Se vogliamo prenderci cura dell’umanità, dobbiamo prenderci cura della natura». Così si è espresso ieri il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres in occasione della giornata dell’ambiente. Guterres ha detto che «è giunto il momento per la comunità globale di fare una svolta radicale. Dobbiamo ripensare il modo in cui acquistiamo e consumiamo. Adottare abitudini e modelli agricoli e imprenditoriali sostenibili. Proteggere gli spazi selvaggi e la fauna selvatica che ancora esistono». Per questo «nel nostro lavoro per una migliore ricostruzione, mettiamo la natura al posto che le compete, al centro dei nostri processi decisionali. Dobbiamo — ha aggiunto — ripensare ciò che compriamo e utilizziamo. Adottare abitudini e modelli agricoli e industriali sostenibili. Salvaguardare gli spazi selvaggi e naturali che ancora restano».

È tempo di ascoltare gli avvertimenti che ci lancia il pianeta, sostengono gli esperti delle Nazioni Unite, ricordando che i principali danni causati all’uomo come i cambiamenti climatici, l’insicurezza alimentare e le nuove malattie come il covid-19, sono causati dall’uomo stesso.

Una considerazione condivisa da Audrey Azoulay, direttore generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura (Unesco) secondo cui, ad esempio, la crisi sanitaria causata dal coronavirus «è un avvertimento che dobbiamo ascoltare collettivamente». Per Azoulay è giunto il momento di «ripensare completamente» il nostro rapporto con la vita, gli ecosistemi naturali e la loro diversità biologica. «Costruire insieme un nuovo patto per l’umanità e per il mondo è un’impresa enorme, che richiederà un ampio consenso, tecnico ed etico» ha avvertito il direttore generale dell’Unesco, aggiungendo che la sua organizzazione è uno dei luoghi in cui questo consenso può essere sviluppato.

In occasione della giornata mondiale dell’ambiente, ieri, l’Onu ha pubblicato importanti dati sullo stato della biodiversità nel mondo. Tra il 2018 e il 2019 nella Foresta Amazzonica, il “polmone verde del pianeta”, con i suoi 6 milioni di chilometri quadrati e i 3 milioni di specie animali e vegetali, sono stati distrutti 10 mila chilometri quadrati di foresta. Tre quarti dell’ambiente terrestre e circa il 66 per cento di quello marino sono stati modificati dall’attività dell’uomo. Più di un terzo della superficie terrestre quasi il 75 per cento delle risorse di acqua dolce sono destinate alla produzione di colture e allevamento del bestiame. Dal 1970 a oggi la produzione agricola è aumentata del 300 per cento e il prelievo di legname del 45.

Le attuali tendenze negative sullo stato della biodiversità e degli ecosistemi rischiano di vanificare gli obiettivi previsti dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per quanto riguarda lo sviluppo sostenibile relativi a povertà, fame, salute, acqua, città, clima, oceani e terra. E proprio nei giorni scorsi l’Unione europea ha approvato la nuova «Strategia per la Biodiversità», un tassello fondamentale del Green Deal Europeo.