· Città del Vaticano ·

Il “luogo” dell’esistenza cristiana

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Il Vangelo della XIV Domenica del Tempo ordinario (Matteo 11, 25-30)

30 giugno 2020

Tra le promesse esplicite di Gesù ce n’è una particolarmente consolante: «Troverete ristoro per la vostra vita» (Mt 11, 29). Si tratta della risposta a uno dei nostri desideri più profondi, che spesso si trova alla base di una certa stanchezza e insoddisfazione che sentiamo senza capirne bene il motivo. A volte ci troviamo ad affrontare problemi grandi e drammatici, come è successo a molti nei tempi più acuti della pandemia o nell’attuale incertezza e instabilità che si respira dentro e intorno alle nostre case. Ma anche quando la situazione esterna non è così problematica, spesso abbiamo una sensazione di malessere e oppressione che si riassume in due frasi: “qui non sto bene” e “adesso non ho tempo”. Qui, cioè a casa mia, nel mio attuale lavoro, in mezzo ai vincoli che mi tengono bloccato e mi impediscono di andare altrove, dove penso che vivrei meglio. E adesso, cioè prima di questa scadenza che mi angoscia, in questa stagione troppo calda, in questo periodo in cui non ho mai tempo per me e, quando finalmente lo trovo, mi viene mal di testa… «Non si è mai contenti dove si sta», dice il controllore al Piccolo Principe che si domanda dove vadano i passeggeri sui treni che sfrecciano senza sosta.

Gesù sembra rispondere proprio a questo bisogno che ognuno sente nel profondo del cuore, quando dice: «Venite a me voi tutti che siete stanchi e oppressi e io vi darò ristoro» (Mt 11, 28). Non siamo abituati a pensare che a Dio stia a cuore il nostro riposo, come se la vita secondo il Vangelo fosse «una sorta di “ginnastica” di santità, qualcosa che le persone normali non riescono a fare», come disse una volta Ratzinger, mettendo in luce il frequente malinteso legato alla parola “eroico”, come se Dio pretendesse dalle sue creature una prestazione impeccabile: «Virtù eroica propriamente non significa che uno ha fatto grandi cose da sé, ma che nella sua vita appaiono realtà che non ha fatto lui, perché lui è stato trasparente e disponibile per l’opera di Dio».

È proprio il Creatore che ci ha insegnato che il bisogno di riposo è nel cuore della realtà, e l’ha fatto dedicando al riposo un intero giorno dei sette che hanno scandito la creazione. A Dio non interessa tanto la nostra efficienza quanto la nostra gioia, qui e adesso. L’invito di Gesù è duplice: «Venite», come a dire che il ristoro promesso lo troveremo insieme alle persone che abbiamo intorno a noi. I vincoli familiari, professionali e amicali non soltanto non sono ostacoli per la nostra gioia, ma sono l’unico luogo dove potremo mai trovarla. E «prendete il mio giogo sopra di voi»: nel momento in cui smetterai di subire i vincoli che hai e ti deciderai ad accoglierli, anzi a sceglierli con amore, ti accorgerai che «il mio giogo è dolce e il mio peso leggero» (Mt 11, 29). E i doveri che ti opprimono diventano più sostenibili, il luogo dove ti trovi più abitabile, il tempo più riposato. «È la vita ordinaria il vero “luogo” della vostra esistenza cristiana», insegna san Josemaría Escrivá: «Lì dove sono gli uomini vostri fratelli, lì dove sono le vostre aspirazioni, il vostro lavoro, lì dove si riversa il vostro amore, quello è il posto del vostro quotidiano incontro con Cristo».

Abbiamo bisogno di riscoprire che il Creatore vuole riposare con ognuno dei suoi figli, lì dove si trovano adesso, uno per uno e tutti insieme. Perché Dio è Padre di tutte le «cose create». E quando invece il luogo dove siamo ci sembra diventare una prigione, forse abbiamo bisogno di rivolgerci alla Madre di Dio che, come insegna sant’Anselmo, è «Madre delle cose ricreate». La Madonna è capace, in ogni luogo e in ogni momento, con la sua sensibilità femminile e materna, di farci ritrovare la via della ricreazione e della fiducia nel Padre.

di Carlo De Marchi