· Città del Vaticano ·

Finché c’è un solo caso il mondo non è al sicuro

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L’impegno della commissione vaticana covid-19 attivata dal Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale

10 giugno 2020

Mentre l’Europa comincia a uscire dalla fase pandemica più grave e progressivamente sta annullando le restrizioni, altrove, come in America latina e in Africa, la storia è ben diversa. Dunque «finché esiste un solo caso di coronavirus il mondo non è sicuro» e «tutti i Paesi devono essere equamente aiutati a uscire da questa emergenza» attraverso un’azione di solidarietà collettiva. Lo ha sottolineato il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale (Dssui), nel corso di un incontro con i media vaticani svoltosi in diretta streaming martedì 9 giugno.

Durante i lavori sul tema «Preparare il futuro attraverso le Chiese locali al tempo del covid-19» sono stati illustrati gli sforzi compiuti dalla commissione vaticana “ad hoc” voluta dal Papa e affidata al Dssui per offrire una risposta coordinata da parte della Chiesa alle sfide non solo sanitarie, ma anche sociali ed economiche provocate dalla diffusione del contagio. La crisi — ha spiegato il porporato — «ci ha mostrato che l’umanità è interconnessa, legata a vincoli di solidarietà, e che la paura dell’altro si vince con la tenerezza». Soprattutto nell’attuale mondo «a differenti velocità — ha aggiunto — occorre affrontare la sfida tutti insieme, perché la nostra è una comunità di destini». Infatti il futuro, come ripete Papa Francesco, passa per «la promozione della dignità di ogni essere umano e di uno sviluppo sostenibile». Ed ecco allora, ha concluso Turkson, che «inclusione, solidarietà e fratellanza» devono essere le parole-chiave della commissione vaticana per «non lasciare indietro nessuno... al di là di ogni differenza».

Insieme con il cardinale prefetto sono intervenuti il sotto-segretario del Dicastero, monsignor Segundo Tejado Muñoz, e il segretario generale di Caritas internationalis, Aloysius John. Il prelato ha rilanciato la necessità di affrontare «non solo la pandemia del covid-19, ma tutte le altre pandemie che ci sono del mondo, a partire dalla povertà e dalle guerre»: da qui l’importanza della commissione vaticana volta a fronteggiare il coronavirus in un’ottica a lungo raggio, che vada oltre l’emergenza.

Il rappresentante della confederazione globale delle 165 agenzie caritative cattoliche nazionali ha invece richiamato l’attenzione sulla necessità di garantire il rispetto dei diritti umani, «in primo luogo di coloro che sono più vulnerabili, come i bambini, le donne e i migranti». In proposito John ha illustrato la capillare azione della Caritas nei cinque continenti, in grado di raggiungere le realtà più povere al fianco delle Chiese locali e delle organizzazioni religiose, attraverso la fornitura di cibo e materiale per l’igiene, a cominciare dal sapone. Un secondo fronte di intervento riguarda l’informazione necessaria per cercare di contenere il virus. Ma il passaggio più toccante è stato quando ha riferito che in alcune città dell’India volontari e vescovi della Caritas si sono presi cura dei mendicanti che non potevano più trovare elemosine nelle strade deserte a causa del lockdown.