· Città del Vaticano ·

I passeri e i capelli del capo

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Il Vangelo della XII Domenica Tempo Ordinario (Mt 10, 26-33)

16 giugno 2020

Sembra che l’esortazione “non abbiate paura” si trovi nella Bibbia 365 volte, come dire: ogni giorno dell’anno possiamo alleggerire il cuore e affrontare le fatiche del vivere ricordando questa Parola di consolazione, fondata sulla certezza che Dio ha cura per ciascuno di noi: qualunque cosa accada, non avere paura, sei nelle Sue mani.

È questo il filo rosso del discorso con il quale Gesù manda i suoi apostoli ad annunciare nel mondo il Regno di Dio. Facendosi portatori della Parola, annunciando un Dio Amore, prendendo posizione a favore dei più deboli, orientando i cuori alla verità, praticando la gratuità e il perdono come Lui, di certo incontreranno molte forze ostili e saranno come pecore in mezzo ai lupi; il mondo, infatti, preferisce altre logiche, si affida alla potenza, sposa spesso le mezze verità perché alla luce del sole preferisce la penombra. Un Dio che ama e invita all’amore è, ieri come oggi, elemento di disturbo.

Tuttavia, Gesù vuole rassicurare i suoi apostoli e ciascuno di noi: anche se a volte il male sembra farsi strada in modo invincibile, anche se il Vangelo a volte non fa rumore e sembra restare nascosto nelle pieghe di una storia ancora segnata dalla notte, anche se quando ti impegni nell’amore, nel perdono, nell’accoglienza sembri essere un perdente e pare che non si smuova nulla, tu non avere paura. Il bene e la verità, anche se silenziosamente, si fanno strada da soli. Pur restando apparentemente nascosta, l’opera di Dio trasforma, libera e guarisce, finché sarà gridata sui tetti. E anche se restare al Vangelo costa il martirio, fisico o spirituale che sia, in realtà tu non muori e la parola porta il suo frutto. Di una sola cosa bisogna aver paura, dice Gesù: di ciò che può uccidere la nostra anima, che può spegnerla e farla diventare assuefatta e tiepida. L’apatia, l’accidia, il pessimismo, la rassegnazione, la superficialità, l’egoismo sono i veri nemici dell’anima e della vita.

Dentro le vicende della nostra vita, quando il bene resta nascosto e il male talvolta prevalere, Gesù ci svela la cura di Dio per noi attraverso due immagini: i passeri e i capelli del capo. Neanche un passero cade se il Padre non vuole: non è il richiamo a un Dio capriccioso che decide in modo arbitrario, ma, al contrario, è come dire: anche per la caduta di un passero Dio si coinvolge e davanti a Lui non passa inosservata. Ora — sembra dire Gesù — se è così per i passeri che valgono poco, tanto più questa cura di Dio è rivolta a te: sei un figlio amato e Lui ha contato perfino i capelli del tuo capo: anche quando sono tagliati e cadono a terra, nessuno di essi andrà perduto, perché Dio li ha contati uno per uno: nessuno rimane solo nella notte o a terra per essere caduto: Dio si abbassa per raccoglierci e ci tiene nelle sue mani, qualunque cosa accada.

Se ho un Dio che mi ama così, allora posso camminare con fiducia. Allora, anche mentre cammino in una valle oscura, io non ho paura.

di Francesco Cosentino