· Città del Vaticano ·

L’infanzia rubata dei bambini siriani

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Gravissime le conseguenze dei dieci anni di guerra sulla loro salute mentale

27 giugno 2020

Dopo quasi un decennio di guerra, le violenze e le distruzioni stanno incidendo pesantemente sulla salute mentale dei bambini siriani. Spesso sono spaventati, subiscono discriminazioni e hanno paura di tornare a nelle proprie abitazioni.

Questo l’allarme lanciato ieri da un gruppo di ong attive sul terreno, che hanno pubblicato un report realizzato grazie alle interviste a 170 bambini siriani. In Siria, i traumi subiti si ripercuotono sui minori anche per quanto riguarda l’idea di tornare nelle proprie case. Anche quelli che volevano fortemente ritornare, segnala una nota delle organizzazioni, soffrono di ansia e hanno paura alla sola prospettiva di un rientro. I genitori hanno raccontato agli operatori che questo stress legato al ritorno sta causando ai loro figli «attacchi di panico, paure continue ed auto-isolamento».

«Sarò infelice lì» ha detto un bambino che attualmente vive in Giordania e ha paura di tornare in Siria. «Ho così tanta paura della guerra. Temo che un giorno un missile colpirà il tetto della mia casa e mi cadrà in testa mentre dormo». Le ong sottolineano anche come l’impatto del conflitto sul benessere emotivo dei bambini sfollati vada ben oltre la grave angoscia iniziale dell’essere costretti a fuggire dalle proprie case distrutte da bombe e proiettili e influenza ogni aspetto della loro vita. «Essere costretti ad allontanarsi dalle proprie case — si legge nella nota — ha strappato ai bambini, oltre alla stabilità di un tetto, anche la routine di andare a scuola, di incontrare gli amici e altre figure di sostegno nonché i modelli della routine familiare».

Durante le interviste, i bambini hanno mostrato un’allarmante assenza di mezzi per far fronte allo stress che peggiora di anno in anno, man mano che continuano a spostarsi. La loro autostima e la loro resilienza stanno diminuendo e molti bambini non hanno trovato il modo di rasserenarsi o semplicemente di vivere la propria infanzia appieno. «Sto male a vivere qui — ha detto una rifugiata siriana di 16 anni — sento così tanto dolore dentro. Siamo poveri in un paese straniero e mi manca il mio paese».

Le ong rimarcano anche come molti bambini sfollati siano costretti a crescere troppo in fretta e assumano prematuramente ruoli da adulti per sostenere le proprie famiglie. I genitori si lamentano anche della mancanza di giochi disponibili per i loro figli. Una bambina di 10 anni vende giocattoli usati davanti alla sua casa distrutta per sostenere suo padre, disabile, impossibilitato a lavorare. «Vorrei poter giocare con uno di questi giocattoli, ma non posso» ha raccontato. «Li vendo in modo che possiamo vivere con quei soldi».

I bambini rifugiati fuori dalla Siria hanno denunciato continue discriminazioni, che non li fanno sentire sicuri fuori dalle proprie case. «Soffriamo un gravissimo razzismo nei quartieri e nelle scuole» ha detto un 12enne che, fuggito da Aleppo con la sua famiglia, ora vive in Turchia. «È umiliante, mi dà l’impressione che rischiare la morte in Siria sarebbe più facile per noi invece che rimanere in questo posto». Molti bambini ora percepiscono il futuro come fonte di stress e paura. «Penso all’esercito» dice un altro bambino che ora vive in Giordania. «Potrei andare a combattere in una battaglia? So cosa sto facendo? Ucciderai tuo cugino, un essere umano. Perché devo farlo?».

Nonostante l’enorme necessità di sostegno, il conflitto in corso ha paralizzato il sistema sanitario, compresi i servizi per il sostegno alla salute mentale. La proporzione è un solo psichiatra ogni 250mila persone, ben al di sotto della media globale. Anche il supporto psicosociale è a livelli critici e i servizi di protezione delle comunità, compresa la gestione dei casi e i luoghi sicuri in cui i bambini possono crescere e socializzare, sono al limite massimo. «I bambini sfollati hanno perso così tanto nel corso del conflitto: le loro case, i loro amici, le loro famiglie e la loro infanzia. È inaccettabile che ora guardino al futuro con paura, piuttosto che con speranza» riferisce uno dei rappresentanti delle ong. «I bambini siriani meritano di meglio» aggiunge. «La Conferenza di Bruxelles (dei donatori, ndr) che si terrà nei prossimi giorni è un’opportunità concreta per garantire che le esigenze di protezione a lungo termine della salute mentale dei bambini siano rese prioritarie e adeguatamente finanziate».