· Città del Vaticano ·

Nei rifugiati e negli sfollati è presente Gesù ricorda il Santo Padre in un tweet

Il virus minaccia i campi profughi

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20 giugno 2020

«Nei profughi e negli sfollati è presente Gesù, costretto, come ai tempi di Erode, a fuggire per salvarsi. Nei loro volti siamo chiamati a riconoscere il volto di Cristo che ci interpella. E allora saremo noi a ringraziarlo per averlo potuto amare e servire». Lo ha ricordato Papa Francesco sull’account twitter @Pontifex questa mattina in occasione della Giornata mondiale del rifugiato, rilanciando l’hashtag #WorldRefugeeDay.

Si tratta di un momento storico segnato da una crisi globale drammatica, in cui non solo si registra un aumento significativo di persone costrette a fuggire dalle proprie case, ma si assiste a un mondo in piena lotta contro una pandemia senza precedenti. In questo contesto, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) «è profondamente preoccupata per il pericolo, reale ed attuale, che il covid-19 si possa diffondere in modo vasto nei campi per rifugiati». Lo ha affermato il direttore generale direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, nel consueto briefing sul coronavirus, che ieri ha avuto tra gli ospiti l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), Filippo Grandi, in vista della giornata di oggi.

Il direttore dell’agenzia Onu ha ricordato che «il World Refugee Day è un momento importante per evidenziare i rischi legati a covid-19 per alcune delle persone più vulnerabili». I rifugiati — ha spiegato — «sono particolarmente a rischio perché spesso hanno un accesso limitato ad acqua, igiene e salute, alimentazione e servizi adeguati di riparo».

Ghebreyesus ha evidenziato che «mentre la pandemia di covid-19 accelera, sono proprio le persone più vulnerabili a soffrire di più. Tutti i Paesi, ricchi e poveri, hanno popolazioni vulnerabili a un rischio maggiore di malattie gravi e morte. E oltre alla minaccia alla salute rappresentata dal virus, il covid-19 espone molti rifugiati a difficoltà ancora più gravi». «Con la solidarietà e la cooperazione, supereremo la pandemia e saremo preparati meglio alle crisi del futuro», ha concluso Ghebreyesus .

In occasione della Giornata mondiale del rifugiato anche l’Unicef ha lanciato un appello, chiedendo più garanzie per la protezione e l’inclusione di famiglie, bambini e adolescenti rifugiati, richiedenti asilo e migranti. L’Unicef ha annoverato tra tra i gruppi più vulnerabili e più esposti ai rischi della recente pandemia da covid-19, coloro che scappano da persecuzioni e conflitti e coloro che rimangono fuori dal sistema di accoglienza. Lo scarso accesso ai servizi e la mancanza di reti di supporto — evidenzia l’organizzazione delle Nazioni Unite — può causare importanti ripercussioni sulla salute fisica e mentale. In particolare, nel caso dei genitori, se non adeguatamente supportati, può risultare anche in una trasmissione generazionale dei traumi subiti. «Il covid-19 rischia di ostacolare il rispetto dei diritti sanciti dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e di rallentare ulteriormente il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, ribaltando anche quei risultati raggiunti nei confronti di tanti bambini e adolescenti in Italia e nel mondo», ha sottolineato Francesco Samengo, Presidente dell’Unicef Italia.

Anche il Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, si è espresso in merito alla preoccupante situazione dei rifugiati. «L’impatto della pandemia — ha detto — aggrava ancor di più la critica condizione di quanti, a causa di conflitti o per la violazione di diritti fondamentali, sono costretti a fuggire dal proprio Paese. L’Italia mostra continuamente e con senso di responsabilità la sua vicinanza a coloro che affrontano tali drammatiche vicende, offrendo accoglienza e protezione». «La nostra attiva partecipazione al primo Forum globale dei rifugiati — prosegue — costituisce una concreta testimonianza».

Almeno 100 milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle proprie case negli ultimi dieci anni, in cerca di sicurezza all’interno o al di fuori dei propri Paesi. Lo ha denunciato l’Unhcr nel suo rapporto annuale «Global Trends» pubblicato ieri. Il numero di persone in fuga è quasi raddoppiato dal 2010 alla fine del 2019 — da 41 milioni a 79,5 milioni — e per i rifugiati è divenuto sempre più difficoltoso porre fine in tempi rapidi alla propria condizione.