· Città del Vaticano ·

Janeth Marquez: «La mia famiglia paga cara la vicinanza ai poveri di Caracas»

Janeth Marquez con un gruppo di bambini (foto dal profilo Facebook Caritas de Venezuela

La foresta silenziosa Venezuela

27 giugno 2020

Il vescovo Fernàndez, segretario Cev: «La direttrice della Caritas è uno dei volti materni di Dio»


Ogni giorno Janeth Marquez, direttrice di Caritas Venezuela, esce di casa e cerca di tamponare le falle di un Paese devastato da fame, saccheggi, violenze. Ogni giorno registra i conflitti politici, la guerra della benzina con gli Usa, l’embargo, gli aiuti umanitari bloccati al confine con la Colombia e migliaia di disperati che quel confine lo attraversano in cerca di cibo, farmaci, lavoro.

Janeth risponde alla videochiamata fra una riunione e una distribuzione di pacchi alimentari e medicinali. Ha chiesto di farle da interprete a monsignor Josè Trinidad Fernàndez, vescovo ausiliario di Caracas e segretario della Conferenza episcopale venezuelana, che tiene subito a sottolineare: «Le donne sono sempre importanti nella Chiesa, sono il cuore dell’amore di Dio. Perché l’amore manifesta il senso materno che Dio ha verso tutti gli esseri umani, il modo in cui Dio è madre». Janeth ci sta, gli fa eco: «Come dice il Vangelo, sono proprio due donne che arrivano al Sepolcro per assistere alla Resurrezione di Cristo. L’80 per cento delle persone che lavorano in Caritas Venezuela sono donne; e parlando anche di grammatica, la Caritas è femminile, non è il Caritas».

Entrambi ricordano il dipinto di Rembrandt Il ritorno del figliol prodigo, custodito al Prado. «In quell’abbraccio ci sono i due volti di Dio, quello paterno e quello materno: c’è una mano forte, che è il sostegno dell’uomo, e la mano di una donna, che è la carezza di Dio. Questa è la Chiesa: una mano forte, che non ci lascia nel male, e l’amore, la tenerezza del Signore, che ci offre un’opportunità per diventare migliori. La Caritas è questo volto materno».

Janeth Marquez, 55 anni, è sposata con Bartolo Solèr, allenatore di calcio per bambini. Ha due figli: «Gabriel, 29 anni, e Santiago, 26. Hanno dovuto lasciare il Paese a causa del mio lavoro, erano in pericolo. Vivono in Cile, perché qui chi vuole fare del bene non è accettato, ma perseguitato. Sono due anni che mio marito ed io non li vediamo, ma in qualche modo mi sono vicini: lavorano tutti e due nella Caritas Cile».

La scorsa estate, Janeth ha vinto il Premio Umanitario di Interaction, rete mondiale di 180 organizzazioni non governative. «È la nostra ambasciatrice nel mondo», dice il vescovo Fernàndez. «Sa parlare della sofferenza. Ha sempre lavorato nella Chiesa, sin da piccola, in parrocchia. È politologa, laureata in sociologia: è in grado di capire la situazione sociale della popolazione e di leggere la situazione politica del Paese. Di partecipare a diversi programmi con diverse istituzioni; in Venezuela ma anche fuori. Ha questo ardore per il Vangelo, per fare di Cristo una missione che aiuti le persone che hanno più bisogno».

«Il dramma più grande, in Venezuela, è quello dei bambini» dice Janeth. Malnutriti e spesso abbandonati, vittime di tratta, arruolati da bande criminali. In oltre sette anni di una crisi economica senza spiragli, più di un milione di minori ha visto i propri genitori emigrare in cerca di cibo lasciando i figli soli, alle stazioni dei pullman o negli orfanotrofi. Per non parlare delle centinaia di orfani causati da una criminalità che fa di Caracas la terza città più pericolosa al mondo (in base al numero di omicidi ogni 100mila abitanti, oltre cento).

Secondo uno studio recente del World Food Program delle Nazioni Unite, un venezuelano su tre soffre la fame, 9,3 milioni di persone non sono in grado di beneficiare quotidianamente di un apporto nutrizionale sufficiente; costrette a una dieta a base di tuberi e fagioli da salari svuotati da un’inflazione che il Fondo Monetario Internazionale ha stimato a 10 milioni per cento nel 2019.

Un rapporto Unicef dello stesso anno indicava in 3 milioni e 200mila la cifra di bambini sotto la soglia di povertà. Dal 2013, il governo non fornisce più dati sulla mortalità infantile. «Ma il 65 per cento della popolazione infantile è in una situazione di denutrizione severa, che si fa acuta per il 13 per cento», chiarisce Janeth.

Lei gestisce un’organizzazione con oltre 20mila volontari, eppure «riusciamo ad arrivare solo al 5 per cento della popolazione». «Ci servono finanziamenti», sottolinea il vescovo Fernàndez.

È Janeth a fare l’elenco delle criticità. «Il salario mensile di un operaio è intorno ai due euro, una cifra con cui si comprano venti uova: per una famiglia di cinque, otto persone, in un giorno la spesa è finita. E manca la benzina, in un Paese che è il maggior produttore di petrolio. Il gas per cucinare arriva nelle case una volta al mese, se arriva. La gente ha cominciato a comprare le cucine elettriche, ma manca anche l’elettricità: quattro famiglie su dieci, ogni giorno, sono senza corrente per otto ore; non possono cucinare neanche così. L’unica possibilità resta la legna, ma le case non sono sono state preparate per questo. L’acqua? Il 71 per cento delle famiglie ci dice che in casa non ne arriva».

di Federica Re David