· Città del Vaticano ·

L’America dice no al razzismo

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In migliaia manifestano a Washington, New York e in altre città per ricordare la morte di Floyd

08 giugno 2020

Migliaia di manifestanti sono scesi in strada ieri a New York, Washington e in molte altre città statunitensi per protestare contro l’uccisione dell’afroamericano George Floyd da parte di un agente bianco a Minneapolis. Intanto, la città di Minneapolis ha deciso di tagliare i fondi alle forze dell’ordine e smantellare il suo dipartimento di polizia. Stessa scelta anche da parte del sindaco di New York Bill de Blasio. Il candidato democratico alla presidenza, Joe Biden, incontrerà la famiglia di Floyd.

In tutta l’America decine di migliaia di persone sono scese in strada per marciare contro il razzismo e la violenza della polizia. Ovunque, grandi metropoli e piccole città, è andato in scena il rito di inginocchiarsi per 8 minuti e 46 secondi, esattamente il tempo durante il quale il poliziotto di Minneapolis ha tenuto il suo ginocchio premuto sul collo di Floyd, provocandone la morte. La marcia più attesa era quella di Washington, dove la protesta più che in ogni altra città è stata sentita anche come una sfida al presidente Donald Trump. I manifestanti, raramente così tanti nella capitale federale, hanno sfilato in corteo dopo essersi radunati davanti all’iconico Lincoln Memorial e a Capitol Hill, sede del Congresso. Tutti hanno marciato pacificamente verso l’area di Lafayette Plaza, di fronte a una Casa Bianca blindatissima. In migliaia anche per le strade di New York, dove un corteo ha attraversato il ponte di Brooklyn per dirigersi a Manhattan verso City Hall, la sede del comune dove si trovano gli uffici del sindaco Bill de Blasio. Mentre un altro corteo è partito dallo storico punto di raccolta di Union Square.

Una folla enorme anche a Chicago, Philadelphia, Atlanta, Miami, Los Angeles, Seattle, Denver, Minneapolis. In migliaia in strada a Buffalo e Tacoma, le due città teatro degli ultimi due video shock delle violenze da parte della polizia

Dopo la grande marcia a Washington, il presidente Trump ha ordinato agli uomini della Guardia Nazionale di ritirarsi dalla capitale, definendo la situazione «perfettamente sotto controllo». «Tornano a casa — ha twittato il presidente americano — ma possono velocemente ritornare se necessario». Lunedì scorso — stando a fonti di stampa — durante una drammatica riunione alla Casa Bianca, il presidente si era spinto a chiedere con forza la mobilitazione di almeno 10.000 soldati per spegnere le proteste. A stoppare le intenzioni del presidente sono stati il segretario alla difesa Mark Esper e il capo di stato maggiore delle forze armate, il generale Mark Milley. Esper, dopo un duro confronto, alla fine ha messo a disposizione circa 1.600 militari nella regione di Washington, pronti a supportare in caso di necessità i 5.000 uomini della Guarda nazionale già mobilitati.

Manifestazioni molto simili si sono svolte anche in Europa. A Parigi hanno sfilato in corteo 23.300 persone di cui 5.500 a Parigi. Lo riferisce il Ministero dell’Interno. Stesse scena a Bordeaux, Lione, Lille, Rennes e Marsiglia. A Londra sono stati registrati anche scontri. Le violenze sono scoppiate dopo che molti attivisti si erano radunati fuori da Downing Street, al culmine della manifestazione nella Piazza del Parlamento e di una marcia nel centro di Londra.

Intanto, come detto la maggioranza del consiglio comunale di Minneapolis, la città in cui è morto Floyd, ha votato ieri per avviare un processo che dovrà portare a un taglio dei fondi alle forze dell’ordine e allo smantellamento dipartimento di polizia. «L’obiettivo è quello di riformarlo e di ricostruire insieme a tutta la nostra comunità un nuovo modello di sicurezza pubblica che davvero garantisca la sicurezza di tutti» si legge in una nota.

Oggi, nel frattempo, l’ex vicepresidente Joe Biden sarà a Houston, in Texas, per incontrare privatamente la famiglia di Floyd. Lo conferma l’entourage dell’ex vicepresidente Usa. Il candidato democratico alla Casa Bianca registrerà anche un videomessaggio che sarà trasmesso domani durante la cerimonia funebre nella città d’origine di Floyd. Biden non parteciperà in persona alla cerimonia. Nelle ultime ore l’ex vice presidente ha attaccato duramente Trump: «Le sue politiche fomentano rabbia e divisioni e non sono la risposta che serve al Paese in questo momento di eccezionali difficoltà» ha dichiarato. Biden ha raggiunto la soglia dei 1.991 delegati necessari per vincere la nomination democratica grazie ai risultati dell’ultima tornata di elezioni primarie. E sempre sulle elezioni del prossimo novembre, si segnala l’allarme di Google, secondo cui hacker cinesi e russi avrebbero preso di mira account di Gmail degli staff di Biden e Trump.