· Città del Vaticano ·

L’Oms chiede di non diminuire gli sforzi nella lotta al virus

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Allarme della Banca mondiale sul rischio per 70-100 milioni di persone di finire in povertà estrema

09 giugno 2020

La pandemia continua a crescere a livello globale e sebbene i vistosi miglioramenti in Europa non è il momento per nessun Paese di togliere il piede dall’acceleratore, anzi «questo è il momento di continuare a lavorare sodo, sulla base della scienza e della solidarietà». Così ieri si è pronunciato il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), l’etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus, nel consueto briefing di inizio settimana a Ginevra mettendo in guardia quei Paesi che hanno ottenuto risultati confortanti nella lotta alla diffusione del virus dal rischio dell’autocompiacimento.

Il capo dell’Oms ha sottolineato che in questo momento quasi il 75 per cento dei casi proviene solamente da dieci Paesi, principalmente nelle Americhe e nell’Asia meridionale. Negli ultimi dieci giorni per ben nove volte il numero dei nuovi casi giornalieri ha superato quota centomila e domenica è stato registrato il record di contagi in 24 ore, circa 136.000. Ghebreyesus ha così invitato i singoli Stati a «continuare a sollecitare una sorveglianza attiva per garantire che il virus non abbia una risalita, soprattutto perché in alcuni Paesi stanno iniziando a riprendere riunioni di massa di ogni tipo». Su questo fronte, facendo esplicito riferimento alle manifestazioni contro il razzismo svoltesi in tutto il mondo a seguito dalla morte di George Floyd, il direttore dell’Agenzia Onu per la sanità ha rivolto un appello a coloro che partecipano alle proteste, incoraggiandoli «a farlo in modo sicuro. Per quanto possibile, tenete almeno un metro dagli altri, pulitevi le mani, copritevi se tossite e indossate una mascherina se partecipate a una protesta».

Il direttore del Dipartimento per le emergenze sanitarie dell’Oms e responsabile operativo nella lotta al covid-19, Mike Ryan, ha ricordato che per far sì che si verifichi un contagio, è necessario essere stati in maniera prolungata a contatto con una persona malata e che, in linea di principio, nelle dimostrazioni di massa questo non dovrebbe avvenire. «Il rischio maggiore — secondo Ryan — è per le persone che dovessero trovarsi in prossimità di una persona con sintomi, che però non dovrebbe dedicarsi a nessun tipo di attività pubblica».

Durante la conferenza stampa il direttore tecnico nella lotta alla pandemia dell’Agenzia delle Nazioni Unite, Maria Von Kerkhove, ha spiegato che secondo un recente studio dell’Oms gli asintomatici non trasmettono la malattia. Sulla base di questo la migliore strategia per fermare la diffusione della pandemia potrebbe essere quella di monitorare tutti i casi sintomatici. «Se ci concentriamo su di loro e li mettiamo in quarantena, ridurremo notevolmente la diffusione», ha dichiarato Von Kerkhove.

Intanto ieri la Banca mondiale ha lanciato l’allarme sulla crisi economica innescata dalla pandemia in corso che ha portato, a livello globale, i dati sulla contrazione al 5,2 per cento del Pil, i peggiori dalla Seconda Guerra Mondiale. Su questo fronte particolare preoccupazione desta l’andamento dell’economia in America Latina, regione dove si prevede un calo del 7,2 per cento del Pil nel 2020. I dati peggiori saranno quelli riferiti a questo secondo trimestre dell’anno. Mentre i primi segnali di crescita sono previsti per il 2021.

L’istituto di Washington ha pure messo in guardia, nel caso in cui le condizioni negative prevalessero, sui rischi di perdite ancora maggiori per l’economia mondiale, con una contrazione che potrebbe arrivare addirittura all’8 per cento. Questo si tradurrà in un balzo della povertà estrema nella quale potrebbero scivolare fra i 70 e i 100 milioni di persone.