· Città del Vaticano ·

Félicette, astronauta a quattro zampe

Un particolare di una delle tavole del libro

Storia della prima gattina lanciata nello spazio

12 giugno 2020

In questi giorni, mentre l’esplorazione spaziale torna a far parlare di sé con Space x e la Stazione spaziale internazionale, esce un libro dedicato a un episodio poco noto al grande pubblico: la storia di Félicette, il primo gatto inviato nello spazio.

L’episodio risale al 1963, un periodo che vedeva Stati Uniti e Urss sfidarsi anche sul fronte delle conquiste scientifiche e tecnologiche. Per comprendere il clima che avvolgeva le ricerche aerospaziali conviene ripercorrere alcune tappe della sua nascita. Nel clima della cosiddetta guerra fredda, la Nasa fu protagonista della lotta per la conquista dello spazio. Il 4 ottobre 1957 i russi misero in orbita il primo satellite artificiale, lo Sputnik, del peso di 83 chili e un mese dopo un secondo Sputnik che pesava 500 chili, con a bordo anche la celebre cagnetta Laika. L’evento fu letto dalle amministrazioni americane come una pesante sconfitta sia nel campo tecnico-scientifico che politico militare, anche alla luce del fallimento, il 6 dicembre del 1958, della missione Vanguard della Marina degli Stati Uniti destinata a mettere in orbita un satellite del peso di soli 1,5 chilogrammi. Il Congresso degli Stati Uniti d’America, chiese all’allora presidente Dwight D. Eisenhower un’azione immediata. Dopo alcuni mesi di dibattito nacque la Nasa. I primi programmi della Nasa erano incentrati sulla possibilità di missioni umane nello spazio ed erano fortemente marcati dalla competizione tra Stati Uniti d’America e quella che allora era l’Urss. In questo alveo di ricerca, che vedeva lavorare assieme studiosi di diverse discipline, la sperimentazione sugli animali, considerati modelli biologici per testare le possibilità umane di sopravvivenza nello spazio, era una componente fondamentale della ricerca scientifica.

In mezzo a tali scontri si ritrovò Félicette, una gatta mansueta recuperata dagli scienziati nelle strade di Parigi. Scritto da Elisabetta Curzel, illustrato con tecniche di stampa d’arte da Anna Resmini e pubblicato dalla pluripremiata casa editrice milanese Topipittori (2020, pagine 32, euro 20), Félicette è un albo illustrato che celebra la memoria di una gatta speciale e permette ai lettori più giovani un primo, delicato contatto con temi importanti quali la ricerca scientifica, la sperimentazione sugli animali e l’ambizione umana. Il testo parla di un tema molto dibattuto: l’etica animale — si veda il recente libro di Martin M. Lintner, Etica animale. Una prospettiva cristiana (Brescia, Queriniana, 2020, pagine 304, euro 36) —.

Gli animali occupano un posto importante nella nostra società. Oggi sempre più persone mostrano di essere sensibili alla sofferenza che gli animali patiscono, in specie a quella provocata da allevamenti intensivi. Nonostante ciò, il nostro comportamento nei loro confronti è stato ed è ancora caratterizzato da una profonda ambivalenza. Alcuni animali sono oggetto del nostro amore e della nostra protezione, e vengono sepolti in appositi cimiteri; altri, invece, vengono cacciati, uccisi e mangiati. Cosa è giusto fare? In base a quali princìpi etici? Quali conseguenze derivano da tali fatti per il nostro stile di vita e per le nostre abitudini di consumatori? Dobbiamo forse diventare tutti vegetariani o vegani?

In particolare, la storia di Félicette porta a chiedersi quali siano i confini della ricerca. A cosa serve l’esplorazione spaziale? Com’è vedere il mondo con occhi diversi da quelli umani? Félicette, grazie alla penna della sua autrice però, fa qualcosa di più. Chi ha dei figli o, come educatore si occupa di far crescere piccoli uomini e piccole donne, sa che ci sono domande a cui è difficile trovare risposte convincenti: che fare quando a comportarsi male sono i genitori? Quando si può non rispettare una promessa? Bisogna essere sempre sinceri, a costo di essere brutali? Posso lasciare la mia ragazza con una e-mail? Piccole questioni, situazioni quotidiane che ogni ragazzo si trova ad affrontare, ma che possono e devono essere fonte di crescita personale.

Per poter accompagnare la crescita morale e spirituale dei ragazzi non possiamo solo offrire risposte ma, parafrasando Rilke, dobbiamo vivere con loro le domande. Questo testo ha il grande pregio di prendere un tema molto dibattuto e di far fare al giovane lettore delle domande senza mai far percepire facili scorciatoie per trovare una risposta.

In un momento in cui la genitorialità si trova sfidata da nuovi elementi — il digitale, la globalizzazione, la crisi ecologica — sono questi strumenti che servono per potersi fare compagni di strada delle nuove generazioni, non spingendoli né precedendoli ma accompagnandoli, certi della meta, secondo il loro passo.

Il testo di Curzel, complici anche le oniriche illustrazioni artistiche che lo accompagnano, ha il grande pregio di essere uno strumento prezioso per far accompagnare i “piccoli” cui teniamo specie quando stanno per attraversare quel periodo in cui rivendicano la differenza per aiutarci a non dimenticare mai la nostra gioventù, quel periodo scomodo che noi chiamiamo adolescenza.

Curzel con Félicette, un testo per lettori dai 7 anni in su, racconta una storia memorabile che non fornisce indiscutibili responsi: invita piuttosto, con il linguaggio dei bambini, a confrontarsi con alcune delle tante domande che permeano la società attuale e a cercare risposte, perché è da piccoli che si impara a diventare grandi.

di Paolo Benanti