· Città del Vaticano ·

In missione nella città marxista

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Frontiere Ideologiche

27 giugno 2020

Madeleine Delbrêl e l’apostolato nella periferia operaia di Parigi


La frontiera di Madeleine Delbrêl era a Ivry-sur-Seine. Per arrivarci si prende la linea sette della metropolitana parigina; lasciandosi alle spalle la grandeur degli edifici haussmaniani e dei boulevard, il lusso delle vetrine scintillanti e i café affollati e rumorosi e per arrivare in una delle città satellite che un tempo circondavano la capitale e che oggi fanno parte della sua periferia: palazzi popolari, costruzioni basse, qualche esempio di moderna architettura, la Marie, spazi incolti e curatissimi orti, volti che vengono da lontano, mercati etnici.

Ivry-sur-Seine era chiamata la città delle 300 fabbriche ed è stata fino agli anni Settanta un crogiolo di tensioni, rivendicazioni salariali, lotte operaie, scontri sociali e ideologici. Egemonizzata e governata dal partito comunista di Maurice Thorez. La parrocchia è in Boulevard Stalingrad.

Al numero 11 di Rue Raspail a pochi metri dalla piazza principale in una palazzina a due piani con le finestre verdi ha abitato fino al 1964 Madeleine Delbrêl, poetessa, assistente sociale, mistica. Con lei una o due compagne, poi qualcun’altra fino a venti. Il gruppo si chiamò Charité de Jesus. Era formato da laiche senza alcun legame istituzionale la cui missione era stare per la strada, a fianco della gente che soffriva e aprire a chiunque la propria casa. Nessun ordine, nessuna gerarchia. Solo Madeleine.

Era arrivata in quella cittadina abitata dalla classe operaia e dal marxismo nel 1933 quando aveva scelto «di essere volontariamente di Dio quanto una creatura umana può appartenere a colui che ama». E di combattere sul fronte della povertà, della condizione operaia, del lavoro e dello sfruttamento. Contro la povertà suoi alleati erano i comunisti. Contro il marxismo condusse una lotta serrata in nome del cristianesimo e di Dio. Senza odiare chi lo sosteneva, anzi con collaborazione e amicizia «Gesù ci ha detto di amare tutti i nostri fratelli e sorelle. Ma non ci ha detto “eccetto i comunisti”»

Se a qualcuno capita di girare nel centro di Parigi, di fronte alla Chiesa di Saint Sulpice c’è la libreria cattolica La Procure. Ci si trova tutto quello che un laico o un cattolico possa desiderare di leggere. Ci sono decine e decine di volumi di e su Madeleine: i suoi scritti, le sue poesie, le sue confutazioni filosofiche e poi tante biografie, perché in tanti sono stati sedotti dalla figura di una donna che è vissuta in trincea». Cominci da questo, «Ville marxiste, terre de mission» la sua autobiografia. È un libro meraviglioso» mi dice la gentile signora cui ho chiesto informazioni. L’entusiasmo mi contagia. Prendo il libro e decido di cercare i luoghi di Madeleine. Perché? Non lo so.

Al numero 11 di Rue Raspail la casa è ancora lì, un portone piccolo, le finestre verdi chiuse. Non ci abita più nessuno. Fino a qualche hanno fa c’era Susanne Perrin che con Madeleine aveva condiviso gli anni dell’impegno sociale e cristiano. Accanto al portone un cancello e dietro un grande e abbandonato cortile. L’ho aperto e vi ho trovato una famiglia Rom che cucinava il suo pranzo. Era stata ospitata in quella parte della casa che era di Madeleine forse in ricordo della sua attività fra gli ultimi e in attesa – raccontano - che la casa sia ristrutturata. Perché il comune di Ivry intende restituire Madeleine al ricordo pubblico.

La tomba di Madeleine è al cimitero, grande quadrato, nel mezzo della città, circondato da palazzoni da cui nel tardo pomeriggio provengono voci, canzoni, rumori casalinghi. È difficile trovarla. È coperta di foglie, non c’è un fiore, solo una pianta mezza secca e un piccolo crocefisso sul quale qualcuno ha appoggiato un rosario fatto con una cordicella rosa. Poi il suo nome. Si può solo poggiare la mano e carezzare la lapide.

Madeleine era di famiglia borghese e dichiaratamente atea. Scriveva poesie nichiliste e arrabbiate «Dio è morto, viva la morte».

Poi arrivò la conversione. Violenta. La definisce così lei stessa: «conversione violenta». Come avviene, perché, non si sa. Neanche lei, che pure scrive tanto e analizza tutto, sa trovare una spiegazione. S’innamora di Dio. Non lo cerca. È Dio che la trova e non la abbandona più, dice.

Il resto nella sua vita viene con la naturalezza con cui un fiume trova il suo alveo e continua a scorrere calmo o impetuoso secondo dei momenti e dei luoghi.

Madeleine è ufficialmente assistente sociale del comune rosso, guidato dai comunisti, nella realtà è molto di più: un punto di riferimento, una guida, una compagna dei poveri. C’è la guerra e la fine della guerra, i poveri, profughi, i senza tetto, i bambini senza scuole, i malati senza ospedali. Poi la fabbrica, lo sfruttamento, la miseria. Lei e le sue sorelle si dedicano ad alleviare sofferenze e diseguaglianza. Ivry diventa un laboratorio nella lotta alla povertà e all’esclusione. E grazie a Madeleine terra di missione contro l’ateismo.

Nello stesso tempo continua a scrivere e a produrre. È incredibile la mole delle opere di Madeleine, gli argomenti trattati: meditazioni, poesie, trattati. Libera e mai conformista, non poche volte si trova in disaccordo con le posizioni ufficiali della Chiesa.

Quando esce il suo libro Città marxista, terra di missione Madeleine lo regala al vicesindaco di Ivry di cui era fedele collaboratrice.

Per capire come Madeleine combatteva e su quale frontiera si collocava vale la pena di leggere la sua dedica al vicesindaco di Ivry e la risposta del comunista.

«A Venise Gosnat, di cui sono stata cattiva allieva in marxismo, ma di cui sono anche l’amica fedele, rispettosa della sua bontà e della sua generosità concreta, offro con tutto il cuore questo libro, certo che se egli non lo approva lo capirà».

Risponde Venise Gosnat:

«Dopo che il marxista, che io sono, ha espresso la ragione principale del profondo disaccordo esistente sulla questione sociale con la cristiana che lei è, l’amico vuole dirle ora che lei non si sbaglia e assicurarla che io la capirò… Con il suo innegabile talento lei ci ha messo in un bel pasticcio: ma per quanto riguarda la nostra amicizia sono certo che lei è tranquilla come lo sono io. Le è stata data la forza di parlare a tutti da parte di Dio. Coscientemente fedele al mio partito comunista e alla sua politica, io faccio parte dei quadri locali delle rete marxista. Ciascuno di noi continuerà a proclamare la propria certezza ma il professore non dimenticherà le qualità di cuore e la delicatezza della sua cattiva allieva in marxismo».

Si può stare su un fronte e non odiare il proprio nemico, anzi stimarlo ed esserne stimata. Si può lottare insieme contro un nemico comune. Questo insegna Madaleine nella sua vita di frontiera.

Lei, sostenitrice del più ampio coinvolgimento dei laici nella Chiesa, morì all’improvviso al suo tavolo di lavoro il 13 febbraio 1964, lo stesso giorno in cui, per la prima volta, un laico aveva preso la parola durante il concilio Vaticano II. Al suo funerale organizzato dal comune in migliaia arrivaronocon le bandiere rosse a darle l’ultimo saluto.

di Ritanna Armeni